“I clan di camorra. Genesi e storia” di Luciano Brancaccio

Camorra Luciano Brancaccio

Recensione a: Luciano Brancaccio, I clan di camorra. Genesi e storia, Donzelli Editore, Roma 2017, pp.  VI-146, 24 euro (scheda libro).


 Tra i tanti paradossi che riguardano la storia della criminalità italiana c’è quello legato al valore delle sue rappresentazioni presso l’immaginario collettivo. La camorra, ad esempio, per lungo tempo è stata «considerata una sorella minore della mafia siciliana, perché meno netta nelle sue forme, meno riconducibile a un unico modello interpretativo» (p.3). Il paradosso è che nella seconda metà dell’Ottocento, e precisamente negli anni in cui si realizzava l’unità d’Italia, la situazione era del tutto capovolta e la criminalità di stampo camorristico riscuoteva una visibilità e un’attenzione prioritaria, tanto che sovente per descrivere i fenomeni criminali siciliani si faceva riferimento al «camorrista» o alla «camorra».

In questo senso se «il sapere degli specialisti ha una profonda influenza sul senso comune» (p.3), nondimeno quest’ultimo conosce sovente sviluppi e percorsi di costruzione molteplici, sotto l’influenza delle più diverse sollecitazioni. Anche per questo il lavoro di studiosi e ricercatori è necessario per evitare che le degenerazioni a cui è soggetto il senso comune inquinino oltremodo il dibattito pubblico. In tale ottica lavori come I clan di camorra. Genesi e storia svolgono una funzione fondamentale di bonifica dell’immaginario collettivo inquinato da artifici retorici e rappresentazioni basate sugli stereotipi.

Luciano Brancaccio, docente di Sociologia urbana presso il Dipartimento di Scienze sociali dell’Università Federico II di Napoli, costruisce un’interessante opera che, muovendo dal contesto sociale, indaga in particolare il ruolo economico di alcuni importanti clan di camorra. Tutto ciò nella condivisibile ipotesi che «il percorso di formazione dei gruppi di camorra si realizza, per così dire, “oggettivamente”, attraverso una selezione naturale negli spazi sociali e di mercato. Questo processo può avvenire nei mercati illegali o nei mercati legali» (p.7).

In tale ottica il mercato non rappresenta soltanto – come dato per scontato da tante frettolose ricostruzioni – l’ambito di arricchimento dei gruppi criminali, ma anche lo spazio di selezione «per alcune famiglie che giungono a imporsi sulla concorrenza, in genere – ma non necessariamente – affermando nel contempo un dominio territoriale» (p.7). Il mercato, dunque, come agone pre-politico entro cui si determinano i destini dei gruppi criminali: «A fronte di alcune famiglie di successo, altre si estinguono, altre ancora trovano una loro collocazione nei ranghi inferiori oppure sul limite che circoscrive il campo delle attività di tipo camorristico» (p.7).

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: La genesi dei clan di camorra

Pagina 2: La costante dialettica tra affari e violenza della camorra

Pagina 3: L’economia legale e la genesi della criminalità


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Siciliano, nato nel 1979. Ricercatore e docente di storia e filosofia nei licei. È Phd candidate in Storia Contemporanea presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell'Università di Messina. È membro della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (Sissco), dell'Istituto di Studi Storici Salvemini di Messina, dell'Istituto di Studi avanzati in psicoanalisi (ISAP), dell'Associazione amici di "Passato e presente" (APEP). Scrive per riviste cartacee e giornali online e oltre a diversi articoli di storia, filosofia e psicoanalisi è autore di: "Senso e godimento. La follisofia di Jacques Lacan" [Galaad ed.]. Collabora con l'Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea di Cuneo e svolge attività di ricerca presso il Centro Studi in Psichiatra e Scienze umane della Provincia di Cuneo.

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