“Il mondo di Putin”: una recensione al numero di Limes

La Russia di Putin

L’ultimo numero della rivista Limes, in edicola dal 4 febbraio, si descrivere le coordinate del “mondo di Putin”. Oltre all’editoriale di Lucio Caracciolo che fa da cappello all’intero numero, la rivista consta di tre parti. Nella prima, “Una strana solitudine”, si fa il punto sia sulla situazione interna russa sia sullo scenario che la circonda: un paese dall’economia fragile a causa delle sanzioni e della riduzione del prezzo del petrolio sul mercato internazionale, da cui è troppo dipendente, ma anche un paese molto diverso rispetto a qualche anno fa. Oggi, la Russia di Putin è un paese solo, anche se non ancora completamente isolato. La seconda e terza parte, invece, si occupano di due degli scenari in cui la Russia è più attiva: Medio Oriente e Ucraina: rispettivamente “La Russia torna in Medio Oriente” e “Ucraine ed altri esteri vicini”. Lo scenario dipinto, quindi, è ben diverso rispetto a quello di qualche anno fa, quando Putin, che incassava un successo diplomatico dopo l’altro, era acclamato “Zar di tutte le Russie”. Ad oggi sembra, piuttosto, che la gloriosa ascesa di Putin e del paese forgiato secondo i suoi schemi sia terminata. Il numero non offre un punto di vista unico sulla Russia di Putin, bensì fornisce pareri discordanti, che provengono sia da esponenti più vicini al Cremlino -Lavrov-, sia da coloro che sostengono apertamente una visione opposta -Hrojsman, presidente della Rada ucraina-.

Tuttavia, pur in questa eterogeneità di vedute, si possono individuare alcune linee comuni che percorrono l’intera rivista e su cui insisterà questa recensione: anzitutto, il rifiuto della tesi secondo cui staremmo vivendo un ritorno alla guerra fredda; in secondo luogo, la paura, condivisa da molti, che una Russia così debole sia più pericolosa perché più aggressiva e portata ad auto-isolarsi. Ciò è stato oggetto del discorso che Evgenij Primakov ha sostenuto il 13 gennaio 2015 durante un incontro del Merkurij-Klub.

L’editoriale di Lucio Caracciolo “Due per due fa cinque?” racchiude in poche pagine lo spirito dell’intero numero e fissa un importante punto di metodo: logiche binarie, nostalgiche degli schemi da guerra fredda, sono anacronistiche. Il direttore di Limes ricorda che mancano i presupposti perché si possano ricreare equilibri simili a quelli che reggevano quel periodo storico: vengono meno in particolare la prevedibilità delle mosse dell’avversario e il dialogo con l’Altro. Oggi le relazioni internazionali si contraddistinguono per l’elevata instabilità e per l’incapacità di comunicazione tra gli attori. L’instabilità deriva dalla maggiore complessità e indefinitezza delle relazioni internazionali. Per questa ragione, il realismo, corrente delle relazioni internazionali di grande influenza in passato, non più è sufficiente per analizzare i rapporti tra gli stati oggi.

Non è un caso che grande attenzione sia rivolta alla ratio russa, che non può essere riconducibile a mera Realpolitik: la volontà ha un peso maggiore dei meri calcoli razionali. La volontà politica è un fattore così forte che riesce a distorcere e forzare anche le verità condivise (quasi) universalmente. Il titolo dell’editoriale, “Due per due fa cinque?”, è emblematico. E ponendosi in questa diversa prospettiva si può cogliere la logica sottostante ad alcune decisioni di politica estera da molti definite esclusivamente azzardi economici, quali l’interventismo in Siria e lo sviluppo della vicenda ucraina. Un simile atteggiamento non sarebbe stato possibile in guerra fredda: ad essere venuto meno è un cardine fondamentale di quell’equilibrio, ovvero il riconoscimento. L’editoriale di Caracciolo e l’intervista al ministro degli affari esteri russo Lavrov appaiono complementari, poiché quest’ultimo espone due principi che stanno alla base della politica russa: la multivettorialità in politica estera e la netta divisione, in politica interna, tra valutazioni economiche e politiche.

L’impasse comunicativa in cui sono aggrovigliati gli attori internazionali delinea un pericoloso circolo vizioso: i reciproci stereotipi potrebbero essere messi in discussione solo attraverso un dialogo maggiore, ma le percezioni distorte degli uni verso gli altri non accrescono l’interesse a compiere questo sforzo. Nel caso specifico russo, la percezione che l’Altro ha del paese non coincide con l’ “autocoscienza” russa (p.10). Se storicamente la Russia immagina se stessa come una potenza imperiale e Putin intende rievocare questa idea, Stati Uniti e Unione Europea, invece, tendono a non riconoscerle questo status, svolgendo un ruolo contenitivo nei suoi confronti. La chiara incongruenza tra l’immagine russe del proprio ruolo sullo scacchiere internazionale e quella che invece gli altri attori vogliono assegnarle è il fulcro degli attriti che si determinano.

Il secondo punto su cui è bene concentrare l’attenzione si presenta anche come effetto del primo. Il timore di un auto-isolamento russo deriva anche dalla difficoltà di comunicare con gli altri attori… Come anticipato, il discorso di Primakov è emblematico a questo proposito. Destando non poco scalpore in patria, egli intima alla Russia di “non chiudersi in se stessa”. Il discorso è stato tenuto il 13 gennaio 2015, per la ricorrenza del capodanno ortodosso, presso il Centro del commercio internazionale di Mosca. L’ex primo ministro russo mostra consapevolezza delle difficoltà economiche russe, ma queste non sono presentate come deterrente per giustificare mancanze future, bensì come opportunità per migliorare gli annosi problemi di crescita dell’economia russa. Da questo punto di vista, la sua retorica è perfettamente in linea con quella del presidente Putin. Nonostante l’attenzione sia principalmente rivolta all’ambito economico, egli menziona anche la politica estera. In particolare, le frasi conclusive riassumono la sua posizione al meglio: alla Russia conviene normalizzare i rapporti con Stati Uniti ed Europa per raggiungere obiettivi comuni, ma anche per mantenere la propria posizione nell’Olimpo delle grandi potenze.

In particolare, nonostante il rapporto Ue-Federazione Russa abbia raggiunto l’apice del deterioramento con la crisi in Ucraina e da allora continui a vacillare, non può essere negato che l’Europa rimane il principale, nonché necessario, interlocutore della Russia, tema di cui si occupa l’articolo di Leonardo Bellodi “Russia ed Europa non possono ignorarsi”. Si badi bene, però, a non confondere Europa e Unione Europea, essendo questa ultima entità ancora poco compresa, e apparendo piuttosto confusionaria e inaffidabile agli occhi dei leader russi. I paesi europei che meglio comunicano con la Russia sono Germania e Italia, sebbene in due modi molto differenti. Il rispetto e l’ammirazione reciproca tra Germania e Russia continua. La relazione tra i due stati è duratura e tutto sommato stabile, in quanto la Germania comprende e in parte condivide la logica russa. Ciò risulta in maniera evidente nell’articolo di Margherita Paolini “Nord Stream 2, colpo doppio oppure a salve?”: la strategia energetica tedesca combacia con il mantra russo di dividere gli affari dalla questioni prettamente politiche. Se da un lato, quindi, la Merkel gioca il ruolo del “cattivo” per contenere la prepotenza di Putin, soprattutto nello scenario ucraino, dall’altro è incline a compromessi pur di assicurare alla Germania rifornimenti energetici. Inoltre, nel mondo di Putin c’è spazio anche per l’Italia. Sebbene in passato il Belpaese abbia goduto di una posizione privilegiata, sarebbe il caso di chiedersi quanto solide siano le basi su cui ora poggia il rapporto che vanta con la Russia. Nell’articolo “Renzi tenta il rilancio ma per ora paga dazio”, Germano Dottori sottolinea il vano tentativo con cui il premier italiano ha cercato di promuovere all’interno dell’Ue una coscienza contraria rispetto al rinnovo delle sanzioni a Mosca.

Dopo aver ricordato quali sono i due grandi punti fermi dell’analisi di Limes, senza voler concedere maggior importanza allo scenario in Medio Oriente rispetto a quello in Ucraina, è bene spostare l’attenzione sull’articolo “Mullah Putin”. L’excursus di Mauro De Bonis chiarisce l’evoluzione del discorso ufficiale russo in merito all’Islam. Come anticipato nelle prime righe, la seconda parte della rivista è interamente dedicata alle relazioni e implicazioni della Federazione russa in Medio Oriente e quindi anche, lato sensu, al rapporto tra mondo ortodosso e musulmano. Il titolo è esplicativo e provocatorio: la figura pubblica di Putin è reinventata e acquista spessore. Oltre ad avere il titolo di Zar, Putin si è conquistato anche il rispetto necessario per l’appellativo di Mullah. Nonostante il presidente russo sia in prima fila nella lotta al terrorismo islamico, da tempo egli si impegna a migliorare i rapporti tra mondo ortodosso e musulmano. Pertanto, il ruolo di Mosca in Medio Oriente è ambivalente e non può essere schematicamente ridotta alla linea di demarcazione amico/nemico. Le ragioni di questa condotta sono molteplici e vanno ricercate sia in politica estera che interna. Il travagliato rapporto tra Putin e l’Islam si è manifestato dai primi mesi in carica alla presidenza con la guerra cecena. Col passare del tempo e statistiche alla mano che rivelano la costante crescita della popolazione di fede musulmana nella Federazione Russa, risultava chiaro che Putin non potesse permettersi di inimicarsi il mondo islamico.

La decisione da parte della redazione di Limes di analizzare il ruolo della Russia non limitandosi esclusivamente a un’unica linea interpretativa permette di sviluppare l’analisi fornendo un quadro articolato e adeguato. La posizione russa è complessa, ambigua e non può essere compresa se non attraverso una sintesi delle posizioni dei giocatori in campo. Uno dei contributi più importanti di questo numero al dibattito sulla Russia di Putin è il tentativo di riconsiderare le dinamiche internazionali senza cadere vittima di demonizzazioni né ad Est né ad Ovest. In generale, gli schemi binari sono criticati perché male si adattano alla caotica realtà, anche se la retorica amico/nemico ritorna in alcune occasioni, specialmente nella prima parte. Infine, la lettura di questo numero fornisce numerosi elementi per il dibattito sulla possibilità di una terza guerra mondiale, oggetto del terzo festival di Limes che si è tenuto a Genova dal 4 al 6 marzo.


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Nata nel '92. Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche, attualmente frequenta il Master of Arts in Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe presso l'Università di Bologna. Scrive per il quotidiano online "Cronache internazionali". Ha partecipato alla stesura dell'ebook "La Russia di Sochi 2014" in collaborazione con Limes Club Bologna e iMerica. Le sue passioni sono la scrittura e la letteratura, specialmente se tedesca e russa.

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