Il XIX Congresso del Partito Comunista Cinese: quale agenda per la Cina di Xi Jinping?

XIX congresso del Partito comunista cinese

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Quali novità dal XIX Congresso?

I poderosi traguardi raggiunti sotto l’attenta guida dell’attuale generazione di dirigenti del Pcc sono stati ampiamente enumerati durante le sedute del congresso, così come sono state presentate le sfide maggiori con cui la Cina deve ancora fare i conti. Al di là dei bilanci partitici stilati circa ogni quinquennio fin dalla fondazione del Partito nel 1921, il XIX Congresso ha avuto un’importanza di portata storica.

In controtendenza con le usuali prassi adottate fin dal dopo Deng Xiaoping, l’importante sessione si è conclusa senza un successore per il Segretario del Partito e Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping. Il Comitato Permanente, nucleo della dirigenza comunista, la cui composizione è stata scelta al termine del congresso, avrebbe dovuto annoverare tra i 7 eletti un . Tale eletto avrebbe dovuto prendere il posto di Xi Jinping al termine del suo mandato, cioè tra il 2022 e il 2023. Quando il 25 ottobre scorso i 7 membri del Comitato Permanente si sono allineati davanti alla Grande sala del popolo, mentre la stampa internazionale faceva i conti con le età degli eletti, ogni cinese aveva già capito che l’erede non era tra i presenti.

Non è questa l’unica novità. Assolutamente inusuale è il balzo di carriera del professore dell’università Fudan di Shanghai, Wang Huning, eletto membro del Comitato Permanente del Politburo. Una lunga esperienza amministrativa è solitamente prerogativa per qualsiasi avanzamento di carriera nel partito. Xi Jinping è stato amministratore di due grandi provincie della Cina, ad esempio, nonché sindaco di Shanghai, prima di ascendere ai vertici del Partito. L’accademico Wang balza così nella ristretta cerchia dei più potenti, pur senza precedenti di amministrazione, vedendosi riconosciuto il prezioso contributo ideologico apportato al Partito fin dalla presidenza Jiang Zemin (1992-2002). Come capo della Sezione Politica dell’Ufficio per la Ricerca politica del Comitato centrale dal 1995 Wang ha contribuito alla formulazione di alcune “bandiere ideologiche” del Partito. La teoria delle “Tre rappresentatività” con cui il Partito ha definitivamente accettato di rappresentare anche le istanze della classe imprenditoriale, il “Concetto dello sviluppo scientifico” che ha fornito la base teorica per calmierare lo sviluppo selvaggio per niente eco-sostenibile del paese, così come il “Sogno Cinese” di Xi Jinping riportano il personale apporto filosofico del professore. Le tre formulazioni appena menzionate sono emanazione di una più profonda convinzione politica di Wang, definita “neo-autoritarismo”. Secondo l’ideologo, per approdare ad una forma matura di democrazia, è necessaria una fase di transizione più o meno lunga in cui il potere viene maggiormente accentrato e le libertà vengono concesse gradualmente e in maniera rigorosamente controllata. Tutto questo per evitare che il caos si dissemini nel paese e che concessioni democratiche danneggino la fragile struttura della Cina. La democrazia è l’obiettivo, insomma, ma è il Partito a pianificare e a decidere la velocità con cui si corre verso questo progetto politico.

La novità storica è tuttavia un’altra e cioè l’inserimento del contributo ideologico di Xi Jinping all’interno dello statuto del Partito. Prima di lui soltanto i nomi di Mao Zedong e Deng Xiaoping comparivano nell’importante documento, ma soltanto Mao aveva potuto vedere in vita il riconoscimento del suo pensiero. Il presidente Xi, al culmine della sua carriera politica, viene elevato nell’alveo dei padri fondatori del socialismo cinese, lasciando indietro Jiang Zemin e Hu Jintao, i due presidenti che hanno preceduto Xi, i cui contributi compaiono senza i loro nomi.

La formulazione del pensiero di Xi Jinping del “socialismo con caratteristiche cinesi nella nuova era”, sancisce l’ingresso della Cina in una nuova fase storica. Se Mao aveva reso possibile il sogno di una nazione cinese portando alla vittoria del comunismo sui nazionalisti di Chang Kaishek, se Deng Xiaoping aveva abbandonato l’idealismo di Mao per avventurarsi verso la strada inesplorata del socialismo con caratteristiche cinesi, imbracciando l’arma del pragmatismo e abbandonando il pauperismo dell’era maoista, sarà Xi Jinping a portare il paese verso una nuova era dove il vantaggio economico relativo cui la Cina è arrivata verrà convertito in crescita di qualità, eco-sostenibile e soprattutto a beneficio di tutti, non solo dei cinesi. 

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Laureata in Lingue e Civiltà Orientali alla Sapienza di Roma e in Scienze internazionali - inidirizzo China and Global studies - presso l'Università degli Studi di Torino e la Beijing Foreign Studies University. Attualmente vive, studia e lavora a Pechino. Ha collaborato con una casa editrice e con numerose riviste online.

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