“Limes 7/18: Attacco all’impero persiano”

"Limes 7/18: Attacco impero persiano"

Il numero 7/2018 di Limes. Rivista italiana di geopolitica non poteva essere di maggiore attualità. Attacco all’impero persiano analizza il ruolo geopolitico dell’Iran nel perennemente instabile scacchiere mediorientale dove, oltre alle quattro potenze regionali, agiscono anche due potenze mondiali. Gli Stati Uniti, che oltre a una cospicua presenza militare possono contare sull’alleanza di due potenze regionali, ovvero Arabia Saudita e Israele. Inutile aggiungere quanto il Medio Oriente sia stato, negli ultimi decenni, al centro della politica estera americana come testimoniano i ripetuti interventi militari, più o meno diretti. La Russia, che a partire dall’intervento nella guerra civile siriana nel settembre 2015 ha riaffermato il suo ruolo di gigante geopolitico mondiale. Proprio il coinvolgimento militare russo ha ribaltato in modo decisivo le sorti della guerra. In favore del governo siriano, storico alleato di Mosca già dai tempi dell’Unione Sovietica.

Lo scorso 8 maggio il presidente americano Donald Trump si è ritirato in modo unilaterale dal Joint Comprehensive Plan Of Action (Jpcoa), colloquialmente noto come accordo sul nucleare iraniano, di cui proprio gli Stati Uniti furono lo sponsor principale. Con questa mossa Trump ha vanificato il più grande successo diplomatico del predecessore Barack Obama. L’accordo, firmato nel luglio 2015 dai ministri degli esteri di Stati Uniti, Iran, Russia, Cina, Germania, Francia, Regno Unito ed Unione Europea ebbe una triplice finalità: impedire lo sviluppo di un’arma atomica da parte di Teheran; aprire il sistema economico iraniano al resto del mondo alleggerendo in parte il sistema sanzionatorio; tentare di normalizzare, dopo più tre decenni di tensioni, le relazioni tra Stati Uniti ed Iran attraverso il dialogo e la negoziazione. La riduzione della pressione internazionale su Teheran, concretizzatasi attraverso l’eliminazione di alcune sanzioni, fu una boccata d’aria fresca per l’arrancante economia iraniana. Grazie al Jcpoa le esportazioni di petrolio e gli investimenti esteri in Iran aumentarono.

La decisione unilaterale presa dal presidente Trump si abbatte come una scure sul processo di normalizzazione delle relazioni tra gli Stati Uniti (quindi l’Occidente) e Teheran. Le intenzioni dell’amministrazione Trump nei confronti dell’Iran sono caratterizzate da una profonda discontinuità rispetto a quelle di Obama. Mentre il presidente democratico era intenzionato a portare gli iraniani al tavolo delle trattative, il tycoon vuole stringere il cappio delle sanzioni attorno al collo dell’economia iraniana. Soffocarla, dissanguarla, aumentando così il malcontento sociale nei confronti della Repubblica Islamica che si è già palesato con le manifestazioni avvenute al termine dello scorso anno in tutto il paese. Le dimostrazioni popolari, che presero di mira i pilastri istituzionali dello Stato iraniano, dalla Guida Suprema Ali Khamenei ai pasdaran, avrebbero persuaso l’amministrazione americana circa la possibilità di causare un cambio di regime a Teheran attraverso l’aumento della pressione economica.

L’Iran vorrebbe salvare l’intesa sul nucleare per garantirsi l’accesso ai mercati esteri. Effettivamente, europei, russi e cinesi non hanno condiviso il ritiro unilaterale deciso da Trump. Ciononostante il destino del Jcpoa sembra già segnato. Gli Stati Uniti hanno minacciato ritorsioni nel caso in cui le loro sanzioni non vengano rispettate dalle aziende europee come avvenuto nel 2014 quando il gruppo bancario francese Bnp Paribas dovette pagare una multa di 8 miliardi di euro per non avere rispettato le sanzioni imposte all’Iran. Alcune multinazionali francesi, come Total e Peugeot, hanno già dichiarato che abbandoneranno il mercato iraniano. Ma tra i paesi europei l’Italia, in quanto primo partner commerciale Ue dell’Iran, sarà quello più colpito. Le sanzioni non risparmiano nemmeno le multinazionali americane come Boeing e General Electric, destinate a perdere miliardi di dollari a causa della rinnovata ostilità americana nei confronti di Teheran. Il 5 novembre 2018 è il giorno in cui le sanzioni inizieranno a picchiare duro. A partire da quella data inizierà l’embargo totale delle esportazioni di petrolio, le quali rappresentano ben il 65 % delle esportazioni iraniane. Lo stralcio del Jcpoa ha messo in difficoltà il presidente riformista moderato Hassan Rohani mentre ha rafforzato quella componente conservatrice della politica iraniana secondo cui lo scopo ultimo degli Stati Uniti è il rovesciamento della Repubblica Islamica e perciò degli americani non ci si deve mai fidare.

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Indice dell’articolo

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Nato a Modena nel 1997. Studente del corso di laurea triennale in Scienze Politiche, Sociali ed Internazionali presso l'Università di Bologna. Si interessa di politica interna ed estera, geopolitica, aree di crisi, storia del Novecento. Collabora con il giornale online ilformat.info.

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