Un mondo senza amianto? Il ruolo degli accordi internazionali

Amianto

Quando si parla di amianto o di asbesto, si fa riferimento ad un insieme di minerali costituiti da sottilissime fibre che garantiscono alta resistenza ed estrema flessibilità. Oltre ad essere indistruttibile, è dotato di ottimo assorbimento acustico e isolamento termico ed è in grado di resistere all’usura e all’abrasione[1].

L’amianto vede il proprio momento di gloria durante il periodo dell’industrializzazione europea e nord americana, grazie alle sue molteplici potenzialità, che lo rendono adattabile a diversi scopi, e alla facilità con cui è possibile trovarlo in natura. È presente in circa 3000 prodotti, nella maggior parte dei quali si trova miscelato con il cemento.

Il cemento-amianto, noto come Eternit, brevettato dal Ludwig Hatschek nel 1902, consiste nella commistione di acqua, cemento e fibre di amianto. Questa miscela andava a creare un impasto che poteva essere laminato in forma di lastre piane o ondulate o trafilato per la costruzione di tubi e manufatti. Il brevetto dell’austriaco Hatschek fu il punto di partenza di società indipendenti in Belgio, Inghilterra e Svizzera. È il 6 gennaio 1906 quando l’ingegnere Adolfo Mazza decide di avviare la produzione di cemento-amianto anche in Italia, acquistando il marchio Eternit e fondando la “Società Anonima Eternit-Pietra Artificiale”.

Sono i primi anni del 1900 e sulla scena internazionale ad utilizzare la “miracolosa” invenzione di Ludwig sono l’Eternit dell’Europa continentale, la Turner & Newall inglese e l’americana Johns & Manville. Nell’Europa continentale le famiglie imprenditoriali che decidono il destino dell’amianto sono quattro: la famiglia Hatschek, gli svizzeri Schmidheiny, la famiglia francese dei Cuvelier e quella belga, la famiglia Emsens-De Cartier[2].

Le ricchezze che possono derivare dal cemento-amianto sono paragonabili a quelle che porta il petrolio: le materie prime necessarie alla produzione sono disponibili in grandi quantità e a prezzi molto bassi. La potenziale floridità di questo mercato ha portato alla nascita di collaborazioni tra i maggiori produttori. Le imprese nel campo della lavorazione dell’Eternit si sono date mutuo sostegno, impegnandosi a rispettare particolari condizioni di vendita per sospendere la concorrenza, impedire la discesa dei prezzi e garantirsi un continuo profitto.

Nel 1928 nasce la SAIAC: società associata dell’industria del cemento amianto, come strumento di mutuo aiuto, attraverso l’annullamento della concorrenza e il controllo sui prezzi in regime di oligopolio. Diventerà anche un utile apparato per controllare il sapere scientifico e le informazioni in tema di amianto. Lo scopo era infatti quello di gestire le conoscenze scientifiche che si stavano accumulando, evitando che raggiungessero l’opinione pubblica. Una delle modalità scelte per perseguire lo scopo è stata quella di anticiparne i risultati.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: L’industria dell’amianto

Pagina 2: Una crescente consapevolezza sull’amianto

Pagina 3: Regolamentare l’utilizzo dell’amianto


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Dottoranda in Sociologia e Ricerca Sociale presso l'Università di Bologna. Studia le irregolarità lavorative utilizzando la prospettiva della street level bureaucracy, si occupa principalmente di lavoro e azione pubblica.

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