Scritto da Pandora Rivista
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Convegno interdisciplinare — Bologna, 27–28 novembre 2026
Promosso da: Tempora APS e Pandora Rivista
Con il patrocinio di: Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
Sede: Sala Rossa, Palazzo Marchesini, Via Marsala 26, Bologna
1. Presentazione del tema
Un battito rilevato da un orologio, una preferenza espressa da un clic, un volto scomposto in punti. Ma anche un container seguito porto dopo porto, il turno di un rider assegnato da un algoritmo, un flusso di contenuti calibrato per trattenere qualcuno davanti a uno schermo fino a notte. Sono fenomeni lontanissimi tra loro: appartengono al corpo, al consumo, alla logistica, al lavoro, alla vita affettiva. Condividono però un passaggio. Per entrare in un calcolo, e dunque per essere previsti, ottimizzati, scambiati e governati, devono prima diventare dati.
Il convegno assume come oggetto questo passaggio. Il dato non è uno dei temi del digitale accanto alle piattaforme o all’intelligenza artificiale: è la categoria stessa che li precede e li rende possibili. Piattaforme e modelli algoritmici presuppongono, a monte, un modo di produrre, accumulare e far circolare dati. È una tesi che però non si ferma al solo perimetro della tecnologia. Le catene logistiche globali funzionano perché ogni merce è tracciata in ogni fase del suo percorso. Il lavoro, dal magazzino fino alle professioni intellettuali, viene sempre più misurato, valutato e distribuito sulla base di indicatori. Le istituzioni pubbliche conoscono i cittadini attraverso le loro tracce amministrative. Nemmeno l’esperienza più intima resta fuori da questo processo. Ciò che leggiamo, le persone che incontriamo, perfino il modo in cui ci percepiamo passano attraverso sistemi che traducono i comportamenti in informazione. Quei sistemi la restituiscono poi sotto forma di suggerimento, classifica, profilo. Questo non significa ridurre la contemporaneità al dato, né ricondurre al dato, come a una causa unica, fenomeni sociali solitamente associati alla “datificazione del reale”, quali la frammentazione, la solitudine o lo sfruttamento. Significa piuttosto riconoscere nel dato il punto in cui fenomeni eterogenei diventano osservabili insieme, perché condividono la stessa operazione di traduzione. Parlare con precisione del dato è la condizione per parlare con precisione di ciò che su di esso si costruisce.
Il dato, però, ha due volti. Il primo è materiale. Il dato ha un corpo: vive in server e cavi sottomarini, in data center che consumano energia e acqua e occupano territorio, in dispositivi costruiti con minerali estratti in regioni precise del mondo. In quanto materia, si può localizzare, sequestrare, tassare. Ricade sotto una giurisdizione, produce un impatto ambientale misurabile e dipende da una geografia: chi possiede le infrastrutture, e dove queste si trovano, non è indifferente. Il secondo volto è il flusso. Il dato acquista una parte decisiva delle proprie funzioni e del proprio valore attraverso la circolazione e l’aggregazione. Si copia senza consumarsi, sicché l’uso da parte di qualcuno non ne priva gli altri. Si aggrega: un dato isolato dice poco, mentre mille dati incrociati permettono di dedurre ciò che nessuno ha mai dichiarato. Acquista valore nel movimento e nella combinazione, più che nel possesso. Circolando, il dato non si limita a descrivere le persone: concorre a costituirle. Ciò che un sistema deduce da un individuo orienta ciò che quell’individuo vedrà, le opportunità che gli verranno offerte, il modo in cui sarà riconosciuto dalle istituzioni e dagli altri.
Materia e flusso: è la tensione che informa l’evento. Ed è una tensione con conseguenze precise. Le categorie con cui il diritto, l’economia e la politica hanno pensato i beni presuppongono oggetti che siano l’una cosa o l’altra. La proprietà è pensata per cose che o si hanno o non si hanno, la sovranità per ciò che sta dentro un confine. Questa duplice natura mette sotto pressione categorie giuridiche, economiche e politiche costruite attorno a criteri quali appartenenza, esclusività, territorialità e imputazione. La possibilità di duplicare, aggregare e far circolare i dati oltre confini e soggetti diversi rende più complesso stabilire chi possa disporne, chi ne tragga valore e chi debba rispondere degli effetti del loro utilizzo. Il dato mette in crisi ciascuna di queste presupposizioni. Da qui la difficoltà di governare la catena di eventi che attorno ai dati si sviluppa. Perché un dato possa essere governato, deve ricevere una qualificazione giuridica ed economica, essere identificabile, tracciabile, verificabile. Deve rientrare in una catena di responsabilità soggettive e oggettive, sottostare a garanzie costituzionali, essere disponibile alla tassazione e al controllo. Ciascuna di queste operazioni, però, si scontra con il doppio volto del dato: ciò che riesce sul corpo fallisce sul flusso.
Le implicazioni pubbliche e private del dato sono quindi ampie. Toccano insieme l’identità delle persone e la loro riservatezza, il modo in cui si produce conoscenza, gli equilibri di potere, l’ambiente e le scelte etiche, individuali e collettive. Il convegno si propone di descriverle, metterle in relazione e sottoporle a critica. Per farlo serve un approccio interdisciplinare. Non è una scelta di metodo aggiunta dall’esterno: è l’oggetto stesso a imporla. Un’entità che è insieme infrastruttura fisica, risorsa economica, categoria giuridica e fattore di costituzione del sé non può essere compresa da un solo sapere. Il giurista tende a vedere un bene da qualificare, l’economista, invece, una risorsa da valorizzare. Il filosofo tende a scorgere una forma di rappresentazione e di conoscenza, lo studioso della politica uno strumento di potere. Ciascuno coglie un volto e rischia di scambiarlo per l’intero.
Il convegno mette queste lenti disciplinari l’una accanto all’altra perché si completino a vicenda. Per la stessa ragione mette in dialogo generazioni diverse. Ogni panel affianca studiose e studiosi affermati a ricercatrici e ricercatori all’inizio del loro percorso, perché è solamente dall’incontro di diversi sguardi che i fenomeni del presente possono essere compresi senza essere semplificati.

2. Assi tematici
A partire da tali questioni, il convegno invita studiose e studiosi a presentare proposte di intervento riconducibili a uno o più dei seguenti assi tematici. Gli argomenti indicati hanno carattere esemplificativo e non esaustivo: saranno prese in considerazione anche proposte che affrontino questioni ulteriori, pertinenti al tema generale del convegno.
Asse 1 – Processi di costruzione del dato e trasformazione delle forme della conoscenza
Prima di regolarlo, scambiarlo o criticarlo, occorre stabilire che cosa sia. Dato, informazione e conoscenza non sono nozioni immediatamente sovrapponibili. Eppure i tre termini vengono spesso confusi.
Bisogna capire quando un dato riguarda una persona e quando smette di riguardarla, se sia qualcosa che si possiede o piuttosto una relazione tra soggetti, e che cosa accada a un fenomeno quando viene tradotto in dato. Parlando di dato, non si può non considerare anche metriche misurative, classificazioni, costruzione di modelli. La definizione di dato non può prescindere dai processi di modellizzazione. Quella su che cosa sia un dato è la domanda che fonda le altre: dalla risposta si può evincere come il dato si governa, si scambia e si abita.
Asse 2 – Governare i dati: infrastrutture, sovranità e nuovi conflitti internazionali
Il controllo sui dati è una forma di potere e, come ogni potere, pone un problema di limiti e di legittimità. Lo esercitano gli Stati, che amministrano, prevedono e sorvegliano. Lo esercitano anche soggetti privati, come le grandi piattaforme e i gestori delle infrastrutture. Per estensione e capacità di incidere sulla vita collettiva, questi assumono funzioni un tempo riservate ai poteri pubblici.
La domanda riguarda la tutela delle libertà di fronte a entrambi, la sovranità digitale, la geografia politica delle infrastrutture e il rapporto tra dati e vita democratica. Attorno ai dati si giocano infatti anche i rapporti tra Stati: proclami, accordi e conflitti economici e militari concorrono a mutare gli equilibri di forza e gli indirizzi politici a breve e lungo termine. Riguarda anche la dimensione sociale del controllo: chi misura e chi viene misurato, quali disuguaglianze ne derivano, con quali strumenti individui e comunità possano rivendicare un potere su ciò che li riguarda.
Asse 3 – Circolazione, valorizzazione e forme di appropriazione dei dati
I dati circolano ogni giorno attraverso accordi spesso invisibili, accettati con un clic. Sempre più spesso un servizio che appare gratuito viene pagato cedendo informazioni su di sé. Un dato personale, però, resta legato alla persona da cui proviene. Può davvero essere scambiato come un bene qualsiasi?
La domanda riguarda anzitutto il significato del consenso, sospeso tra scelta libera e condizione imposta per accedere a un servizio. Riguarda poi le forme con cui i dati vengono ceduti e condivisi, chi risponde dei danni che la loro circolazione può produrre, che cosa ne sia dei dati di una persona dopo la sua morte. Riguarda infine il valore che lo scambio genera: come si forma, dove si concentra, perché sfugge alle forme tradizionali del prezzo.
Asse 4 – Soggettività datificate: identità, autonomia e responsabilità
I dati non sono soltanto strumenti di cui ci si serve: sono l’ambiente in cui si lavora, si studia, ci si informa, si stringono relazioni. Ogni gesto quotidiano, da un pagamento a uno spostamento in città, lascia una traccia che viene raccolta e restituita.
Se i gesti agiscono in un orizzonte relazionale e rispondono a norme etiche – comportamenti strutturati e strutturanti – e concorrono alla creazione di un “senso pratico” acquisito socialmente e sviluppato attorno a situazioni specifiche, allora è opportuno indagare quali limiti all’autonomia individuale essi pongano, a quali derive di sorveglianza espongano e se, e in quale forma, la digitalizzazione abbia portato alla creazione di un “habitus datificato”; e ancora quali siano le condotte privilegiate da un determinato sistema e come esse modellino la capacità di comprendere e di agire di un individuo o di un gruppo sociale. Sono tutte questioni che, poste l’una di fronte all’altra, aiutano a delineare l’influenza che i dati hanno sulle nostre vite e sul modo di viverle.
3. Destinatari e ambiti disciplinari
La call si rivolge a dottorande e dottorandi, early career researchers, ma anche ricercatrici e ricercatori strutturati.
Sono particolarmente incoraggiate proposte provenienti dalle discipline giuridiche, filosofiche, economiche, politologiche e sociali, dagli studi sui media e sulla tecnologia, dalla semiotica, dall’informatica e dalla data science. Sono benvenuti contributi interdisciplinari e proposte provenienti da altri ambiti pertinenti alle questioni indicate.
4. Modalità di presentazione delle proposte
Le proposte dovranno includere:
_ Titolo;
_ Abstract di massimo 500 parole in lingua italiana dal quale emergano la domanda affrontata, l’approccio adottato e l’asse tematico di riferimento (indicato con il relativo numero, ad “Asse 2”);
_ Breve nota biografica di 100–150 parole, con eventuale affiliazione e principali interessi di La lingua con cui si terranno gli interventi sarà l’italiano; ogni intervento durerà 20 minuti.
Le proposte dovranno essere inviate in un unico file in formato PDF.
5. Modalità e termini di invio
Indirizzo per l’invio: tempora@email.it
Scadenza per l’invio: 20 ottobre 2026
Comunicazione degli esiti: 30 ottobre 2026
6. Tra le relatrici e i relatori presenti
È Professoressa ordinaria di Diritto privato all’Università di Bologna. È titolare del corso di Diritto di Internet e dell’intelligenza artificiale.
È Professore ordinario di Diritto costituzionale e Diritto dell’intelligenza artificiale all’Università Bocconi, dove dirige l’LL.M. in Law of Technology and Automated Systems (LATAS).
7. Pubblicazione
A seguito del convegno sarà valutata la possibilità di pubblicare su pandora Rivista una selezione dei contributi presentati, eventualmente in forma rielaborata.
8. Informazioni pratiche
Si richiede obbligatoriamente la partecipazione in presenza, possibilmente per entrambe le giornate. La partecipazione è gratuita. Non sono previsti rimborsi per le spese di viaggio e alloggio.
Maggiori informazioni riguardo al programma dell’evento seguiranno a breve.
Contatti: tempora@email.it
pandora@pandorarivista.it