Scritto da Edoardo Colombo, Paolo Verri
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Il turismo non è solo un settore economico, ma un ecosistema sociale complesso che rivela le tensioni e le aspirazioni del presente. In Più turismo per tutti? Paolo Verri e Edoardo Colombo si confrontano in un dialogo che esplora le molteplici dimensioni del viaggio contemporaneo: dall’accessibilità all’overtourism, dall’impatto ambientale alle dinamiche di comunità. Con uno sguardo più filosofico e culturale, Verri indaga il significato simbolico del turismo come strumento di conoscenza e trasformazione personale. Colombo, attento agli aspetti economici e tecnologici, analizza le opportunità offerte dall’innovazione digitale e dai nuovi modelli di mobilità.
Ne emerge un racconto articolato che supera la retorica del turismo come mero consumo, per restituirgli dignità di pratica sociale e culturale. Un viaggio intellettuale che ragiona su come rendere l’esperienza turistica più equa, sostenibile e umana, dove tecnologia e relazione possano finalmente integrarsi. Pubblichiamo di seguito, per gentile concessione dell’editore Egea, un estratto tratto dall’introduzione del libro.
Un diritto universale che offre evidenti opportunità di crescita
Il turismo non è solo movimento di persone, è uno straordinario motore di cultura, inclusione e innovazione. È la manifestazione concreta della nostra sete di conoscenza, del desiderio innato di scoprire l’altro, di avvicinare distanze e di creare relazioni. Nel corso della storia il viaggio ha sempre avuto un valore simbolico e culturale: dal Grand Tour dei giovani aristocratici europei, come quello raccontato da Goethe nel suo celebre Viaggio in Italia, fino al turismo digitale e accessibile dei giorni nostri. Ogni viaggio è un ponte verso nuovi mondi e un dialogo con noi stessi.
Oggi, in un’epoca di trasformazione radicale, il turismo sta diventando davvero “per tutti”. La rivoluzione tecnologica e digitale, l’apertura delle frontiere culturali e sociali e l’affermazione di un turismo sostenibile e responsabile ci permettono di immaginare un mondo in cui ogni persona può accedere all’esperienza del viaggio. Il turismo è, per natura, inclusivo: abbatte le barriere fisiche e culturali, democratizza l’accesso alle opportunità, permette a ognuno di raccontare e ascoltare storie che ci avvicinano come umanità. In questo senso il viaggio contemporaneo non è più solo privilegio di pochi, ma si è trasformato in un linguaggio universale, una chiave per comprendere la complessità del mondo e superare le divisioni. Un miliardo di persone ogni anno si muove per turismo, portando con sé conoscenza, curiosità e la capacità di costruire relazioni pacifiche e durature tra individui e comunità. Questo è il potenziale più straordinario del turismo: essere una “migrazione positiva”, un movimento che arricchisce, ispira e promuove un futuro di cooperazione e crescita condivisa.
Il turismo non è solo una forza economica, ma anche una leva culturale e sociale. È capace di trasformare città e territori, valorizzare patrimoni spesso dimenticati e creare legami tra passato e futuro. È un settore che, oggi più che mai, deve confrontarsi con le grandi sfide della nostra epoca: la sostenibilità, l’accessibilità universale, l’inclusione e l’innovazione tecnologica.
La domanda Più turismo per tutti?, che dà il titolo a questo libro, è allora un invito a riscoprire il valore autentico del viaggio, a vedere il mondo con occhi nuovi e a impegnarci affinché ogni esperienza turistica sia accessibile, arricchente e sostenibile. È la volontà di celebrare il viaggio come diritto universale, ma anche come responsabilità comune, perché costruire un turismo aperto, inclusivo e intelligente significa costruire un mondo migliore. Che sia il Grand Tour di Goethe o una fuga contemporanea prenotata con un clic, ogni viaggio lascia un segno. E questa è la magia del turismo: permette a ciascuno di noi di sentirsi parte di qualcosa di più grande, di un mondo in cui il viaggio è davvero per tutti.
Tutto è cominciato da una domanda che ci portavamo dentro da tempo, ma che solo negli ultimi anni ha trovato parole chiare: il turismo è per tutti? Non era una domanda da convegno, né una formula retorica. Era qualcosa che ci interrogava in profondità, come professionisti, come cittadini, ma soprattutto come persone che hanno viaggiato molto e che hanno visto quanto il turismo possa includere o escludere, creare valore o lasciare indietro.
Questa domanda assume oggi un’urgenza particolare. Viviamo un momento storico in cui il turismo è diventato contemporaneamente più accessibile e più rilevante nelle politiche di programmazione, pur non avendone delega, con qualche significativa criticità. Da un lato, la digitalizzazione ha democratizzato l’esperienza del viaggio, abbattendo intermediazioni e rendendo visibili le più singolari strutture ricettive e destinazioni un tempo sconosciute. Dall’altro, assistiamo a fenomeni eccessivi di gentrificazione dei centri storici con impatti sociali e ambientali significativi. La pandemia ha poi accelerato questa riflessione, costringendoci a ripensare un modello che spesso sembrava alimentarsi solo di numeri crescenti.
Ed è così che abbiamo capito che la domanda meritava un libro. Non un saggio teorico, ma un dialogo vivo, un confronto tra due esperienze diverse che si incontrano da anni su tanti tavoli. Perché il viaggio è cambiato, come tutto il resto. Una volta era un privilegio, oggi è un’abitudine. Una volta era un’eccezione, oggi rischia di essere consumo. E allora volevamo tornare al senso più profondo del viaggio. Quel senso che ci ha spinti entrambi, in modi diversi, a cercare il mondo e a raccontarlo.
Quando parliamo di “turismo per tutti”, intendiamo molto più che semplice accessibilità economica o fisica. Stiamo parlando di un diritto culturale, di un’esperienza trasformativa che dovrebbe essere disponibile a ciascuno, indipendentemente da condizioni fisiche, economiche, culturali. Ma stiamo anche ragionando su come rendere il turismo sostenibile per chi accoglie, inclusivo per le comunità locali, generativo per i territori. “Per tutti” significa sia democratizzazione dell’accesso, sia distribuzione equa dei benefici.
Per questo motivo il libro affronta il tema da prospettive diverse ma complementari: il valore simbolico, economico, partecipativo, positivo, locale e futuro del turismo. Vogliamo contribuire a un dibattito che troppo spesso si polarizza tra visioni puramente commerciali e critiche radicali. Crediamo che il turismo possa essere un potente agente di cambiamento sociale e culturale, ma solo se ripensato in termini di cittadinanza temporanea, di responsabilità condivisa, di scambio autentico. In un mondo che torna a innalzare muri, il turismo rappresenta ancora uno dei pochi ponti tra culture e popoli diversi. Un miliardo di persone che si muove ogni anno è un’opportunità straordinaria di dialogo e comprensione reciproca. Ma perché questa potenzialità si realizzi, serve un nuovo patto: tra chi parte e chi accoglie, tra pubblico e privato, tra innovazione tecnologica e heritage culturale. È questo patto che vogliamo esplorare attraverso il nostro dialogo.
Questo libro non dà risposte definitive. Ma prova a offrire una mappa, o almeno una bussola. Perché la domanda “più turismo per tutti?” non ha una sola risposta. Ne ha tante, e tutte dipendono da come si guarda il mondo. E da come si sceglie di attraversarlo. Il nostro contributo intende invitare a un cambio di sguardo: a considerare il turismo non solo come un settore economico, ma come un ecosistema sociale e culturale, un laboratorio di convivenza e un’opportunità di rinascita per territori e comunità.
Un dialogo, il nostro, che vuole essere anche un invito all’azione. Perché il turismo di domani si costruisce con le scelte di oggi. E, se davvero vogliamo che sia per tutti, dobbiamo iniziare a progettarlo insieme, con intelligenza, cura e visione. Questo libro è il nostro modo di partecipare a questa costruzione collettiva.