Zygmunt Bauman, l’idea della purezza e l’incontro con lo straniero

Bauman

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Conclusione

Questo processo di disumanizzazione dello straniero (e del povero) apre le porte alla sua esclusione dal novero dei legittimi titolari di diritti umani, e alle conseguenze del trasferimento del tema delle migrazioni dall’ambito dell’etica a quello delle minacce alla sicurezza, della prevenzione e repressione della delinquenza, della criminalità, della difesa dell’ordine e, più in generale, a uno stato d’emergenza di solito associato al pericolo di aggressioni militari.

Tuttavia, se l’avvertimento di Bauman è che un pieno sviluppo economico possa realizzarsi solo attraverso il perseguimento della giustizia sociale e che essa si realizza solo se gli elementi della comunità politica si assumono la responsabilità di considerare le sofferenze altrui come un problema per tutti, esso non può che rimanere una chimera.

Stando alla lettura di Bauman, il prisma dei problemi del nostro tempo si riduce fondamentalmente all’identità dell’uomo contemporaneo calato in un mondo che è sempre meno prevedibile. Forse l’uomo postmoderno è come quello straniero di cui parlava Camus, nel suo omonimo capolavoro: è straniero a sé stesso, all’umanità e all’universo. L’uomo contemporaneo è impossibilitato a sentire fino in fondo la responsabilità dei propri gesti, vive pienamente la vita ma allo stesso tempo la subisce e non è protagonista dei suoi avvenimenti. È senza mappa e senza coordinate, non è immorale ma è smarrito.

Bauman afferma che la risposta dei governi al senso d’insicurezza diffuso è quello di dirottare l’ansia dai problemi che non riescono e non vogliono risolvere ad altri problemi. È più facile proclamare lo stato d’emergenza, schierare forze di sicurezza e chiudere le frontiere piuttosto che creare posti di lavoro di qualità, affidabilità e stabilità delle posizioni sociali e un efficace protezione contro l’umiliazione sociale e la negazione della dignità.

Il senso di insicurezza della popolazione è una leva su cui esercitare potere politico, e diventa così una tecnica di governo molto redditizia. L’idea della sovrapposizione tra migranti e terroristi[9], anche se sfida la logica, per governi che cercano di recuperare la propria raison d’être rappresenta la scialuppa di salvataggio durante il naufragio della crisi della legittimità della politica. Una politica artigiana di pseudo-idee, che cerca rifugio negli istinti più bassi dell’inconscio umano: odio, paura e irrazionalità. Mala tempora currunt.

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[1] Come premessa rimane obbligatorio dire che esistono tante letture di un fenomeno complesso come quello migratorio. Quella trattata nell’articolo è solo una delle tante possibili.

[2] Bauman Z., Il Disagio della Postmodernità, Bruno Mondadori, Milano, 2002, p.5.

[3] Idee riprese da Bauman anche nell’opera Stranieri alle Porte, Laterza, Roma-Bari, 2016, p. 14.

[4] Ibidem, p. 15.

[5] Ibidem. pp.15-16.

[6] Termine di Sartre che Bauman riprende dall’opera L’essere e il nulla, del 1943. La vischiosità è una proprietà degli enti eccessivi ed invadenti.

[7] Ci si riferisce a quella fascia della popolazione che potrebbe identificarsi con la borghesia, che riesce ad essere sedotta dal gioco consumistico e a parteciparne.

[8] Bauman Z., Stranieri alle Porte, Bari, Laterza, 2016, pp. 70-71.

[9] Viktor Orbán, attuale Primo Ministro dell’Ungheria ha detto che fondamentalmente “tutti i terroristi sono migranti”, fonte: https://www.politico.eu/article/viktor-orban-interview-terrorists-migrants-eu-russia-putin-borders-schengen/ e su come questa retorica abbia preso piede: https://www.politico.eu/article/viktor-orban-migration-eu-has-won-the-argument/


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Nato ad Ancona nel 1992. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna. Si occupa di Politica e Sicurezza Internazionale, con un taglio multidisciplinare che spazia dalla filosofia alla sociologia agli Studi Strategici, con particolare riferimento ai problemi dell’uso della forza, della sicurezza e dei diritti umani.

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