Cosa resta del Covid-19? L’uomo pandemico e la capacità della ricostruzione
- 19 Luglio 2020

Cosa resta del Covid-19? L’uomo pandemico e la capacità della ricostruzione

Scritto da Annamaria Fantauzzi

4 minuti di lettura

Dopo tre mesi di quarantena, isolamento, allontanamento, cosa resta oggi del Covid-19? In primo luogo rimane, per alcuni, la paura di corpi impuri, che non si possono toccare, abbracciare, avvicinarsi, sebbene, per altri, la pandemia sia un ricordo così remoto da non tenere conto affatto del distanziamento sociale e dell’uso dei dispositivi di protezione, anche lì dove siano necessari. In secondo luogo, resta il desiderio di viaggiare e di riassaporare la dimensione di una libertà soppressa dalle istituzioni e dalla causa prioritaria della salute, sebbene molte frontiere ancora non siano aperte e viga la paura…

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Annamaria Fantauzzi

Insegna Antropologia culturale e medica all’Università degli studi di Torino ed è chargée de recherche al Cermes-CNRS di Parigi. Responsabile dell’Osservatorio Interculturale di AVIS Nazionale, è autrice di numerose pubblicazioni nazionali e internazionali, tra cui ricordiamo: Di corpo in corpo. Etnografie tra cura e assistenza (CEA 2014).

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