Materialismo e dialettica. Il pensiero marxista e la critica all’idealismo

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Quella che segue è una nuova versione, aggiornata e rivista, di un articolo pubblicato tre anni fa nella quale l’autore ha inteso correggere e integrare diversi punti dell’esposizione.


Per comprendere bene la visione economica e sociale di Karl Marx, espressa anche, al netto delle interpretazioni e delle visioni che da essa scaturiscono, da altri pensatori riconducibili al “filone” del marxismo, bisogna partire dall’analisi della sua visione del mondo in generale. Partendo dal pensiero di Ludwig Feuerbach, Marx, si colloca fin dagli albori dello sviluppo della sua concezione nel solco del materialismo, tuttavia con delle particolarità molto significative. Nonostante la sua ammirazione per Feuerbach, egli non esitò ad evidenziare i lati critici del pensiero del filosofo tedesco, tipici di un materialismo imperfetto perché poco attento al legame tra l’uomo e la società storica: “per Marx non esiste l’uomo in astratto, ma l’individuo è reso tale dalla società storica in cui egli vive”, mentre Feuerbach vedeva l’uomo come essenza a-temporale. Fondamentale risulta la comprensione di cosa Marx intenda per “materia”, ossia la vera novità introdotta da Marx nel mondo filosofico: essa non è sostanza a-storica, elemento inerte ed assoluto: la materia è ciò che viene creato dall’uomo attraverso i suoi rapporti sociali; è la “formazione economico-sociale”: l’economia intesa in senso ampio.

Ciò che Marx invece riconosce al filosofo tedesco è il merito, che ne caratterizza l’importanza storica universale, di aver apportato una “rivoluzione teoretica” che ha portato alla rivendicazione della centralità dell’uomo e dei suoi rapporti socio-economici, che in parte eredita, in parte scopre, in parte sceglie tra un ventaglio di possibilità spesso ridotto dalla scarsa consapevolezza e dal livello di sviluppo delle tecnologie e delle forze produttive (è innegabile l’attenzione al contesto socio-economico dato, che si può mutare sostanzialmente, secondo Marx, soltanto con un moto rivoluzionario[1]). Chi fa la storia è dunque l’uomo, anche se non come crede di farla.

Anche se Marx dichiara di aver imparato molto da Hegel, egli dichiara di aver operato nei confronti del suo idealismo un “rovesciamento” materialistico, che ne avrebbe, a suo avviso, superato l’elemento metafisico: “si può asserire che Marx corregge con Feuerbach Hegel e con Hegel Feuerbach”. Con la speranza di rendere più semplice la comprensione della differenza tra materialismo e idealismo, si cercherà di descrivere, non senza esemplificare, la visione del reale di Marx ed Engels e quella di Hegel: mentre per Hegel l’Idea, che si svolge processualmente secondo una logica dialettica, dispiega la struttura logica immanente della realtà, per Marx punto di partenza dell’analisi è la struttura economico-sociale di una società, storicamente determinata, rispetto alla quale gli elementi “ideali” (filosofia, religione, arte, diritto, scienza ecc.) rappresentano sovrastrutture che devono essere comprese in ultima istanza alla luce di essa.

Spesso, le interpretazioni più meccanicistiche del materialismo, tendono ad identificare pienamente ogni pensiero con elementi economici. Ogni coscienza, quindi, risulterebbe dipendere direttamente da elementi materiali, senza alcuna mediazione di sovrastrutture teoriche ed ideologiche. In realtà, come affermerà Gramsci: “la coscienza avviene sul piano della superstruttura”, per cui la sovrastruttura svolge un ruolo fondamentale nei processi di coscienza, annullato dagli interpreti positivisti di Marx che descrivevano la prassi sociale in termini “volontaristici”, sebbene il filosofo tedesco non la ritenga idealisticamente una realtà a sé stante, non influenzata cioè dal contesto storico e dai rapporti produttivi. Ma l’originalità di Marx sta nel riconoscere alla coscienza un’autonomia che gli permette di retroagire sulla struttura stessa di cui in prima istanza risente, modificandola, criticandola o rafforzandola. Struttura e sovrastruttura si trovano, perciò, in un costante rapporto dialettico. L’uomo è dunque sempre prodotto, prima che produttore, e presenta specificità antropologiche che lo rendono agente principale della storia.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Contesto storico e basi filosofiche

Pagina 2: Differenze e nuovi approdi

Pagina 3: Tra costruzionismo e determinismo: una disputa ancora irrisolta


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Classe 1991. PhD presso l'Università della Calabria, dove ha conseguito la laurea specialistica in Relazioni Internazionali.

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