“La metamorfosi del mondo” di Ulrich Beck

Ulrich Beck

Recensione a: Ulrich Beck, La metamorfosi del mondo, Laterza, Roma-Bari 2017, pp. 248, 16 euro (scheda libro).


Così come Gregor Samsa, ne La metamorfosi di Franz Kafka, si risveglia una mattina trasformato in un “enorme insetto immondo” che non sa più come muoversi ed interagire con ciò che lo circonda, anche oggi, noi, ci muoviamo confusi senza capire il mondo.

Da questa problematica nasce La metamorfosi del mondo, l’ultimo libro scritto da Ulrich Beck e portato a compimento dalla moglie, a lungo sua collaboratrice. Ulrich Beck è stato docente di sociologia presso la Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco e la London School of Economics; viene considerato uno dei più influenti sociologi del XX secolo e fu il padre del concetto di “società del rischio”[1].

In questo libro si pone la fondamentale distinzione tra cambiamento e metamorfosi. Se nel primo caso si tratta di concentrare l’attenzione su di un carattere del futuro, mentre gli altri concetti rimangono invariati, nella metamorfosi tutte le certezze della società moderna vengono sradicate. La metamorfosi mette in gioco l’intero essere nel mondo; ciò che era inconcepibile accade ora, all’improvviso, come evento globale. L’opera si articola in dodici capitoli, che, rifacendosi sempre al tema centrale della metamorfosi, fanno entrare in campo altri concetti che hanno il compito di meglio illuminare il momento in cui ci troviamo a vivere.

L’idea fondamentale che Beck sviluppa ed elabora nei diversi anni di ricerca è che quanto più la modernizzazione procede e si afferma nel mondo, tanto più le sue conseguenze inattese sconvolgono le basi della modernità. L’idea della metamorfosi è l’ultimo passaggio in cui si sviluppa il pensiero del sociologo e gli consente di richiamare, in questa sua opera, tutti i temi a lui cari. Riprendendo questi argomenti egli riesce a conferire forza e unità alle sue teorie che tentano di guardare in modo lucido, al di fuori dello stato di choc in cui ci troviamo, un mondo sempre più difficile da decodificare.

«La teoria della metamorfosi va oltre la teoria della società mondiale del rischio: non riguarda gli effetti collaterali negativi dei beni, ma gli effetti collaterali positivi dei mali» (p. 6). Per Beck, la metamorfosi è un dato di fatto, bisogna prenderne atto e tentare di chiarire come muoversi all’interno di essa. Il mondo si è schiuso ed il Weltbild nazionale-internazionale non è più sufficiente, ora sono le nazioni a girare attorno alle stelle fisse rappresentate dal mondo e l’umanità. Gli “spazi d’azione” in cui ci troviamo ad agire sono «costruiti in termini cosmopolitici» (p.11). Anche chi non si sposta, grazie a internet, è, oggi, cosmopolizzato, entra nel mondo.

Questo perché il mondo si è cosmopolizzato a tal punto che anche chi voglia difendere un fondamentalismo nazionale deve agire in modo nuovo[2]; per far sì che l’azione locale abbia successo, l’agire deve essere orientato ad un quadro mondiale. Si vengono a creare per tutti (in quanto attori globali) nuovi spazi d’azione che aprono opportunità prima chiuse dai confini nazionali. Ci sono, infatti, istituzioni che, concepite in una logica nazionale, non sono più adeguate al presente e destinate, perciò, a fallire. Secondo Beck accettare il concetto di metamorfosi non significa credere in un imminente catastrofe, ma ripensare il mondo che ci circonda tenendo conto degli effetti dei rischi delle novità che ci troviamo a vivere.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Cambiamento e metamorfosi

Pagina 2: Ulrich Beck e il catastrofismo emancipativo

Pagina 3: Generazioni del rischio globale


[1] Concetto teorizzato da Ulrich Beck nel 1986 in La società del rischio. Verso una seconda modernità.

[2] Si pensi al fatto che, oggi, anche chi è contrario all’Unione Europea ha suoi rappresentanti che siedono all’interno dell’Europarlamento. Se così non fosse sarebbero condannati all’irrilevanza.


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Nato nel 1994 a Manerbio (BS). Diplomato al Liceo classico Arnaldo di Brescia. Studia filosofia presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza”. Si interessa di filosofia teoretica e politica occupandosi in special modo del pensiero di Walter Benjamin.

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