Un Patto per la transizione giusta. L’impegno dell’Università Cattolica
- 20 Dicembre 2021

Un Patto per la transizione giusta. L’impegno dell’Università Cattolica

Scritto da Roberto Zoboli

5 minuti di lettura

Roberto Zoboli, autore di questo articolo, è il Delegato del Rettore per il coordinamento e la promozione della ricerca scientifica e della sostenibilità dell’Università Cattolica di Milano.


Lo European Green Deal (EGD) è la priorità programmatica più alta della Commissione europea a guida Ursula von der Leyen e costituisce il maggiore esperimento al mondo di transizione di sostenibilità guidato dalle politiche pubbliche. Le risposte europee alla crisi pandemica hanno rafforzato tale esperimento. Lo suggerisce il vincolo del 30% di spesa connessa al clima nell’intero pacchetto che comprende Next Generation EU e bilancio dell’Unione Europea 2021-2027 e l’ancora più forte vicolo del 37% di spesa per il clima nel Meccanismo europeo di ripresa e resilienza a cui è connesso il PNRR italiano. Quest’ultimo, oltre che la quota per il clima, sta rispettando quella del 20% per la componente di rivoluzione digitale, anch’essa vincolata dalle strategie europee. L’Unione Europea si pone così su un sentiero di avanguardia globale verso una trasformazione che, sotto la spinta delle politiche per il cambiamento climatico, va a coinvolgere profondamente i modi di produzione e di vita per un diverso modello di sviluppo umano.

Il potere trasformativo della combinazione tra EGD e NGEU va letto tuttavia anche come l’apertura di una serie di sfide ai sistemi produttivi e ai territori. Il raggiungimento dell’obiettivo di riduzione del 55% delle emissioni di gas serra al 2030 e quello di neutralità climatica al 2050, adottati dall’Unione, richiede misure drastiche sul sistema energetico ed emissivo, come quelle proposte nel luglio scorso attraverso il pacchetto Fit-for-55. Un pacchetto che, se passerà nella sua attuale formulazione, comporta delle azioni molto impegnative sul fronte energetico e in altri settori, tanto impegnative che non sembrano ricevere il consenso di tutti i Paesi e settori.

Nel contempo, secondo stime di SEEDS, il centro di ricerca interuniversitario sulla sostenibilità che comprende UNIFE, UNIBO e Cattolica tra le sue otto università, lo EGD comporta, già prima del pacchetto Fit-for-55, la modifica o l’introduzione di oltre 170 direttive, regolamenti e strategie specifiche su clima, energia, inquinamento, risorse biologiche, agricoltura e alimentazione, chimica, che toccano decine di settori produttivi, processi e prodotti con una trasformazione dell’intero loro quadro operativo industriale. A ciò si aggiunge il percorso di finanza sostenibile, attraverso la tassonomia europea dei settori, processi e prodotti green e lo sviluppo dei criteri ESG, che pone nuove sfide alle imprese. Sullo sfondo stanno, secondo analisi di SEEDS per l’Agenzia Europea per l’Ambiente, altre transizioni di grande portata, in primis quella demografica, quella tecnologica, quella dei bilanci pubblici e delle collaborazioni pubblico-privato che la transizione di sostenibilità chiama come ingrediente essenziale.

La transizione è quindi selettiva, con qualche rischio che parti e attori del sistema produttivo e sociale non abbiano la capacità di agganciarla. Né il meccanismo di Just Transition incorporato nello EGD né il Social Climate Fund proposto nel pacchetto Fit-for-55, che costituiscono solo reti di protezione, possono garantire che i sistemi produttivi potranno acquisire le capacità di attraversare la transizione, nell’intreccio tra la forte disponibilità momentanea di risorse pubbliche e un riassetto del quadro competitivo ricco di incertezze. È evidente la necessità di azioni che rafforzino la capacità di risposta e di indirizzo, per evitare che la transizione sfugga di mano, e l’approccio non può che essere si azione collettiva territoriale, anche in Regioni di grande robustezza.

Il Patto per il Lavoro e per il Clima promosso da Regione Emilia-Romagna risponde a tale logica di azione collettiva in cui gli attori di governo, della società civile, del sistema produttivo, e gli attori della conoscenza si dotano di obiettivi ambiziosi per una transizione integrata e giusta che può essere perseguita con successo solo attraverso modelli di coesione e mutua collaborazione. Il lavoro è la prima parola chiave del Patto, ponendo con ciò un chiaro accento alla dimensione socio-economica della transizione di sostenibilità, proprio mentre il Patto fa propri obiettivi ambientali che vanno in anticipo su quelli europei e nazionali, insieme ad obiettivi di rafforzamento delle capacità tecnologiche di frontiera. Le comunità di conoscenza e le università hanno un ruolo importante per il Patto, come hanno da sempre nell’esperienza emiliano-romagnola, sia per la loro possibilità di supportare i processi con saperi tecnici altamente richiesti e una formazione adatta alla transizione, sia per la possibilità di fornire strumenti conoscitivi utili ad affrontare i potenziali conflitti e trade-off che la transizione di sostenibilità inevitabilmente solleva.

L’Università Cattolica ha avviato le sue attività a Piacenza nel 1951 con quella che è attualmente la Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, operante anche nel campus di Cremona. Si sono aggiunte nel tempo la facoltà di Economia e Giurisprudenza, anch’essa operante sia a Piacenza che a Cremona, e quella di Scienze della Formazione, creando così un campus emiliano che può fornire formazione, ricerca e intervento su diversi fronti dello sviluppo operativo del Patto, da quelli più tecnici a quelli socioeconomici, anche in collaborazione con altri atenei del territorio. I temi della transizione di Economia circolare e Bioeconomia, che il PNRR salda assieme nella Missione 2, Componente 1 (Economia circolare e agricoltura sostenibile), sono al centro di un’ampia attività di ricerca della Cattolica nelle scienze agrarie, alimentari e ambientali, ad esempio nel campo delle soluzioni per il recupero di scarti agro-alimentari per fare materiali per packaging, fibre pregiate, energia, idrogeno, prodotti cosmetici, biostimolanti. Diversi sono i fronti di ricerca sull’agricoltura sostenibile, ad esempio lo sviluppo di biostimolanti per ridurre uso di fertilizzanti e pesticidi, la ricerca sull’agricoltura conservativa con minima lavorazione del suolo, le soluzioni per la gestione del suolo per ridurre emissioni CO₂, l’ottimizzazione della gestione dell’irrigazione e dell’acqua in generale. Comprende inoltre una serie di progetti rivolti alla sostenibilità delle filiere alimentari, come vino, latte, formaggi, anche in collaborazione stretta con le imprese del territorio. Su questi ed atri temi sono in corso numerosi progetti europei di ricerca in ambito Horizon 2020 e LIFE e progetti in ambito PSR e POR FESR in ambito regionale.

Nel campo della formazione e ricerca per la sostenibilità, la Facoltà di Economia e Giurisprudenza ha istituito il corso di laurea in Management per la sostenibilità, un percorso innovativo ad orientamento multidisciplinare rivolto alla formazione di competenze corrispondenti ai nuovi bisogni delle imprese in transizione. Il corso collabora anche con due alte scuole delle Cattolica rivolte a questi temi, ALTIS – Alta Scuola Impresa e Società e ASA – Alta Scuola per l’Ambiente, che si affiancano alla SMEA – Alta scuola di Management ed Economia Agro-alimentare.

La Cattolica ha collaborato con le altre università dell’Emilia-Romagna alla prima fase di redazione della Strategia Regionale dello Sviluppo Sostenibile. Partecipa da tempo ai Laboratori della Rete dell’Alta Tecnologia, vale a dire MUSP e LEAP in collaborazione con il Politecnico sulle macchine utensili e su energia e ambiente. Ha recentemente collaborato per la realizzazione degli Stati generali dell’IoT con una startup insediata al Tecnopolo di Piacenza. Partecipa inoltre a diverse attività promosse da AR-TER, come il recente Tavolo sulla internazionalizzazione della rete regionale universitaria. La Cattolica è rappresentata nel Centro di Competenze BI-REX che sviluppa progetti su Big Data e manufacturing con imprese del territorio. A ciò si aggiungono i laboratori tecnologici della rete regionale CRAST e BioDNA e la società partecipata CITIMAP, che si occupa di telerilevamento e automazione nel settore agricolo.

Nell’ambito dell’area “Saperi e competenze” del Patto, la Cattolica ha un forte interesse per la strategia di attrazione di studenti stranieri, il rientro di talenti e l’attivazione di iniziative formative di carattere internazionale. Nell’ambito della formazione, partecipa inoltre al percorso ITS sulla formazione logistica attraverso il LEL – Laboratorio di Economia Locale. Gli studenti della cattolica partecipano ai Big Data Lab attivati dalla Regione tramite enti di formazione locali per lo sviluppo delle competenze su data analysis.

L’impegno che Università Cattolica si propone per il Patto per il Lavoro e per il Clima conta quindi sulle tre facoltà, i sei dipartimenti e i diciannove centri di ricerca operanti nel campus di Piacenza-Cremona, ma è anche un impegno generale dell’Ateneo per la condivisione di valori e obiettivi di bene comune che hanno nei territori il loro spazio più tangibile di necessità e realtà, soprattutto nei passaggi più complessi delle transizioni.

Scritto da
Roberto Zoboli

Delegato del Rettore dell’Università Cattolica per il coordinamento e la promozione della ricerca scientifica e della sostenibilità; Direttore ASA – Alta Scuola per l’Ambiente dell’Università Cattolica e Professore ordinario di Politica Economica presso la Facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’Università Cattolica; Membro del Consiglio Direttivo del Centro di ricerca inter-universitario SEEDS – Sustainability, Environmental Economics, and Dynamics Studies.

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