“Dall’Asia al Mondo. Un’altra visione del XX secolo” di Pierre Grosser
- 22 Aprile 2019

“Dall’Asia al Mondo. Un’altra visione del XX secolo” di Pierre Grosser

Scritto da Clara Galzerano

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Dalla prima alla seconda guerra mondiale: la sottovalutazione del fattore asiatico porta alla guerra fredda

La situazione che si sviluppa in Asia nei primi anni del Novecento contribuisce in maniera determinante a definire l’assetto internazionale che porterà alla prima guerra mondiale. È infatti la competizione nella regione, evidenzia Grosser, ad acuire la polarizzazione tra due campi: dopo la guerra russo-giapponese del 1905, avviene un riavvicinamento a quattro tra Gran Bretagna, Francia, Russia e Giappone, che isola la Germania. L’impero tedesco si trova escluso dal complesso di accordi bilaterali che vengono stipulati tra le potenze internazionali per stabilire le reciproche sfere di influenza coloniale in Asia-Pacifico. Il rinnovo del trattato anglo-giapponese (1905) apre la strada ai successivi trattati del 1907 con la Francia e con la Russia, con i quali il Giappone si inserisce nella rete delle alleanze europee. La Gran Bretagna, che era entrata in una entente cordiale con la Francia (accordo anglo-francese, 1904), si rivolge infine alla Russia (convenzione anglo-russa del 1907 per l’Asia). Questo sistema di accordi politico-militari costituisce la premessa per l’istituzione della Triplice Intesa. Il nuovo equilibrio creatosi in Estremo Oriente stabilizza la regione e la trasforma in un teatro secondario a fronte del pericolo tedesco in Europa. Anche Washington teme l’espansione tedesca, soprattutto nel Pacifico, ma decide di entrare in guerra contro Berlino in Europa (1917).[3]

La fine della prima guerra mondiale (1918) rinvigorisce tuttavia le tensioni esistenti in Asia.  Il Trattato di Versailles (1919), a causa del non riconoscimento dell’uguaglianza tra le razze e la mancata restituzione dello Shandong alla Cina, scatena il risentimento dei paesi asiatici nei confronti degli imperi europei e nordamericano. Di conseguenza Mosca, che dopo il fallimento della Rivoluzione a Ovest guarda ormai verso Oriente, trova terreno fertile per la propria propaganda nei nuovi movimenti anticolonialisti e nascono partiti comunisti in tutto l’Estremo Oriente.[4]

In questo contesto, la rivalità tra potenze, soprattutto nella Cina settentrionale, porta ad una situazione di instabilità nella regione. È così che la seconda guerra sino-giapponese, che inizia nel 1937, fa dell’Asia il teatro iniziale del secondo conflitto mondiale. Fino al 1941, però, la Cina affronterà da sola il Giappone, che giunge così ad invadere anche il Sud-Est asiatico. Infatti, la seconda guerra mondiale viene globalizzata solo attraverso la discesa in campo degli Stati Uniti. Tuttavia, la mondializzazione del conflitto è determinata da un evento asiatico, ossia l’attacco giapponese alla base di Pearl Harbor (7 dicembre 1941), che porta al massiccio dispiegamento di forze nella regione sia da parte degli americani che degli alleati europei. Nonostante le potenze occidentali abbiano sempre attribuito la priorità al nemico tedesco, Grosser fa notare come il teatro Asia-Pacifico abbia influito pesantemente sullo svolgimento della guerra. Infatti, solo dal dicembre del 1943 gli americani mettono in campo più uomini contro la Germania che contro il Giappone e, inoltre, nel complesso, Washington registrerà più perdite nel Pacifico che in Europa. Nel frattempo, i britannici assistono ad una dolorosa umiliazione nella regione con la caduta di Hong Kong (dicembre 1941), di Singapore (febbraio 1942), della Birmania (maggio 1942), i bombardamenti su Darwin (febbraio 1942) e il successivo affidamento della difesa dell’Australia agli Usa. Anche la Francia è costretta a fronteggiare una situazione problematica in Asia: il collaborazionismo con gli invasori dura più a lungo nelle colonie asiatiche che in madrepatria e Parigi rimane esclusa dall’operazione di disarmo delle forze giapponesi e dalla Conferenza di Jalta (febbraio 1945). Al contempo, sia i cinesi che i russi rivendicano il loro ruolo di vincitori nella guerra per aver contribuito alla disfatta dei giapponesi nella regione. Questi esempi mostrano come l’affermazione strategico-militare dei vari stati in Asia sia essenziale per presentarsi come grande potenza mondiale alla fine del conflitto.[5]

Durante il primo mezzo secolo di storia del Novecento, sottolinea Grosser, la poca lungimiranza delle potenze occidentali nel riconoscere l’Estremo Oriente come una priorità dello scacchiere internazionale ha portato all’infiltrazione dell’Urss nella regione, fenomeno che anticipa le dinamiche che si verranno a creare durante la guerra fredda. Infatti, la rivalità tra Washington e Mosca, in competizione per colmare il vuoto lasciato dalla caduta dell’impero nipponico, si inasprisce a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale.[6]

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[3]Grosser, Le origini asiatiche della prima guerra mondiale”, op.cit., pp.3-40.

[4]Grosser, “Le dimensioni asiatiche del dopoguerra”, op.cit., pp.41-90.

[5]Grosser, “La polveriera manciuriana porta alla seconda guerra mondiale (1927-1939)” e “La mondializzazione della guerra attraverso l’Asia (1939-1941)”, op.cit., pp.91-185.

[6]Grosser, “L’Asia Pacifico, il teatro essenziale della guerra”, op.cit., pp.187-229.


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Scritto da
Clara Galzerano

Nata nel 1992, laureata in Lingue Orientali presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. Attualmente, dottoranda in Storia moderna e contemporanea presso l'Università degli Studi di Trieste.

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