Le sfide (vinte) di Syriza: tra mutualismo, resistenza e conflitto

Il pezzo è liberamente tratto da una inchiesta di Matteo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena. Per chi volesse approfondire si rimanda al libro ‘“Tsipras chi? Il leader greco che vuole rifare l’Europa”, Alegre edizioni.


Basta girare per uno dei quartieri popolari di Atene per imbattersi in persone in fila davanti ad una delle numerose strutture di solidarietà messe in piedi dagli attivisti di Syriza. Un misto di riconoscenza e di speranza emerge dalle testimonianze della gente. “Volontari di Syriza, lo sappiamo tutti — confidano — anche se non hanno mai amato mettere le bandierine. Lo si sa, basta questo”.

Sta qui, almeno in parte, il segreto del successo di Syriza, un partito che in soli 5 anni è passato dal 4,7 per cento al 36 per cento di consensi. Ma come è stato possibile in così poco tempo? La risposta che viene dai dirigenti del partito ellenico è quasi sempre la stessa: “Abbiamo vinto perché siamo andati in mezzo alle strade, nelle piazze, nei luoghi dove mancava tutto e ci siamo per prima cosa occupati dei bisogni del popolo. E’ finita l’epoca dei partiti chiusi nelle stanze a fare discussioni tra funzionari, oggi è necessario andare nei luoghi dove nasce il conflitto e dove si percepisce il bisogno”. Mense del mutuo soccorso, ambulatori e farmacie popolari, riallaccio di utenze, cooperative socio-lavorative per disoccupati, fabbriche recuperate ed altre esperienze di autogestione: queste le pratiche messe in campo. Il “mutualismo”, la chiave per contrapporsi al disastro umanitario causato dai memorandum imposti dalla Troika.

La resistenza sociale in una Grecia utilizzata come cavia, quasi a voler verificare quanto un popolo può reggere alle politiche di austerità che hanno via via smantellato un già fragile sistema di welfare e imposto licenziamenti, tagli, privatizzazioni e compressioni salariali. Senza peraltro che nessuno degli obiettivi che i governanti della Ue si proponevano venisse raggiunto (il debito greco a causa di queste politiche è enormemente aumentato anziché diminuire). Null’altro, dunque, che un mezzo al servizio di un capitalismo stagnante e in grave crisi per ristrutturarsi a danno di salari, diritti e welfare. In campagna elettorale, Tsipras andava ripetendo: “La ricetta che ci hanno imposto dalla leadership europea sarà insegnata nelle facoltà di Economia, e diranno: Avete visto come si sono mossi? Ecco, fate il contrario”.

E’ l’austerità, bellezza!

I più recenti dati economici sono impietosi escattano una fotografia drammatica dello stato di salute del popolo greco dopo sei anni di crisi e cure imposte dalla Troika. Il prodotto interno lordo ha perso il 26 per cento rispetto al suo massimo antecrisi, la piaga della disoccupazione coinvolge quasi un terzo della popolazione e si assesta attorno a quota 60% tra i giovani. Sono raddoppiatele famiglie sotto la soglia di povertà (più di un terzo della popolazione), molte delle quali non riescono a pagare le utenze (40%) e a sostenere l’educazione dei figli (18%).

L’allarme per quella che è una vera e propria catastrofe sociale e umanitaria arriva da più parti. Una delle più importanti riviste mediche del mondo, l’americana The Lancet, già nel febbraio del 2014 pubblicava uno studio dal titolo Greece’shealthcrisis: from austerity to denialism (“La crisi del sistema sanitario greco, dall’austerità al negazionismo”). A causa della malnutrizione, della riduzione dei redditi, della disoccupazione, della scarsità di medicine negli ospedali, dell’accesso sempre più arduo ai servizi sanitari (specialmente per le madri prima del parto) le morti bianche dei lattanti sono aumentate fra il 2008 e il 2010 del 43 per cento. Il numero di bambini nati sottopeso è cresciuto del 19 per cento, quello dei nati morti del 20. Al tempo stesso, anche curare i più anziani diventa difficile. Fra il 2008 e il 2012 l’incremento della mortalità è del 12,5 nella fascia di età fra gli 80-84 anni e del 24,3 dopo gli 85. E si estende l’Aids, per la difficoltà di procurarsi siringhe monouso e profilattici. Ricompaiono malattie rare o che parevano estinte come la Tbc e la malaria – quest’ultima era sparita da quaranta anni!- e mancano soldi per debellare le zanzare infette. “Siamo di fronte a una tragedia della sanità pubblica ma nonostante l’evidenza dei fatti le autorità responsabili insistono nella strategia negazionista”, si legge nella ricerca. Dodici manovre finanziarie hanno prodotto due milioni di nuovi poveri assieme allo smantellamento della sanità pubblica tanto che oggi 3 milioni di greci (più o meno il trenta per cento della popolazione) sono privi di quell’assicurazione medica- ormai una chimera per molti – di cui beneficia solo chi ha un lavoro o un salario di disoccupazione. Chi non paga contributi o è disoccupato da almeno un anno, anche se vittima di malattie gravi come il tumore, rimane quindi escluso dalle strutture sanitarie pubbliche. Solo ad Atene negli ultimi 3 anni hanno chiuso otto ospedali, mentre la spesa pubblica per la sanità in Grecia è stata ridotta del 25 per cento tra il 2008 e il 2012.

Il movimento di resistenza e solidarietà sociale

Mentre i memorandum devastano i servizi basilari di un Paese negando diritti universali come salute ed istruzione, Syriza ha la forza di creare un sistema di mutualismo in grado di sostituirsi alle manchevolezze dello Stato: dove non arriva il welfare, arrivano le forme di autorganizzazione dal basso.

Questo sistema di autorganizzazione sociale si è sviluppato secondo tre linee principali di azione: il cibo con le mense sociali e la distribuzione di viveri, la sanità con le cliniche e farmacie solidali, e le cooperative di lavoro. Oggi, questa rete di mutuo soccorso è estesa e opera come una sorta di welfare parallelo, spesso clandestino.

Solidarity for all” è la struttura che si occupa di riunire e coordinare le numerose iniziative di solidarietà locali nate dopo i movimenti di piazza del 2011. Tra i vari interventi di mutualismo si formano così meccanismi di rete e cooperazione dal basso. Ad esempio, molte cooperative raccolgono cibo o farmaci per i centri di solidarietà alimentare e per le strutture sanitarie. Oppure, le strutture per l’assistenza alimentare indirizzano i beneficiari ai centri medici. “Solidarity for all” organizza anche campagne come quella per la distribuzione di bottiglie d’olio ai disoccupati e di materiale scolastico ai bambini che non possono permetterselo. Se nel settembre 2012, i comitati auto-organizzati che facevano parte delle “Solidarity for all” erano 180-200, oggi sono più di 400, di cui 55 centri per la solidarietà alimentare, 21 centri di salute, e 36 nuove cooperative di lavoro, ovvero gruppi di persone che si uniscono per avviare nuove attività economiche (negozi alimentari che acquistano direttamente dai produttori, iniziative editoriali, cooperative di servizi alla persona). Un radicamento sociale, quello di Syriza, che cresce con l’ampliamento della crisi nel Paese.

Solidarity for all” è un’associazione formalmente apartitica ed indipendente ma in realtà funge da “gamba sociale” di Syriza, visto che molti volontari sono anche militanti del partito di Tsipras, che finanzia le attività dell’associazione con il versamento del 20% dello stipendio dei suoi eletti (il resto viene da contributi dei privati o da progetti internazionali). Solo i membri del coordinamento (tutti attivisti di Syriza) ricevono un salario minimo per tenere in funzione le strutture ed organizzare l’insieme delle attività. Questa struttura di coordinamento formula le proposte dei progetti da finanziare, mentre le decisioni finali sono prese da un comitato formale di cui fanno parte 3 parlamentari di Syriza e 3 membri del coordinamento.

Chi si rivolge a “Solidarity for All” è invitato a partecipare alla catena di solidarietà nei modi in cui può: mettendo a disposizione del tempo, o un’ abilità, o una risorsa. Chi riceve cibo per sé, in altri giorni lo consegna ad altre famiglie. Chi mangia a mensa, può fare un turno alla reception del centro medico, e così via.

I volontari sono l’anima e la forza dell’organizzazione. Gran parte di loro sono persone rimaste disoccupate per la crisi, circa il 20% sono anche beneficiari dei progetti. Per gestire al meglio tutti questi servizi servono però anche spazi e strutture. A tale scopo, tutte le sezioni del partito sono diventate contemporaneamente punti di coordinamento, farmacie, ristoranti, laboratori e negozi. Da segnalare l’impegno dei sindaci eletti in quota Syriza che si prodigano per supportare al meglio la rete di solidarietà, fornendo gratuitamente spazi comunali e altri servizi.

Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria, sono circa 60 gli ambulatori sociali di solidarietà in tutta la Grecia. Qui vengono fornite le cure e le medicine a tutti coloro che non hanno o hanno perso l’assistenza sanitaria pubblica e non possono rivolgersi a quella privata. Vi prestano servizio volontario medici di tutte le specializzazioni. Ogni centro è dotato di una farmacia rifornita attraverso donazioni nazionali ed internazionali. Negli ambulatori vengono realizzati anche piccoli interventi chirurgici. Per gli interventi più complessi, ci si affida ad una rete solidale di medici e infermieri che esegue accertamenti e interventi chirurgici clandestini dentro le strutture ospedaliere.Una vera e propria resistenza civile che non ha paura di sfidare la legge pur di salvare vite umane.

L’aspetto principale di questa rete è la partecipazione dei cittadini, che ne fa qualcosa di molto di più di semplici strutture assistenziali. Gli ambulatori sono nati e vengono gestiti in base all’ascolto dei bisogno reali della gente: dentisti si alternano gratuitamente, fuori dal proprio orario di lavoro, per garantire cure per tutti, e lo stesso fanno psichiatri, psicologi, pediatri e altri specialisti. Distribuiscono medicine, pannolini, fanno vaccinazioni. Tutto quello che uno Stato dovrebbe fare ma che non garantisce più. Ormai anche chi ha un’assicurazione sanitaria si rivolge agli ambulatori popolari perché la mutua non “passa” più i medicinali e la gente non ha denaro per procurarseli. Tutte le prestazioni sono gratuite ed il lavoro all’interno della clinica è su base volontaria. I medicinali vengono raccolti grazie ad una rete di contatti e arrivano alla clinica direttamente dai cittadini, che regalano quelli acquistati ma rimasti inutilizzati, oppure dalle farmacie più sensibili a questo discorso di solidarietà.

Oltre a prestare visite e servizi base, i centri sono altamente specializzati e hanno in dotazione macchinari (anche molto costosi) per fare ecografie, biopsie e piccole interventi chirurgici. Si tratta in ogni caso di strutture gradevoli, pulite e confortevoli.

Ovviamente, possono rivolgersi a queste strutture anche i migranti (che tra l’altro vengono aiutati tramite appositi sportelli legali e percorsi di inserimento socio-lavorativi) senza alcuna distinzione, a differenza di quanto avviene nei centri di Alba Dorata che sono riservati ai soli greci.

L’assistenza alimentare si struttura su due livelli: redistribuzione del cibo alle famiglie e mense popolari. Il cibo viene raccolto in vari modi: si punta sull’invenduto dai mercati e dai supermercati, liberando così i contadini/gestori dalla spesa dello smaltimento; viene donato dai produttori, dai commercianti o dagli acquirenti, secondo la prassi del banco alimentare; è organizzato il trasporto “km 0″, ovvero dal piccolo produttore al consumatore, tagliando l’intermediazione della grande distribuzione; attraverso la promozione di cooperative per la produzione e il consumo. L’assistenza alimentare, che avrebbe dovuto coprire 500 famiglie, è arrivata ad assistere, nel 2014, 10.000 persone nella sola Atene.

I centri di distribuzione dei generi alimentari sono riforniti anch’essi attraverso l’opera di volontari, che fanno il giro di panifici e mercati rionali raccogliendo tutto ciò che viene messo a disposizione dai contadini e dai commercianti, come pane, verdura, frutta, pasta, farina, olio, carni varie, eccetera. In questi centri vengono poi confezionati i pacchi destinati alle famiglie a seconda del numero dei componenti e con la cura di sapere se ci sono minori o anziani.

Per quanto riguarda le mense popolari, queste sono assai diffuse e, talvolta, anche occasionali: accade di frequente che una famiglia o un gruppo di persone organizzi una mensa in un locale o all’aperto per un certo numero di aventi bisogno.

Alcuni esempi. In un quartiere ad ovest di Atene, una casalinga, un imballatore e un insegnante di scuola primaria, sono parte di un gruppo che raccoglie donazioni di cibo dai clienti fuori dai supermercati e distribuisce pacchi di sopravvivenza di base (riso, zucchero, latte a lunga conservazione, fagioli secchi ) a 50 famiglie del posto due volte al mese.

“In una famiglia, ci sono sei persone che vivono con la pensione della nonna di 400 euro al mese”, raccontano gli attivisti. “Un’altra, ha vissuto per due mesi senza acqua corrente. Noi li aiutiamo, sì, ma ora loro sono anche coinvolti nella nostra campagna aiutando gli altri”.

Nel distretto centrale di Atene, un architetto disoccupato da lungo tempo è una delle 15 persone che gestisce una cooperativa alimentare sociale che ha aperto un anno fa e ora vende 300 prodotti, dalla farina alle arance, dall’olio al pane, dalla pasta alle erbe essiccate. Gli affari sono cresciuti rapidamente e i membri del collettivo adesso si possono consentire anche un reddito da lavoro.

Il mercato locale senza intermediari, uno dei 30 spuntati ad Atene (diverse centinaia quelli aperti in tutta la Grecia), dove gruppi di cittadini organizzano la distribuzione e la vendita di prodotti agricoli direttamente dal produttore al consumatore senza intermediari (ciò significa che i produttori ottengono un guadagno superiore del 20-25% mentre i consumatori risparmiano rispetto ai prezzi delle catene dei supermercati e del mercato ufficiale), si tiene una volta al mese. Qui la cooperativa ha voluto allestire un piccolo negozi di alimentari che offre a buon prezzo beni di ottima qualità di provenienza diretta dai piccoli produttori. Il 90% dei prodotti venduti dal negozio arriva “senza intermediari” – raccontano i lavoratori – e circa il 60% di questi è a costi significativamente più economici che al supermercato. Altri arrivano da diversi progetti di solidarietà; il negozio di sapone, per esempio, è fatto da un collettivo di 10 disoccupati.

Parallelamente a tutto questo, Syriza ha organizzato un sistema efficace di aiuto ai lavoratori in lotta per recuperare le aziende che chiudono. Si tratta di un sostegno fornito attraverso varie forme di assistenza tecnica e commerciale e con la creazione di nuovi mercati dove si vendono o si scambiano merci e servizi. Perché tra le diverse pratiche di mutualismo, c’è anche il fenomeno del sindacalismo dal basso e delle fabbriche autogestite: esperimenti riusciti di partecipazione diretta di lavoratori, precari e disoccupati alle dinamiche produttive, utili a rilanciare l’economia su nuove basi (la cooperazione, il mutualismo e la sostenibilità sociale e ambientale). Si guarda al modello argentino della Zanon, fabbrica recuperata durante il crollo economico del Paese sudamericano; a Salonicco, l’esperienza della VIO.ME.è tra le più importanti e significative d’Europa. Nel frattempo, vengono promosse e si sviluppano più di 100 cooperative sociali di lavoro formate quasi completamente da disoccupati in risposta al problema della disoccupazione, e si creano forme nuove di economia equo-solidale caratterizzata dall’uso di monete alternative locali, mercati di scambio alternativi e banche del tempo sociali.

Per far fronte ad una crisi che si fa sempre più drammatica, non basta la semplice solidarietà; alle volte c’è bisogno di forzare le maglie della legalità in nome di una nuova legittimità e liceità delle pratiche: esempio ne sono le squadre di militanti che si adoperano per riallacciare le utenze ai morosi, restituendo così luce a interi quartieri di Atene rimasti al buio a causa dell’impossibilità degli abitanti di pagare le bollette della luce. Un intervento diretto, dal basso, volto a restituire dignità ad un popolo ferito e offeso, perché non c’è rispetto della legalità formale che tenga quando vengono messi in discussione i più elementari diritti della persona. Oggi, queste pratiche di resistenza e di lotta rappresentano presidi fondamentali in difesa dei principi costituzionali colpevolmente manomessi in questi tempi di cattività economica.

Tra le resistenze sociali della Grecia ai tempi dell’austerità, quella delle antenne è certo una delle più significative. La spada dell’austerity non risparmia nessuno, nemmeno la radio-tv di Stato. Affidandosi ad una operazione degna di un colpo di Stato militare in nome dei conti in regola, con tanto di polizia in tenuta antisommossa, il governo conservatore impone prima la chiusura, poi lo sgombero dell’edificio da cui trasmetteva l’Ert, la radio-tv di Stato ellenica. Ma 600 ex dipendenti non si sono dati per vinti, e hanno continuato le trasmissioni su frequenze occupate, dal palazzo di fronte alla vecchia sede, e, incuranti di minacce e denunce, hanno continuato a lavorare in autogestione, in attesa che la situazione si capovolga e il nuovo governo Tsipras, come promesso, ricostruisca un polo radiotelevisivo pubblico indipendente e di qualità. L’esperienza dell’autogestione, la solidarietà ricevuta dall’opinione pubblica, il fatto di aver costituito la voce della resistenza contro le politiche antipopolari del governo e della Troika hanno trasformato il loro modo di fare informazione pubblica, con una maggiore apertura alla società e un maggiore coinvolgimento dei cittadini. Quello che è germogliato dalle macerie della vecchia tv è un progetto di autogestione che ora gli ex dipendenti vogliono trasferire nella nuova azienda pubblica.

Questa miriade di esperienze di autorganizzazione dal basso, che è nata per colmare il vuoto lasciato dall’austerity, ora può giocare un ruolo ancora più importante con il governo Syriza. La consapevolezza di molti attivisti e militanti è che tutto questo “far da sé libero e solidaristico”, non solo ha aiutato e sta aiutando le persone che ne hanno bisogno, ma rappresenta l’inizio di un nuovo modello di società.

Tutto ha inizio con la rivolta

Queste pratiche di solidarietà e resistenza sociale non hanno riguardato solo Syriza, ma anche le altre componenti della cosiddetta sinistra radicale ellenica, quali il KKE e le forze anarchiche e libertarie. Fra queste ultime e Syriza, dopo un’iniziale diffidenza e ostilità, si è andato creando uno spirito di reciproca e solidale collaborazione che si è sviluppato attorno alle comuni esperienze di lotta e di mutualismo.

D’altra parte, a partire dal 2008, anno d’inizio della crisi e di una rivolta sociale e generazionale senza precedenti, Syriza ha continuato a relazionarsi e contaminarsi coi movimenti, anche con le frange più radicali.

Mentre nel Palazzo, sia il centrosinistra del Pasok che il centrodestra di Neo Demokratia votavano le misure di austerity, il Parlamento veniva letteralmente preso d’assalto da sindacati, collettivi studenteschi, gente inferocita e priva di speranza. Delle forze partitiche e parlamentari, Syriza era la sola a esserci, e Tsipras l’unico leader con cui interloquire.

“Con tutte le contraddizioni del caso siamo stati in quelle manifestazioni a portare le nostre ragioni, fungendo da diga all’avanzata dell’estrema destra e del populismo”, raccontano alcuni esponenti di Syriza. Una lezione appresa, a loro dire, nei social forum dove si sono formati molti dei giovani dirigenti, che riconoscono un comune debito verso le loro radici nel movimento altermondialista, da cui hanno ereditato l’orizzontalità nelle decisioni, il sostegno (ma senza bandiere) alle lotte sociali, il tema dell’assistenza sociale e del radicamento sul territorio.

Lo sforzo della sinistra greca è stato, dunque, quello di rimanere in contatto diretto con le lotte, con i movimenti del territorio, con il proprio popolo di riferimento (i lavoratori, i disoccupati, gli studenti, il ceto medio impoverito), accettando le molte contraddizioni della protesta, con pazienza e attenzione, senza pretese egemoniche e senza verità in tasca.

Il movimento di solidarietà è stato in qualche modo l’evoluzione dei moti di piazza del 2011, che hanno seminato una carica conflittuale e una forte tensione partecipativa poi rifluite nei quartieri dove si sono incanalate dentro la costruzione di esperienze di resistenza e di solidarietà sociale, mentre nello stesso tempo riprendeva la lotta politica a livello centrale con altri appuntamenti importanti.

Oggi la sfida del nuovo governo Tsipras è capire come rapportarsi a queste pratiche di mutualismo: rilanciarle o lasciarle a se stesse nel momento in cui verrà rifinanziato e rafforzato un nuovo sistema di welfare? Se in alcuni ambulatori sociali volontari dicono apertamente che il centro funge da supplenza e che sognano un vero servizio sanitario nazionale, in altri ambulatori si ha un’impressione diversa. Insomma, l’eterno dibattito tra pubblico e beni comuni che si sviluppa attorno ad una nuova idea di gestione del pubblico a partire dal coinvolgimento e dalla partecipazione attiva e consapevole dei cittadini. Significative in questo senso le parole di un medico di area libertaria: “Auto-organizziamo le cliniche solidali con assemblee orizzontali, questa è una nuova esperienza e vogliamo proseguirla. Ciò che l’auto-organizzazione ci dà è l’occasione di realizzare quella che chiamiamo un’assistenza sanitaria diversa, un tipo diverso di salute e questo è ciò che abbiamo realizzato sinora”.

Ora che è al governo, Syriza non ha però alcuna intenzione di chiudersi dentro il Palazzo, ma intende continuare ad avere un rapporto virtuoso coi movimenti sociali, raccogliendo le sfide che da questi derivano. Dimostrazione ne sono le parole di Tsipras: “La sfida del governo è per noi una strada a senso unico: non sarà facile né sarà un gioco, la nostra arma è il sostegno dei cittadini, a cui non chiediamo solamente il voto ma di camminare insieme. Nessun cambiamento è possibile senza partecipazione. La nostra esperienza di governo avrà come epicentro i movimenti perché senza il sostegno delle persone non potremmo mettere in pratica le nostre idee”. Un monito chiaro e coraggioso che chiama il popolo greco ad una mobilitazione permanente che sostenga e sospinga verso continui avanzamenti le necessarie politiche di rottura e di vera alternativa, che propizi rapporti di forza sempre più favorevoli e protegga quelle riforme dal pericolo ricorrente del cosiddetto “sovversivismo” delle classi dominanti.

Naturalmente, non ci sono solo queste esperienze di solidarietà e di autorganizzazione sociale dietro al successo di Syriza.

Diversi sono gli ingredienti che hanno portato alla sua affermazione come prima forza politica greca: c’è il discorso sull’unità delle forze di sinistra fuori da ogni tipo di rapporto elettorale con un Pasok in piena degenerazione (così risaltando come un’opposizione credibile che si vanta di non essersi mai compromessa col Pasok e si mostra radicata nei movimenti); un forte protagonismo all’interno delle lotte sociali e una chiara vocazione maggioritaria (l’ambizione di guadagnare il più ampio consenso possibile, senza disperdere la giusta radicalità nella proposta politica che la nuova situazione storico-politica richiede. Con un linguaggio tutto centrato su temi e problemi concreti, che promette un cambiamento insieme possibile, necessario e radicale). E c’è la scelta di affidarsi ad Alexis Tsipras, espressione di una generazione nuova, volto brillante e carismatico che ha offerto un’immagine diversa e più convincente della sinistra.

Negli anni Syriza cresce e vince perché rappresenta il voto “utile” di rottura col sistema. Una forza di massa, assieme di lotta e di governo, che intende spezzare i vincoli e il quadro delle compatibilità date che oggi inchiodano e immobilizzano la sinistra e, più in generale, la politica.

La nuova sinistra? Come quella dell’Ottocento

Tutte queste innumerevoli forme di mutualismo sociale realizzate in Grecia ci riportano indietro di un secolo, alla fine dell’Ottocento, quando il nascente movimento operaio inventa le società di mutuo soccorso, le leghe, le associazioni.

D’altronde, se si è stati ricacciati indietro nel tempo, si dovrà pur ricominciare daccapo. E questo Syriza lo capisce benissimo.

Se la dimensione politica e istituzionale è tenuta sotto sequestro ed è ormai un terreno impervio e accidentato, c’è da riferirsi alla dimensione sociale come terreno privilegiato d’azione e di intervento. Per restituire alla politica la dignità di strumento utile ad incidere in positivo sulle condizioni materiali di esistenza, in grado di intrecciarsi nuovamente con i momenti di vita e di sofferenza delle persone.

Syriza ha ben chiaro il contesto in cui va ad operare: quello di una democrazia “sospesa” e in ostaggio. Uno scenario comune tanto alla Grecia quanto all’Italia.

Tutti gli strumenti di cui si era dotato il movimento operaio durante il “secolo breve” per governare e orientare i processi economici, dagli anni ’70 ad oggi sono stati a poco a poco spuntati. Prima la globalizzazione neoliberista, poi il cosiddetto pilota automatico messo in moto dalla tecnocrazia europea hanno svuotato le istituzioni democratiche di poteri e funzioni e immobilizzato la politica in un recinto. Oggi le decisioni economiche si impongono come qualcosa di oggettivo e naturale, di spettanza ad autorità indipendenti per quanto riguarda la politica monetaria, a parametri capziosi per quanto riguarda il bilancio pubblico, alle virtù autoregolatorie per i mercati e la finanza, e alla deregulation per i movimenti di capitali e gli scambi di merci e servizi, sulla base di un’unica agenda possibile, alla quale attenersi rigorosamente, ben pochi essendo i margini di manovra ammessi al suo interno.

Se queste sono le condizioni, Syriza non compie l’errore di considerare il momento elettorale e il terreno istituzionale come l’alfa e l’omega del proprio agire politico, ma fa sua una nuova e vincente strategia politica. Riuscendo in un modello che sale dal sociale – a partire dai bisogni e dai conflitti – al politico, e viceversa. Intraprendendo negli anni uno sforzo generoso di radicamento e insediamento sociale, in basso, nei territori, in rapporto con i bisogni delle persone, così intercettando quei pezzi di società in sofferenza prima che finissero preda dell’estrema destra di Alba Dorata. Il successo di Tsipras premia dunque una pratica sociale che si è reinventata su un poderoso movimento di lotta contro le politiche di austerità, e che ha saputo radicarsi nelle esperienze più dolorose e sofferenti del popolo greco attraverso una straordinaria rete di resistenza e di mutuo soccorso. Proprio come fece il movimento operaio alla fine dell’800.

Mutualismo, resistenza, conflitto sono state le parole d’ordine, alle quali si è accompagnata una critica radicale alle politiche di austerità del governo greco e della Troika europea.

Il rischio, diversamente, era quello di restare stretti dentro la tenaglia che soffoca la sinistra nostrana nel suo complesso. Per cui chi sta nelle istituzioni, in questo contesto di democrazia rappresentativa mutilata e inerte, con un centrosinistra tuttora interno al quadro delle compatibilità date, finisce quasi per consumarsi in un’inevitabile impotenza, con tutti i rischi di una deriva burocratica e autoreferenziale. Chi ne sta fuori, salva se stesso e la propria carica antagonista, ma non riesce a trovare un perno che sia leva di trasformazioni significative.

Syriza si afferma invece perché riesce a riconnettere dimensione politica e dimensione sociale, coltivando quella dialettica positiva fra “lotte nelle piazze” e “lotte nelle istituzioni” per cui si utilizzano e si combinano entrambe nel modo più utile ed efficace possibile allo scopo di modificare i rapporti di forza e di trasformare lo “stato di cose presente”. Gli attivisti della nuova sinistra ellenica vincono perché hanno dimostrato come migliorare le condizioni di vita dei greci prima di aver vinto le elezioni, quando ancora in parlamento contavano poco e niente.

Oggi la Grecia di Tsipras può riuscire nell’impresa di restituire senso alla democrazia. Dopo decenni di marginalità della politica e della sinistra si apre la possibilità di un ritorno attivo dei cittadini sul terreno delle scelte economiche: luogo divenuto inaccessibile alla sovranità popolare visto che mai come oggi le decisioni fondamentali che riguardano l’economia o non arrivano agli organi rappresentativi o se arrivano vi arrivano prese in altra sede, in una sede in cui la stragrande maggioranza dei cittadini non ha alcuna voce in capitolo.

Insomma, la nuova sinistra ellenica è ripartita con successo dalle origini, dalle prime esperienze di organizzazione del movimento operaio. Ora è al governo ed è la prima forza politica greca, e fa sua la sfida di restituire senso alla democrazia, alla politica, alla sinistra.

E’ dalla Grecia, già culla della civiltà, che oggi sembra emergere una nuova speranza per l’Europa: i primi bagliori di una riscossa dei popoli contro la gabbia dell’austerity e del neoliberismo.


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Attivista politico e sindacale, ha alle spalle varie esperienze di militanza a sinistra. E' nato e cresciuto a Roma, dove vive e lavora ed ha studiato (conseguendo una prima laurea in giurisprudenza e una seconda in filosofia). Attualmente scrive per diverse riviste online e cartacee.

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