Scritto da Riccardo Gasperina Geroni
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Il 15 ottobre 2026 alle ore 17.00, presso la Serra Madre Kilowatt – Serre dei Giardini Margherita, via Castiglione 132/3, Bologna, Silvia Ferrara e Luca Misculin saranno al Festival del Presente in un dialogo moderato da Riccardo Gasperina Geroni, a partire dai libri Il segreto delle isole (Feltrinelli 2026) e Mare aperto. Storia umana del Mediterraneo centrale (Einaudi 2025).
C’è un momento, nel prologo del Giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani, in cui Giannina, la bimba di nove anni in visita insieme ai genitori e al narratore alla necropoli di Cerveteri, realizza che “anche gli etruschi sono vissuti”. Un’intuizione che, per un attimo, annulla i millenni che li separano da lei. Benché il futuro avesse ormai stravolto il loro mondo, osserva il narratore poco dopo, in quel breve recinto sacro nulla sarebbe mai cambiato. E tuttavia, se pure le vestigia sono salve, chi tramanderà la loro storia quotidiana?
È una buona soglia per entrare nel Segreto delle isole (Feltrinelli 2026) di Silvia Ferrara, professoressa ordinaria di Filologia micenea e Civiltà egee all’Università di Bologna, e in Mare aperto. Storia umana del Mediterraneo centrale (Einaudi 2025) di Luca Misculin, giornalista del Post. I due libri muovono da oggetti e paesaggi diversi, condividendo tuttavia una domanda: come si restituisce una presenza alle vite che il tempo ci consegna soltanto attraverso tracce? Se Ferrara insegue i segni, le scritture e le memorie che le isole hanno custodito o lasciato indecifrate, Misculin percorre invece il Canale di Sicilia, dove i resti di storie antiche convivono con migrazioni, conflitti e trasformazioni ambientali. Ricerche che, in entrambi i casi, tengono insieme il rigore della distanza storica e il desiderio di rendere leggibili quelle tracce.
Il lavoro di Ferrara attraversa isole lontane fra loro – Sulawesi, Bali, Rapa Nui, le Cicladi, Creta, Cipro –, e mostra quanto sia vario il rapporto fra immagini, segni e scrittura. Da una parte, i grandi sistemi autonomi di scrittura sviluppati in Mesopotamia, Egitto, Cina e Mesoamerica; dall’altra, i contatti e le rielaborazioni che, tra sistema geroglifico cretese, Lineare A e Lineare B, portano alla nascita dell’alfabeto greco. A Cnosso, dove la studiosa ha trascorso un periodo di ricerca, le scritture antiche si incontrano con l’esperienza concreta di chi le osserva (l’argilla, i segni minuti, la pazienza necessaria davanti a un’iscrizione che non si lascia decifrare), garantendoci l’accesso a un vero e proprio laboratorio storico. La storia di questi sistemi restituisce tentativi, sovrapposizioni e trasformazioni all’interno di società in cui la scrittura – invenzione potente ma costitutivamente ambigua, secondo Ferrara – assume funzioni diverse. Fissa segni e parole, rende possibile la trasmissione, ma non coincide mai del tutto con la voce che sembra registrare. E il suo successo storico non la trasforma nella misura di tutte le altre scritture. Questa prospettiva permette di leggere le isole come luoghi in cui la storia prende forme singolari, talvolta destinate a durare, talvolta interrotte o ancora incomprensibili.
Anche Mare aperto si apre su un’isola che muta volto secondo la stagione. L’Isola delle Correnti, all’estremità della Sicilia, appare quasi deserta, d’inverno, e d’estate affollata di visitatori. Da questa immagine, Misculin ricava una sorta di premessa valida per l’intero Canale di Sicilia: un mare che unisce e divide, un paesaggio frammentato, sottoposto a cambiamenti improvvisi e attraversato da usi diversi. Per gran parte della storia umana il mare ha suscitato paura; eppure, è una forza storica, capace di regolare incontri, spostamenti e possibilità di sopravvivenza. E il Canale di Sicilia, dal canto suo, concentra attorno a sé molti dei processi che hanno caratterizzato la storia del Mediterraneo. Pantelleria custodisce nel proprio stesso paesaggio tracce di ossidiana, e di comunità preistoriche; Malta, le rotte commerciali dei Fenici, la potenza di Cartagine. Sono le stesse isole che faranno poi la loro comparsa nelle storie di pirati, nelle vicende coloniali, persino nelle relazioni fra Italia e Libia. Misculin passa dalle grandi fratture politiche (i missili lanciati da Gheddafi verso Lampedusa nel 1986) a episodi più circoscritti, come il calcio, seguendo il modo in cui gli abitanti costruiscono appartenenze e raccontano il proprio territorio.
Il libro riporta così il passato nel presente e ne fa uno strumento per leggere le rotte contemporanee. Le migrazioni di oggi hanno una storia, e quella storia ha conosciuto anche direzioni opposte. La continuità storica lascia emergere le differenze fra esperienze lontane e mette in discussione l’idea che le rotte contemporanee siano un’emergenza senza precedenti, separata dalla lunga vicenda di scambi e conflitti che ha attraversato il Mediterraneo. Anche il libro di Ferrara si chiude su un’isola, avvolta da un paesaggio freddo e da segni che affiorano soltanto quando la luce li raggiunge obliquamente. Le incisioni sulla roccia diventano visibili per un momento, senza consegnarsi a una decifrazione definitiva. Quell’«isola dalla luce storta» suggerisce una misura del nostro rapporto con il passato: le tracce chiedono attenzione, e quello che mostrano dipende anche dal modo in cui impariamo a guardarle. La chiusura di Mare aperto guarda invece al cambiamento climatico attraverso Malta: la riduzione delle piogge, la pressione turistica, la scarsità d’acqua e il costo energetico necessario a sostenere la vita sull’isola. Il futuro del Canale di Sicilia resta aperto alle scelte che le società faranno sulle risorse, sull’agricoltura, sul turismo e sulle persone che potranno restare o saranno costrette a partire. La geografia pone condizioni; le decisioni collettive concorrono a determinare il destino dei luoghi.
A Cerveteri, Giannina riconosce nelle tombe una vita umana che il tempo non ha cancellato del tutto. I libri di Ferrara e Misculin allargano quel gesto. Suggeriscono di sostare davanti alle tracce, seguendone i segni visibili ma rispettandone al contempo le zone d’ombra. Che cosa riusciremo a vedere, allora, nel Mediterraneo che cambia? E quali vite, quali memorie, sapremo lasciare emergere?