Materialismo e dialettica. Il pensiero marxista e la critica all’idealismo
- 28 Ottobre 2014

Materialismo e dialettica. Il pensiero marxista e la critica all’idealismo

Scritto da Francesco Scanni

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Differenze e nuovi approdi

Mi accingo ora a cercare di rintracciare le differenze, che in parte possono già trasparire da quanto detto, tra il Materialismo e l’Idealismo.

Riparto da una frase di Engels che cita: “il grande problema fondamentale di tutta la filosofia, e specialmente della filosofia moderna, è quello del rapporto del pensiero con l’essere, dello spirito con la natura, il problema di sapere se l’elemento primordiale è lo spirito o la natura. I filosofi si sono divisi in due grandi campi a seconda del modo con cui rispondevano a tale quesito. Quelli che affermavano la priorità dello spirito rispetto alla natura formavano il campo dell’idealismo. Quelli che invece affermavano la priorità della natura appartenevano al campo del materialismo”. Marx criticava non sono l’idealismo, ma anche le filosofie che ad esso concedevano spazio, che sposavano il materialismo sotto mano, senza però palesarlo mai: “criticismo, positivismo, agnosticismo”.

L’affinità con Hegel dei due autori è costituita prevalentemente dalla dialettica, considerata la più completa, profonda e ricca dottrina dell’evoluzione, la più grande conquista della filosofia classica tedesca. Engels sosteneva che, assieme a Marx, aveva salvato la filosofia idealistica tedesca dalla rovina dell’idealismo, avendo trasferito la dialettica cosciente nella concezione materialistica della natura e della storia, che aveva portato, peraltro, alla dimostrazione che la natura procede dialetticamente e non metafisicamente. Per chiarire la frase precedente: “Marx corregge Feuerbach con Hegel” c’è bisogno di comprendere la visione di Hegel con la quale la suddetta correzione avviene. Essa è chiaramente presentata dalla dialettica. Engels la descrive come “la grande idea fondamentale che il mondo non deve essere concepito come un complesso di cose compiute (qui compare la critica alla atemporalità di Feuerbach prima citata), ma come complesso di processi nel quale, le cose che appaiono stabili, e i loro riflessi intellettuali nella nostra testa, attraversano un ininterrotto processo di origine e di decadenza”. Per la filosofia dialettica non vi è nulla di definitivo, di assoluto, di sacro. Tutto diviene e tutto perisce; dunque per Marx la dialettica è la legge del movimento che riguarda sia il mondo che il pensiero umano. Sarà a partire dal materialismo dialettico che Marx analizzerà la società partendo dal principio che se la coscienza si spiega con l’essere, anche la coscienza sociale si spiega con l’essere sociale.

L’incoerenza e l’imperfezione del vecchio materialismo, che non coglieva il forte legame fra l’uomo e le condizioni storiche nelle quali esisteva, convinse Marx della necessità di mettere d’accordo la scienza della società con la base materialistica e di ricostruirla sopra di essa.

Così l’idea secondo la quale il materialismo in generale spiega la coscienza con l’essere, e non viceversa, Marx la applica alla vita sociale dell’umanità, spiegando la coscienza sociale con l’essere sociale. La formulazione completa dei principi fondamentali del materialismo, utile per spiegare la società umana e la sua storia, può essere meglio compresa con le parole di Marx presenti nell’opera “Per la critica dell’economia politica”: “Nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini, entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà [qui, si può aggiungere, emerge la visione parzialmente deterministica di Marx per quanto riguarda la creazione delle condizioni. Quella costruttivista è però, secondo me, presente nell’agire umano come classe cosciente], in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle forze produttive materiali [in questo passaggio Marx evidenzia un’ancestrale tendenza dell’uomo a produrre per il proprio sostentamento]”.

L’insieme di questi rapporti di produzione, costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Risalire alla struttura originaria permette, dunque, di comprendere l’origine di molte sedimentazioni ideologiche e di reagire sul piano sovrastrutturale affinché corrisponda sempre più alla realtà pratica delle divisioni sociali esistenti.

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Scritto da
Francesco Scanni

Classe 1991. PhD presso l'Università della Calabria, dove ha conseguito la laurea specialistica in Relazioni Internazionali.

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