Come non aiutare Salvini-(TRed)

Da TRed:

Sono ormai due mesi che quello che rimane di progressista in Italia è sotto assedio. A condurre l’assedio, per ora vittoriosamente, è il capidanno Matteo Salvini, ministro degli Interni e leader della Lega ex-Nord. Ora, più che un assedio vero e proprio, a me piace pensare così alla situazione politica italiana: gli elettori di Pd, Leu, Pap e sinistra grillina chiusi dentro le alte mura di un piccolo borgo, mentre al di fuori dell’assedio mediatico, le armate verde-blu spadroneggiano nelle ampie praterie dei depoliticizzati – quelli, per capirci, “né di destra né di sinistra”.

Per continuare l’assedio, Salvini si deve limitare a fare una cosa: non attaccare, ma solamente continuare a mettere sotto pressione il piccolo borgo. Ogni due giorni, una sparata. Ogni due giorni una reazione sguaiata da parte degli assediati. Ma, attenzione, quella che proviene dal fortino assediato non è una reazione mirata a cercare aiuto fuori dalle proprie anguste mura. No, è piuttosto una reazione che serve a rinfrancare le proprie sempre più esauste truppe: un attacco che serve non a rompere l’assedio, ma solamente a reggerlo più a lungo.

Questo sta succedendo da due mesi a questa parte in Italia. Salvini provoca, costantemente, non attaccando i suoi oppositori direttamente, ma facendoli prima imbizzarrire e poi delegittimandoli grazie alle loro stesse reazioni.

Esempio pratico: Salvini posta una foto col commento “Tanti amici, tanto onore” [pressione sugli assediati]. Reazione: “visto! Salvini cita il Duce il giorno della sua nascita, è fascista sul serio!” [reazione autoreferenziale degli assediati]. Infine: controreazione vittimista di Salvini, che serve a far pensare alla gente che ogni attacco nei suoi confronti sia pretestuoso, mosso da un antifascismo “ideologico”.

Così i 49 milioni di euro di rimborsi elettorali della Lega ex-Nord scompaiono: semplicemente, perché chi dovrebbe attaccare su questo punto è troppo soffocato dalle continue e scomposte denunce di razzismo e fascismo. Un argomento antileghista potenzialmente egemonico perde così forza perché schiacciato da un argomento minoritario e autoreferenziale.

Ora, possiamo discutere a lungo se Salvini sia fascista o meno. Non è questo il punto. Il punto è che se qualcuno si fosse messo in testa di far esplodere questa bolla mediatica salvinocentrica, non lo farà certamente certamente accusandolo di essere fascista ogni 3 ore e facendo – così – il suo gioco.

Salvini non è invincibile: si può (e si deve) sconfiggerlo. Ma per far questo, bisogna rompere l’assedio. Bisogna smontare il suo vittimismo. Bisogna tornare nelle praterie, in quella larga fetta di opinione pubblica delusa, impaurita, incazzata e a cui (purtroppo) non interessa assolutamente se Salvini è o non è fascista. Non parlare a noi stessi: parlare a chi da Salvini è sedotto e – per ora – convinto.

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