Note su “Sessualità e nazionalismo” di George L. Mosse

Mosse

In una società ormai libertaria, apparentemente disinibita ed erotizzata, che senso può avere parlare oggi del concetto di rispettabilità borghese? Come potrebbero mai essere collegati i processi di evoluzione della virilità, del ruolo della donna nella società, dell’ideale del maschio con il risorgere dei nazionalismi in Europa?

George L. Mosse, storico tedesco naturalizzato statunitense, cercava di rispondere a questi complessi interrogativi nel 1984, attraverso il volume Sessualità e nazionalismo.

Figura chiave della storiografia contemporanea, costretto durante il nazismo per via della sua origine ebraica a fuggire prima in Inghilterra, poi in America, Mosse ha insegnato all’Università del Wisconsin, dove ha dedicato la sua ricerca all’esperienza del nazismo, dei movimenti di massa e del nazionalismo tedeschi.

Segnando una svolta metodologica fondamentale, Mosse abbraccia l’insegnamento di Benedetto Croce, secondo il quale “ogni vera storia è storia contemporanea”. È necessario, dunque, stabilire un rapporto empatico con la storia, nel cammino di comprensione del presente. Per questa ragione l’opera di Mosse, a partire da La nazionalizzazione delle masse del 1975, che indaga sulle modalità di coesistenza tra individuo e massa, continua a dialogare con la nostra attualità, disseminando indizi e sollevando questioni che oggi, più che allora, sembrano essere nevralgiche.

«Questo libro non pretende di essere una storia generale della rispettabilità, del nazionalismo, della sessualità normale e di quella anormale; esso, invece, cerca di comprendere come questi fenomeni abbiano contribuito a plasmare gli atteggiamenti della società nei confronti del corpo e della sua sessualità».

Con questa premessa, l’autore ci accompagna in un viaggio a ritroso che illumina le pagine più contraddittorie e oscure del nostro tempo. Ritenendo insufficienti le fonti storiografiche tradizionali per spiegare il razzismo, il fascismo e il nazismo come fenomeni di massa in Europa, Mosse segue i metodi della storia culturale, addentrandosi in un racconto storico più ampio possibile che analizza la letteratura popolare, i trattati di medicina, i sermoni religiosi, le leggi, l’arte e l’iconografia. Egli individua, quindi, nella cosiddetta “cultura di massa” lo strumento attraverso cui la società moderna vede e rappresenta se stessa, e partecipa alla politica, intesa appunto come rappresentazione.

Sessualità e nazionalismo contribuisce infatti all’individuazione di una delle caratteristiche salienti della contemporaneità, ovvero l’attenzione nei confronti dell’esperienza visiva, e la sempre più frequente espressione degli atteggiamenti nei confronti della società in termini estetici. La propaganda nazista e fascista ne sono la dimostrazione: sfruttano a loro favore la propensione estetica che si andava consolidando e l’alto grado di penetrazione delle idee attraverso le immagini.

Un altro contributo essenziale di Mosse è l’intuizione che la sfera della sessualità, e in generale l’atteggiamento della società nei confronti del corpo, sono influenzati da fenomeni politici e sociali come il nazionalismo, di cui sono l’oggetto.

Continua a leggere – Pagina seguente


Indice dell’articolo

Pagina corrente: Sessualità e nazionalismo

Pagina 2: Rispettabilità, estetica e bellezza

Pagina 3: Amicizia, società maschile e “antifemminismo”


Crediti immagine: Giovane uomo nudo seduto in riva al mare (1835) di Hippolyte Flandrin, [CC0 Creative Commons], attraverso wikimedia.com


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università di Bologna, si interessa di tematiche legate al diritto islamico, al diritto della migrazione, alle relazioni esterne dell’UE e ai gender studies. Scrive di cinema per diverse riviste online.

Comments are closed.