“I partiti in Italia dal 1945 al 2018” di Piero Ignazi

Ignazi partiti

Recensione a: Piero Ignazi, I partiti in Italia dal 1945 al 2018, Il Mulino, Bologna 2018, pp. 351, euro 25 (scheda libro).


In settant’anni di storia repubblicana l’Italia ha sperimentato innumerevoli soluzioni politiche, dettate a seconda dei casi da incrollabili convinzioni ideologiche, adesioni di convenienza o più semplicemente riassestamenti interni alla politica. Nonostante l’apparente disordine di questo cosmo, la radicata consuetudine democratica ha permesso di perpetuare negli anni un sistema sostanzialmente equilibrato ed egualmente dinamico, di cui i partiti italiani sono stati, nella buona e nella cattiva sorte, i più rappresentativi puntelli istituzionali. Attraverso la storia dei partiti italiani si ha una delle prospettive più nitide sulla storia repubblicana: i loro successi e le loro traversie sono il vissuto di una democrazia irrequieta, critica verso il proprio passato ma allo stesso tempo largamente debitrice nei suoi confronti.

Attento osservatore e acuto studioso di questo universo in continuo divenire è Piero Ignazi, docente di Politica Comparata all’Università di Bologna, autore del libro I partiti in Italia dal 1945 al 2018. L’opera si inserisce all’interno di un percorso di ricerca pluridecennale, segnato da testi come I partiti italiani (Il Mulino, 1997) e I partiti politici. Iscritti, dirigenti, eletti (Egea, 2007), da cui l’autore trae e rielabora chiavi interpretative per sondare le pieghe di una trama intricata. La sua non è una semplice storia di quel che è stato e quel che c’è ora: si tratta al contrario di una ricostruzione scientifica e dettagliata, in cui la trama dei singoli partiti si intreccia continuamente con le vicende dei suoi predecessori e con gli sviluppi degli altri attori istituzionali.

L’opera segue un tracciato inevitabilmente cronologico, in cui la ricostruzione temporale si intreccia da un lato con una categorizzazione tematica dei vari partiti, basata su criteri che rendono possibile distinguere tra loro gruppi di soggetti, e dall’altro con un’ulteriore suddivisione periodizzante delle epoche repubblicane. Infatti la divisione del libro in quattro parti, ognuna incentrata su diverse categorie di partiti (partiti storici estinti, partiti storici resilienti, nuovi partiti e “il nuovo per eccellenza”), si innesta su una periodizzazione in tre età, quella “dell’oro”, “del ferro” e “dell’argilla”, utile come guida per inquadrare le linee fondamentali dello svolgersi degli eventi.

La prima parte del libro è dedicata ai partiti minori – il Pli, il Pri, il Psdi e il Psi – il cui valore, a dispetto delle dimensioni ridotte, risiede sia nel ruolo da tramite tra due epoche, quella monarchico-liberale e quella democratico-repubblicana, sia nel ruolo ancillare svolto nei confronti dell’azionista di maggioranza del governo, la Democrazia Cristiana. La trattazione delle caratteristiche di quest’ultimo partito apre il capitolo seguente sui “partiti resilienti”. Con questo termine si intendono quei partiti come il Pci, il Msi e per certi versi anche il Partito Radicale che dopo aver svolto ruoli di grande rilievo nella Prima Repubblica sono riusciti a trasformarsi e a cambiare forma nella Seconda Repubblica. A tal proposito Ignazi supera questa bipartizione giornalistica in favore di una periodizzazione in tre età, suddividendo ulteriormente il periodo che va dalla fine della guerra a Tangentopoli in un’epoca aurea e una ferrea, mentre l’epoca successiva coincide con quello che Ignazi definisce periodo “d’argilla”. Il secondo capitolo funge da ponte ideale tra Prima e Seconda Repubblica, raccontando dello scontro tra gli epigoni del periodo precedente, come il Ppi, An e il Pds-Ds-Pd, e i nuovi arrivati come Ln, Fi-Pdl e, successivamente, il Movimento Cinque Stelle, protagonista dell’ultima parte della trattazione e rappresentante a tutti gli effetti un unicum nel panorama politico e ideologico europeo.  

Al di là delle chiavi interpretative fornite nel libro la preoccupazione principale di Ignazi è quella di proporre una ricostruzione fondata su serie storiche di dati riguardanti diversi aspetti della vita concreta dei partiti. Esemplificativa di questa cura una sua opera precedente, Il potere dei partiti. La politica in Italia dagli anni sessanta ad oggi (Laterza, 2002), dove emerge un profondo interesse non solo per la dialettica interpartitica, ma anche e soprattutto per le dinamiche interne ai singoli soggetti politici. Allo stesso modo nel suo ultimo testo, tramite la puntuale descrizione di elementi come i risultati elettorali, il numero degli iscritti e degli eletti, i congressi e i programmi, Ignazi ci fornisce una “radiografia” dei partiti, fondamentale per comprendere pienamente le ragioni delle scelte strategiche e, più in generale, la loro storia politica.

L’obiettivo della trattazione è senz’altro quello di illuminare un cammino storicamente articolato e costellato di metamorfosi (almeno nell’ultimo periodo) come quello dei partiti politici italiani. La minuzia con cui l’autore indugia anche sugli aspetti apparentemente minori e prosaici rivela l’intento, presente nel libro, di rendere una materia ostica intellegibile e ricca di spunti di riflessione. Ignazi mette in campo tutti gli strumenti acquisiti in decenni di attività intellettuale e accademica, al fine di permettere al lettore di districare il bandolo dalla matassa e individuare così un filo conduttore che colleghi idealmente la tumultuosa genesi della Repubblica dei Partiti agli interrogativi e difficoltà che affollano la società dei nostri giorni.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: L’equilibrio del caos: le mille vite dei partiti italiani

Pagina 2: Dal centrismo alla e-democracy

Pagina 3: La politica d’argilla: le tre età dei partiti secondo Ignazi


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Nato nel 1996. Laureato in Storia delle Istituzioni Politiche all’Università di Bologna. Si occupa prevalentemente del Novecento, con una particolare attenzione per la seconda metà del secolo e per la teoria e prassi dei principali partiti europei.

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