Contro l’affluenza-(TRed)

Da TRed:

Come sanno gli ascoltatori di Viva Giolitti, ci piace seguire le elezioni straniere e confrontare la copertura locale con quella italiana. C’è una situazione che tende a ripetersi: Mentana, o chi per lui, che riprende un dato sull’affluenza e ne parla per un paio d’ore prima che arrivino i risultati reali. Solo che invariabilmente quel dato non si trova nelle dirette locali e alla fine si rivela completamente sbagliato.

Ma perché i giornalisti italiani non riescono a dare dati affidabili sull’affluenza? Beh, perché all’estero, tipicamente, non esistono. Tra le tante piccole ossessioni elettorali italiane che non esistono all’estero1, c’è pure la pubblicazione immediata del dato dell’affluenza: prima di iniziare lo scrutinio, il personale del seggio conta i votanti e ne trasmette il numero immediatamente al Ministero degli Interni. Questo all’estero genericamente non succede: l’affluenza è nota al termine dello scrutinio, quando tutti i voti (e dunque i votanti) sono stati contati.

Al contrario di altre idiosincrasie elettorali italiane, il calcolo dell’affluenza non è dettato esclusivamente da paranoia2 e ha ormai una chiara funzione giornalistica. L’affluenza, infatti, è un dato che sembra dire molto e invece dice pochissimo sui risultati in arrivo; permette ai giornalisti ed opinionisti in studio di parlare per un paio di ore di un dato che è reale, e dunque se ne può parlare con un tono serio e analitico, ma che non ha una chiara relazione coi risultati, e dunque permette molte interpretazioni alternative, che i dati finali potranno smentire senza mettere in imbarazzo il serio opinionista. È un dato che apre a molte domande e non risponde a nessuna, buona tv senza conseguenze.

Talmente è entrato nella normalità da essere considerato naturale, per questo i giornalisti italiani finiscono per affidarsi al primo tweet con una stima dell’affluenza: quel dato ci deve essere, dunque l’unico che trovo deve essere vero.

Abbiamo un’umile proposta. Non comunicarlo più.

Se è vero che due ore a parlare di affluenza è un buon riempitivo per la tv, è pessima informazione politica. I giornali che devono chiudere le prime pagine verranno letti da persone che vogliono essere informati sulle elezioni e invece troveranno l’equivalente elettorale degli oroscopi. Anche chi ha comprensibilmente smesso di pagare per i giornali cartacei troverà articoli peggiori a causa dell’affluenza: quegli stessi giornalisti hanno sentito parlare, se non parlato loro stessi, di affluenza per diverse ore prima di mettersi a scrivere dei risultati finali e gli oroscopi, questa volta in forma di flussi elettorali calcolati a spanne, non potranno che risentirne.

L’affluenza viene poi continuamente inquadrata in una retorica populista antipolitica: se scende è colpa della “politica”, un unicum di partiti tutti uguali in contrapposizione con il popolo, apoliticizzato, o almeno così ci spiegano dei giornalisti che parlano di politica in modo neutro e distaccato, ma casualmente in linea con l’editore. Eliminando la comunicazione dell’affluenza, togliamo un’arma a questa retorica dannosa ed elitaria, tornando magari a parlare di politica.

Aggiornamento: Mentre pubblichiamo questo pezzo, il Pd sta comunicando dati provvisori sullo scrutinio ma ancora nessun dato sull’affluenza. Bravi.


  1. I premi di maggioranza, le coalizioni preelettorali, i controlli polizieschi ai seggi, il silenzio elettorale, eccetera. ↩︎
  2. Anche se indubbiamente dover comunicare anticipatamente il numero di votanti rende impossibili alcuni tipi di frodi elettorali, almeno in quantità significative. ↩︎

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