“Periferia. Abitare Tor Bella Monaca” di Carlo Cellamare e Francesco Montillo
- 06 Novembre 2020

“Periferia. Abitare Tor Bella Monaca” di Carlo Cellamare e Francesco Montillo

Recensione a: Carlo Cellamare, Francesco Montillo, Periferia. Abitare Tor Bella Monaca, Donzelli Editore, Roma 2020, pp. 384, euro 30 (scheda libro)

Scritto da Clara Corsetti

5 minuti di lettura

Roma, Tor Bella Monaca: solo questo nome evoca un immaginario di degrado, criminalità, spaccio. Un nome sporco, marchiato, che gli abitanti pronunciano a denti stretti – o omettono – quando devono dire da quale quartiere provengono. Tbm, così chiamato in maniera stilizzata, è solo uno dei tanti quartieri della periferia malfamata. Scampia, Zen, Corviale, Laurentino 38 sono solo altri capri espiatori del degrado urbano.

È con questo concetto che Carlo Cellamare e Francesco Montillo aprono Periferia. Abitare Tor Bella Monaca, edito da Donzelli nel 2020. Ed è proprio in questo annus horribilis che forse è ormai necessario – e non più derogabile – porre l’attenzione su quelle realtà dimenticate e volutamente scansate dalla società civile.

Con Periferia, Cellamare e Montillo vogliono proprio fare questo: portare la luce su oggetti dimenticati, impronunciabili, messi ai lati di una società sempre più escludente, e riqualificarli, sottolineare gli aspetti positivi, le sacche di speranza e di sogni al loro interno.

Le foto di Fabio Moscatelli, che accompagnano il testo di Cellamare e Montillo e le storie degli abitanti raccolte da Montillo, sottolineano questa dicotomia fra il degrado imposto dall’abbandono delle istituzioni e la volontà di riscatto: un vaso di fiori nell’androne, una stampa di Audrey Hepburn sopra le cassette delle lettere, un murales in un sottoscala, un bambino che sorride con il pollice alzato da dietro una finestra.

L’opera offre una ricostruzione della storia di Tbm, costruita nell’ambito del PEEP – Piano di Edilizia Economica e Popolare, “figlio” dell’altra gigante dell’edilizia pubblica INA-Casa, soppressa nel 1963 – che negli anni Sessanta e Settanta si occupò anche della costruzione di Corviale, Laurentino 38, Spinaceto e Vigne Nuove.

All’ombra delle torri, dove secondo l’ultimo rapporto della Direzione distrettuale antimafia del 2018 c’è la più grande piazza di spaccio di Roma dopo quella di San Basilio, si diramano tante storie, tanti fili rossi, di vita che si intrecciano con gli edifici del complesso.

Il prominente fenomeno dell’occupazione degli immobili è parte radicante di questo rapporto. Questo fenomeno, secondo Montillo è figlio della crisi di gestione del quartiere, che ha generato un vuoto istituzionale, causando un inceppamento nel sistema delle assegnazioni degli alloggi.

Montillo scrive: «Il vuoto istituzionale ha generato la creazione di norme condivise, una sorta di linguaggio, fatto di simboli e codici, attraverso la costante negoziazione delle diverse forme di legittimità, distinte nettamente dalla legalità: si negozia ciò che viene ritenuto legittimo. Si sono costruite delle regole comuni basate sul rispetto ottenuto tramite la conquista, sia essa quella di uno spazio o di un diritto» (p.21).

Montillo ha raccolto poi una serie di storie di abitanti tra l’R5 e l’R8, alcuni dei lotti di Tbm fra difficoltà, degrado, lotte per la casa. Troviamo ad esempio la storia di Lucia, abitante dell’M4, una delle torri di fronte all’R5. Nello specifico, Lucia vive in uno scantinato situato sotto la torre, con i muri umidi, e con come unico introito la pensione del marito Michele. La storia di questa donna colpisce perché prima la coppia non abitava in quello scantinato, ma bensì in un regolare appartamento al quarto piano dell’M4; nel 2015 però Lucia ha perso l’uso delle gambe e arrivare fin lassù era diventato impossibile per via dell’assenza di infrastrutture idonee per una persona invalida. Michele, nonostante si sia rivolto a tutti gli enti preposti – Municipio, ATER (Aziende Territoriali per l’Edilizia Residenziale, Comune di Roma – non è riuscito ad ottenere un’abitazione confacente all’invalidità della moglie. E sono finiti così in uno scantinato delle torri, prendendo il posto di Renata, che aveva già occupato lì con suo figlio disabile, alloggio che era già sanato dall’ATER.

Il testo, oltre a raccontare storie di questo tipo, si propone anche di offrire delle soluzioni e delle proposte. Nella parte seconda, subito dopo le già citate fotografie di Moscatelli, troviamo gli interventi di vari studiosi e attivisti nell’ambito della questione abitativa e dello spazio urbano, come Edoardo Currà, Lorenzo Diana e Marco Gissara.

C’è anche Elena Maranghi, che pone di nuovo l’attenzione sul fenomeno dell’occupazione a Tbm: «[…] Nel caso di Tbm, possiamo dire che ci troviamo di fronte, in linea generale, a un ibrido significativo fra occupazione per “stato di necessità” e occupazione come “strategia abitativa”. In particolare, laddove con stato di necessità non intendiamo esclusivamente una condizione economica gravemente precaria, ma, più ampiamente, la sussistenza di un forte isolamento sociale, derivante principalmente dalle dinamiche di separazione del quartiere dal resto della città; fattore che incide in maniera significativa sulle capacità degli abitanti di costruire un proprio percorso lavorativo, sociale, abitativo autonomo e stabile. In questo spazio subentra l’occupazione come strategia, specialmente di emancipazione – almeno parziale – dal nucleo familiare originario. Una strategia che cerca di colmare la percezione di esclusione dalla fruizione dei diritti e delle opportunità offerte dalla città. […]» (p.124).

Dunque l’occupazione viene descritta come strategia di sopravvivenza o meglio come unica chance di poter costruire una vita indipendente.
Ma, sempre secondo Maranghi, è anche un avamposto contro la «[…] crescente disillusione rispetto alle capacità di tali enti [quelli preposti alla gestione delle case popolari, n.d.a.] nel far rispettare le regole comuni e le norme vigenti.[…]». L’assenza delle istituzioni è così un leitmotiv di tutta l’opera, assenza che vuole essere volutamente sottolineata dagli autori.

Nella parte terza si affronta invece il tema dello spazio collettivo della vita quotidiana e del ripensamento dello spazio pubblico. Come scrive Cellamare, «[…] A Tor Bella Monaca lo spazio pubblico è uno spazio conteso, è il luogo del conflitto fra lo spaccio della droga e l’uso ordinario e tranquillo, in particolare dalle madri con i propri figli, bambini o adolescenti, uno spazio per il gioco e per il tempo libero. Sono soprattutto le donne a portare avanti questa battaglia per condizioni minime di vivibilità. […] Un gruppo di madri, stufo della presenza invasiva e insopportabile degli spacciatori, li ha affrontati e li ha allontanati, anche a rischio della propria incolumità […]» (pp.170-171).

Tutto il quartiere è interessato così da processi di riappropriazione degli spazi, come sottolineato dallo stesso Cellamare. Un quotidiano difficile, che si proietta in uno spazio anch’esso difficile, dove bisogna – usando i termini di Cellamare stesso – «arrivare preparati e farsi rispettare». Di conseguenza, riappropriarsi di questo spazio è un modo di combattere contro la negatività.

Il testo prosegue anche con un brano di Maura Peca sulle aree verdi di Tbm, mentre Federica Rosso, Arianna Peduzzi e Carlo Cecere scrivono di come il riciclo possa diventare un asso nella manica per conferire alle imprese edili presenti nel quartiere un vantaggio economico e la creazione di nuovi posti di lavoro.
Voci dal quartiere è la parte successiva, in cui si raccolgono le testimonianze di attivismi della zona. Andrea Colafranceschi ci riporta l’esperienza di TorPiùBella, fondata nel 2016, che si occupa di recuperare gli spazi e di renderli positivi, vivibili, e rispondenti ai bisogni della popolazione.

Nella quinta e ultima parte, Ripensare la periferia, Montillo e Cellamare concludono l’opera e parlano di rigenerazione dal basso, il cui soggetto attivo è il pubblico e le esperienze di autorganizzazione che, in un luogo abbandonato come Tbm sostituiscono la politica e le istituzioni.

In conclusione, Periferia è un testo che fornisce una visione completa e trasversale di un quartiere complesso, eclettico, sfaccettato come quello di Tor Bella Monaca, sfatando luoghi comuni ma non dimenticando la realtà dei fatti, spesso negativa. Oltre a ciò, offre anche visioni e soluzioni concrete, che potrebbero risollevare un luogo con così tante risorse. Periferia però non è solo l’omaggio a un quartiere, ma è un inno al guardare senza giudicare, al considerare, al riqualificare dei luoghi che sono considerati distanti e diversi ma che in realtà sono semplicemente lo specchio dei difetti della società in cui viviamo.

Scritto da
Clara Corsetti

Nata a Roma nel 1997 e si è laureata nel 2019 in Storia, Antropologia, Religioni presso l’Università di Roma La Sapienza, con una tesi in storia contemporanea. È attualmente studentessa magistrale in Scienze Storiche con indirizzo contemporaneo presso lo stesso ateneo. È inoltre autrice del libro “Ina-Casa Tuscolano: voci e storia”, edito da L’Incisiva Edizioni e frutto della rielaborazione della sua ricerca di tesi triennale. Ha partecipato in qualità di “giovane storica” al programma Passato e Presente, prodotto da Rai Cultura.

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