Morfologia e semantica. Poi il femminismo

Femminismo

Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo contributo di Giancarla Codrignani a proposito di femminismo, linguaggio e politically correct con alcune considerazioni a margine del saggio Appunti per un pensiero de-genere di Elettra Santori uscito su MicroMega.

Giancarla Codrignani –che ringraziamo- è una scrittrice, giornalista, politica e intellettuale, impegnata nel movimento per la pace e più volte parlamentare della Repubblica nel gruppo storico della Sinistra Indipendente.


Sono così tante le pubblicazioni che “si debbono” leggere, che spesso cose importanti vengono accantonate per un “dopo” che si fatica a trovare. Nel numero 2/2017 di MicroMega mi era sfuggito un articolo (non evidenziato in copertina) di Elettra Santori sul “pensiero de-genere” di presunte sgrammaticature del “linguaggio della differenza”.

Riconosco, circa il Gender fair language e il Politically Correct, che alcune insistenze nel reiterare le varianti di genere sono indugi scritturali faticosi. Possiamo quindi discuterne senza contrapposizione: la lentezza nella comunicazione non dà efficacia alla ragion d’essere della convenzione antisessista, per vago convincimento che, “teoricamente”, nessuno creda di “pensare” ad escludere il femminile dal significato. Anche la Gran Bretagna, che lanciò le innovazioni correttive, ha abbandonato le diluizioni hi/she, his/her, ecc. ogni due righe, adottate per eliminare equivoci dal neutro convenzionale escludente. Che resta linguisticamente fondante: mi ha sempre impressionato il dispendio di parole dell’evangelista Matteo che nomina “la madre dei figli di Zebedeo”, circonlocuzione che svela una rimozione abituale dei nomi femminili forse nemmeno memorizzati. Il patriarcato è un principio indiscusso di quasi tutte le civiltà che ha dato fondamento a simboli, costumi, filosofie e intriga ancora il pensiero (e, siccome pensiamo per parole, in primis il linguaggio).

Tuttavia questo non implica che le questioni di genere siano definitivamente irrilevanti ai fini della precisione “grammaticale” delle parole, se, ragionando di linguaggio, siamo obbligati a distinguere la morfologia dalla semantica. Anche perché personalmente non sarei assolutamente contenta di essere “un individuo-donna”, come assume per sé Elettra Santori: credo di essere – e di dover essere – identificabile sempre come una donna, sia in quanto studiosa o in quanto ex-parlamentare (per l’esattezza ex-deputata) e non ho mai pensato che “sei come un uomo” sia un complimento. Non è meno offensivo dello sguardo che ti spoglia.

Il linguaggio è, infatti, espressione umana che, per essere comunicativa, non si contenta delle determinazioni sincroniche: le sorprese dell’evoluzione non sono poche, soprattutto perché, nel tempo, è vero che vince l’uso. Basta pensare agli accenti: diciamo “clessìdra” e non clèssidra, io “vàluto” una moneta, che però resta una valùta. Le trasformazioni – che sarebbero “errori” – hanno sempre una ragion d’essere e perfino un mostro come “io andiedi” in persone poco scolarizzate, riconduce all’analogia che fa dipendere “andare” da “dare”. Invece non è in alcun modo giustificabile che si possa definire ministro o sindaco con la desinenza in-o una donna: il nome concreto non designa la carica, ma la persona, che se è donna ha diritto all’evidenza allo stesso modo con cui il maschile designa la persona-uomo. Basta pensare al participio sostantivato di “governare” che se designa la cancelliera Merkel come “una governante”, non genera più un’immagine di potere politico, ma domestico. Non ci dovrebbe essere, dunque, ragione di evocare – come fa l’articolo in questione – per giunta con un’ironia misogina e un po’ classista, lo “zinale a bardare una questora” o una delle mostruosità inventate da Mary Shelley per esorcizzare una “mammellata architetta”.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Appunti per un pensiero de-genere, contro le derive s-grammaticali del politically correct

Pagina 2: Femminismo, storia e linguaggio


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Giancarla Codrignani è docente e giornalista. Si è sempre interessata di analisi politica. Esperta di problemi internazionali e di conflitti, è stata per tre legislature, nel gruppo storico della Sinistra Indipendente, parlamentare della Repubblica, impegnando la sua competenza nelle scelte politiche pacifiste e – laicamente – di area cattolica. Ha partecipato al movimento femminista e ha continuato ad essere coinvolta nelle problematiche di genere nell’amministrazione di Bologna e nell’Associazione Orlando. È direttora della testata giornalistica di Server Donne, scrive su Noi Donne e pubblica saggi e interventi politici su giornali e riviste anche on-line.

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