“Il Front National da Jean-Marie a Marine Le Pen” di Nicola Genga
- 24 Aprile 2015

“Il Front National da Jean-Marie a Marine Le Pen” di Nicola Genga

Scritto da Paolo Furia

6 minuti di lettura

Pagina 2 – Torna all’inizio

Il Front National e le categorie del dibattito pubblico

L’autore del testo, sfruttando numerose fonti giornalistiche, documenti o manifesti del partito, dichiarazioni dei suoi dirigenti, nonché un’ampia bibliografia di studi teorici sul Front National, ricostruisce la sua storia sin dalle origini, all’inizio della Quinta Repubblica, passando per la lunga e non semplice gestione di Jean-Marie Le Pen, giungendo sino alla sua successione e alla fase nuova interpretata da Marine, la figlia. La storia del Front National viene ricostruita fondamentalmente attraverso il racconto dei suoi rapporti: con il resto del mondo della destra “estrema”, con i partiti e i leader della destra repubblicana, da De Gaulle a Sarkozy, con il mondo operaio, con i corpi intermedi, con l’estabilishment francese ed europeo. Rapporti spesso contraddittori ed oscillanti che mostrano come l’identità stessa del Front National non possa darsi per definita una volta per tutte, ma sia costruita dalle scelte dei suoi dirigenti e sospinta dai movimenti del resto del sistema. Ciò vien fatto valere in questo libro per il Front National ci pare che valga, in ogni caso, per tutte le forze politiche. Così, per esempio, un tratto che pare mantenersi nel tempo e nel passaggio di testimone da Jean Marie a Marine è l’orgogliosa polemica anti-estabilishment. Il riferimento positivo esplicito che vien fatto al populismo da parte di entrambi i leader in diverse fasi della storia del partito è proprio fondato su questa polemica. Nel rifiuto del potere costituito viene colto, infatti, uno dei tratti generali del populismo. Quando l’autorità è espressione del regime democratico rappresentativo, il populismo diventa allora, nell’autocomprensione lepenista, la difesa del popolo dalle élite, dalle oligarchie che presidiano gli spazi della rappresentanza e che popolano burocrazie e poteri economici: «Il populismo è la presa in considerazione dell’opinione del popolo. Se il popolo ha, in democrazia, il diritto di avere un’opinione, allora sì, io sono populista», affermava nel ‘91 Jean-Marie rispondendo agli intervistatori del periodico nazionalista Aspects de la France.

Ma popolo è un’altra categoria ambigua. Il riferimento polemico alle élite della democrazia rappresentativa, che peraltro è un aspetto comune ai populismi di destra e di sinistra, nel Front National assume caratteristiche più esplicitamente di destra se si riflette sull’ambiguità della nozione di popolo e sulla sovrapposizione voluta di due accezioni di questa che, seppure interconnesse, non sono affatto interscambiabili: il popolo come demos e il popolo come ethnos. Questo secondo significato, rivendicato a più riprese dal Front National, è in fondo quello che ne segna il tratto distintivo come forza non solo populista, ma di destra. Emerge bene nel libro di Genga come, per la verità, il riferimento al popolo come soggetto nazionale, depositario di medesime radici culturali e legato da un destino comune, sia la cifra del successo e dell’affermazione elettorale del Front, avvenuta nella prima metà degli anni Ottanta quando l’agenda mediatica nazionale imponeva come urgente e grave la questione dell’immigrazione, rispetto alla quale le politiche del Presidente Mitterand parevano troppo lassiste e sottovalutanti del fenomeno. Ciò che emerge altrettanto chiaramente, però, è che questo tratto di diffidenza nei confronti dell’immigrazione e l’orgoglio della nazione francese è patrimonio anche della destra repubblicana. Ad esempio, l’atteggiamento securitario e ai limiti della xenofobia del mandato presidenziale di Sarkozy, unito ad un atteggiamento vagamente bonapartista del Presidente, hanno soffiato terreno alla destra del Front, rivelando d’altra parte con essa una contiguità tutt’altro che occasionale. Contiguità che non è solo tematica, ma anche contraddistinta da alleanze significative, soprattutto a livello di elezioni locali. Ciò che Genga vuole sostenere, anche considerando il rifiuto esplicito dell’aggettivo “estrema” associato a “destra” da parte dei Le Pen quando si tratta di qualificare il Front National attraverso le metafore spaziali proprie della dimensione politica (rifiuto che si fa progressivamente più forte con Marine), è che il Front National deve essere compreso come un soggetto pienamente inserito nella storia della destra repubblicana, solo occasionalmente interprete di rigurgiti antidemocratici rimasti invece appannaggio delle numerose, ma poco rilevanti, formazioni neofasciste non rappresentate in Parlamento.

Complessivamente, il lavoro metodico di Genga ha il pregio di problematizzare lo sguardo superficiale con cui viene spesso compreso il fenomeno Front National. Le tesi che vengono problematizzate sono costruite mediaticamente e sono sostanzialmente le seguenti due:

  • la leadership del movimento frondista è fondata essenzialmente sul carisma, inteso come proprietà naturale del leader
  • il Front National è un movimento populista di estrema destra

Sul secondo punto si è detto a sufficienza. Sul primo punto, l’approccio dell’autore è rivolto soprattutto al ridimensionamento del concetto di carisma a qualcosa di costruito (nella cultura di massa, soprattutto attraverso la cassa di risonanza dei media). Anche in questo caso, la categoria viene interpretata in un senso non ipostatizzato: qualcosa come il carisma naturale, sostiene in fondo Genga, non esiste. Esso è, come gli altri concetti della politica, qualche cosa che si costruisce nel tempo e alla luce di dinamiche particolari ed irriducibili.

Tenuto conto del lavoro teorico sui concetti di destra, estrema destra, carisma, populismo, l’opera di Genga si qualifica dunque non solo in quanto ottima sintesi delle vicende che riguardano nello specifico il Front National, ma anche come laboratorio politologico intorno alle categorie proprie del dibattito pubblico. Categorie che, come si diceva all’inizio, sono ben lungi dall’essere date una volta per tutte, ma sono il frutto del travaglio della storia.


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora per i numeri 4,5 e 6? Tutte le informazioni qui

Scritto da
Paolo Furia

28 anni. Dottorando di filosofia presso il Consorzio FINO (Università di Torino, Vercelli, Pavia e Vercelli); i suoi studi vertono sulla questione del riconoscimento in particolare alla luce del dibattito francese che si svolge a cavallo tra la filosofia e le scienze sociali. Attualmente è segretario provinciale del Partito Democratico Biellese e svolge l'incarico di consigliere comunale della Città di Biella.

Pandora Rivista esiste grazie a te. Sostienila

Se pensi che questo e altri articoli di Pandora Rivista affrontino argomenti interessanti e propongano approfondimenti di qualità, forse potresti pensare di sostenere il nostro progetto, che esiste grazie ai suoi lettori e ai giovani redattori che lo animano. Il modo più semplice è abbonarsi alla rivista cartacea e ai contenuti online Pandora+, ma puoi anche fare una donazione a supporto del progetto. Grazie!

Abbonati ora

Seguici

www.pandorarivista.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]