Quale ruolo per l’Italia nella Belt and Road Initiative?
- 23 Aprile 2018

Quale ruolo per l’Italia nella Belt and Road Initiative?

Scritto da Arianna Papalia

8 minuti di lettura

Lo scorso 28 novembre è partito dalla stazione di Mortara in provincia di Pavia il primo treno merci sulla Nuova via della Seta. Il convoglio di 17 vagoni contenenti 34 container ha attraversato tutta l’Asia, passando per l’Austria, la Repubblica Ceca, la Polonia, la Bielorussia, la Russia, il Kazakistan carico di prodotti rigorosamente Made in Italy.[1] Macchinari, componentistica, mobilia, piastrelle e automobili italiane hanno viaggiato per 19 giorni percorrendo 10.800 Km raggiungendo il capolinea nella città di Chengdu, il capoluogo del Sichuan, provincia sudoccidentale della Cina.

Agli iniziali giubili per l’attivazione dell’importantissima tratta Mortara-Chengdu, che si aggiunge alle circa 50 linee che collegano la Cina con tutta l’Asia e l’Europa,[2] si sono presto sostituiti pessimismi e lamentele da parte delle autorità locali italiane. Il corridoio commerciale del Made in Italy verso la Cina può in potenza ridurre i costi degli scambi bilaterali, contribuendo così ad un aumento del volume dei commerci. L’alternativa su rotaie infatti è preferita al trasporto navale, più lungo e insicuro, soprattutto per quanto riguarda le merci più delicate come vino, prodotti ortofrutticoli, mobilia o prodotti di alta moda.

Italia

Tuttavia, i due convogli previsti – che sarebbero dovuti diventare venti entro il 2020 secondo l’accordo tra il polo logistico integrato di Mortara e la compagnia cinese Changjiu Group – non sono mai partiti, né ha fatto ritorno da Chengdu il convoglio dello scorso novembre. Ad aver bloccato il flusso di treni già sul nascere sarebbero le incertezze sui costi di spedizione che la Cina fatica a fornire, rallentando le intenzioni commerciali delle aziende italiane nonché la difficoltà da parte delle aziende pavesi nel riempimento dei convogli. Servirebbe, dunque, un maggiore coordinamento delle aziende italiane al fine di saturare la capacità di trasporto dei treni merce diretti verso la Cina e, in aggiunta, un più trasparente e immediato calcolo dei costi di spedizione in maniera da agevolare il processo decisionale delle imprese italiane.

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Indice dell’articolo

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Scritto da
Arianna Papalia

Laureata in Lingue e Civiltà Orientali alla Sapienza di Roma e in Scienze internazionali - inidirizzo China and Global studies - presso l'Università degli Studi di Torino e la Beijing Foreign Studies University. Attualmente vive, studia e lavora a Pechino. Ha collaborato con una casa editrice e con numerose riviste online.

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