CNA Emilia-Romagna e il Patto per il Lavoro e per il Clima
- 20 Dicembre 2021

CNA Emilia-Romagna e il Patto per il Lavoro e per il Clima

Scritto da Dario Costantini

6 minuti di lettura

Dario Costantini, autore di questo articolo, è il Presidente nazionale di CNA. Al momento della stesura del contributo Costantini ricopriva l’incarico di Presidente di CNA Emilia-Romagna.


Nel corso del primo mandato del Presidente Bonaccini, la Regione Emilia-Romagna ha ideato e avviato un proficuo confronto con le parti sociali attraverso il tavolo del Patto per il Lavoro che CNA Emilia-Romagna ha fortemente sostenuto e rilanciato con un proprio specifico Patto, il Patto per la Competitività attraverso il quale sono state avanzate proposte alla politica regionale mirate all’artigianato, ai professionisti e a tutte le micro, piccole e medie imprese. Con lo stesso spirito CNA Emilia-Romagna è stata convinta firmataria del nuovo Patto per il Lavoro e per il Clima che è la base di lavoro comune del presente e del prossimo futuro in uno scenario inedito e imprevedibile, fortemente condizionato dall’emergenza pandemica.

La pandemia, con cui stiamo tutt’ora convivendo, ha provocato 4,7 milioni di contagi (di cui 427.000 in Emilia-Romagna) e oltre 131.000 decessi (di cui 13.514 in Emilia-Romagna). Lo sforzo fatto come Associazione è stato immane, ma uno sforzo doveroso, senza perdere un solo giorno: domenica 23 febbraio 2020 CNA Emilia-Romagna ha dato vita ad una propria unità di crisi che ha permesso, già dal giorno seguente, di essere presente al primo “tavolo Covid” in Regione, insieme a tutti i firmatari del Patto, con un primo disegno sulle criticità rilevate dalle imprese, grazie al coordinamento con tutte le CNA territoriali.

Il Patto per il Lavoro e per il Clima in questo nuovo scenario assume quindi un ulteriore significato: quello di essere guida strategica per la ripartenza economica in grado di consentire a tutti gli attori del tessuto economico regionale di restare agganciati ad una crescita consistente trainata dai fondi europei e tutte le misure straordinarie per favorire la ripartenza dei mercati e la tutela dell’imprenditoria e dell’occupazione attraverso un rinnovato approccio costruito solidamente sui pilastri della transizione digitale e della transizione energetica. Grazie alla collaborazione tra le parti sociali che hanno condiviso il nuovo Patto si riusciranno a raggiungere più agevolmente obiettivi volti al generare lavoro di qualità, contrastare le disuguaglianze e ad accompagnare l’Emilia-Romagna nelle necessarie transizioni.

 

Transizione ecologica e transizione digitale

Mentre aumentare la competitività e la crescita attraverso la digitalizzazione è una prassi sempre più consolida anche nelle imprese più piccole, la transizione energetica e la gestione dell’emergenza climatica è invece la sfida più complessa del nostro presente e che impatterà sensibilmente su questa generazione e ancora di più sulle future. Le azioni, forti e necessarie, per sviluppare il complesso tema dell’efficientamento energetico e del recupero del patrimonio edilizio esistente sono anche un importante volano per la ripartenza e la crescita di tutte le imprese e i professionisti legati alla “filiera della casa”, in modo particolare per coloro che operano in ambito edile, impiantistico e con le nuove tecnologie. La transizione ecologica, quindi, non è solo una necessità ma è anche una preziosa opportunità: occorre mettere al centro delle politiche di sviluppo la sostenibilità. Nella fase post-Covid, lo sviluppo sostenibile è motore di crescita.

Le misure di interesse riguardano diversi temi: dall’economia circolare all’energia rinnovabile, dall’efficienza energetica al contenimento del consumo di suolo, dall’efficientamento delle risorse idriche alla messa in sicurezza del territorio. Tutti settori in cui è alta la presenza delle imprese artigiane che hanno la possibilità di acquisire nuovi margini di mercato. La numerosità nel sistema produttivo nazionale e il forte radicamento delle imprese sul territorio rappresentano il potenziale per il cambio di paradigma culturale verso la sostenibilità al fine di raggiungere pienamente gli obiettivi che l’Unione Europea ha posto in campo ambientale ed energetico.

Parimenti, non è immaginabile il rilancio dell’economia senza l’impostazione di un nuovo paradigma che venga diffuso in modo capillare sui settori che storicamente sono stati all’origine del successo del Made in Italy nel mondo. È necessario, pertanto, mettere a fuoco un sistema di politiche industriali capaci di dare sostegno agli investimenti attraverso l’innovazione e la digitalizzazione, basi indispensabili per prepararsi velocemente al prossimo futuro con un passo e strumenti differenti rispetto al passato. Occorre un impegno collettivo affinché le migliori soluzioni tecnologiche e organizzative siano tempestivamente messe a disposizione delle imprenditrici e degli imprenditori dell’Emilia-Romagna e un piano organico e straordinario che sappia stimolare l’innovazione di processo e di prodotto, l’introduzione di tecnologia, la transizione digitale attraverso l’adozione delle tecnologie abilitanti, la qualificazione delle competenze, le nuove modalità di accesso al mercato, partendo innanzitutto dai cardini su cui poggiano le filiere produttive e il sistema dei servizi della nostra Regione: microimprese, PMI, artigiani, professionisti.

È proprio perseguendo questi scopi che, nel corso del 2017, è nato il Digital Innovation Hub di CNA Emilia-Romagna. CNA Hub 4.0 è oggi un consolidato punto di riferimento, sia a livello territoriale che nazionale, ed è stato accreditato dalla Commissione europea. Il Digital Innovation Hub, nella cornice del Piano Nazionale Impresa 4.0 (ora Transizione 4.0) accompagna le PMI nei percorsi di transizione digitale attraverso 10 hub territoriali coordinati da una regia regionale, partendo da un assessment sul grado di maturità tecnologica e digitale delle imprese a cui fa seguito sia la pianificazione di percorsi di sviluppo individuali sia, parallelamente, l’organizzazione di percorsi di miglioramento per gruppi di imprese.

 

Osservatorio TrendER: l’andamento della micro e piccola impresa in Emilia-Romagna

TrendER è l’Osservatorio del Centro Studi di CNA Emilia-Romagna che, dal 2005, analizza le micro e piccole imprese della Regione. I principali indicatori alla base dell’indagine riguardano: investimenti, costi, fatturato, consumi, occupazione, esportazioni. L’Osservatorio si basa su un campione di oltre 12.000 imprese (selezionato tra le aziende con contabilità presso CNA) rappresentativo dell’universo di tutte le imprese con meno di 20 addetti attive in Regione, scientificamente validato da ISTAT.

Con i dati del secondo trimestre 2021, si manifesta appieno l’effetto di rimbalzo positivo rispetto al tracollo congiunturale verificatosi 12 mesi prima con l’inizio della pandemia da Covid-19 e il conseguente periodo di lockdown. Già nel primo trimestre 2021 si era avviata l’inversione di tendenza nell’andamento complessivo dei ricavi della micro e piccola impresa in Emilia-Romagna, con un incremento tendenziale del + 4,7% rispetto al primo trimestre 2020. Nel secondo trimestre 2021, tale variazione raggiunge il valore di + 37,3%.

Dinamiche dello stesso tenore riguardano anche gli altri principali parametri osservati. Gli investimenti erano ancora in leggero calo tendenziale nel primo trimestre (- 4,8%), ma crescono nel secondo trimestre del + 56,6%. Analogamente, le spese per retribuzioni passano dal – 0,6% di variazione tendenziale nel primo trimestre 2021 al + 44,4% nel secondo, le spese per consumi dal – 4,7% al + 28,2%. Per valutare meglio l’effetto di rimbalzo in corso, è opportuno considerare su base semestrale gli andamenti tendenziali attualmente positivi, anche confrontandoli con quelli negativi registrati nel primo semestre 2020. Nei primi sei mesi del 2021, la crescita tendenziale complessiva dei ricavi nei settori osservati da TrendER è stata pari al + 20,0%, mentre nel primo semestre del 2020 la corrispondente variazione era stata pari al – 17,5%.

A livello di macro-settore, mentre nel primo semestre 2020 la flessione dei ricavi era stata abbastanza omogenea, in quello del 2021 spicca la crescita delle costruzioni (+ 31,6%), rispetto a quelle del manifatturiero e dei servizi (rispettivamente, + 19,3% e + 18,5%).

Nel comparto manifatturiero, il settore con la variazione positiva più elevata è il legno-mobile, che con una crescita del + 34,0% sopravanza di circa 10 punti percentuali la dinamica negativa del corrispondente periodo dell’anno precedente. La crescita tendenziale riguarda tutti i settori industriali: nell’ordine, “altra manifattura” (+ 25,3%), meccanica (+ 19,7%), tessile- abbigliamento-calzature (+ 16,4%), alimentari e bevande (+ 7,2%). Tuttavia, nel caso del comparto moda la ripresa risulta molto più contenuta della flessione del 2020, che era stata pari al – 28,8%.

Nell’ambito delle costruzioni, la ripresa particolarmente spiccata riguarda soprattutto l’edilizia (+ 34,1%), che aveva maggiormente sofferto nel 2020 (- 16,6%), mentre i ricavi dell’impiantistica hanno registrato un incremento del 28,2% dopo la flessione del 12,2% nel 2020.

Nei servizi, il dato più positivo riguarda il commercio all’ingrosso e al dettaglio (+ 20,9%) e gli “altri servizi” (+ 20,4%), ma anche gli altri settori conseguono variazioni positive: dal + 16,6% dei servizi alla persona e alle famiglie al + 14,4% delle attività immobiliari e al + 11,3% di trasporto e magazzinaggio, fino al + 6,6% dei servizi di alloggio e ristorazione e al + 6,1% di riparazione autoveicoli e motocicli. Occorre aggiungere che, rispetto alla crisi dell’anno precedente, soltanto attività immobiliari, commercio e altri servizi evidenziano un pieno recupero; negli altri settori, è particolarmente evidente il deficit dei servizi di alloggio e ristorazione, i cui ricavi nel primo semestre 2020 avevano segnato una flessione del – 39,6%.

Considerando le componenti della dinamica dei ricavi, rispetto alla crescita complessiva del + 20,0%, quella dei ricavi nazionali risulta leggermente minore (+ 19,7%), confermando il ruolo trainante della domanda internazionale, laddove i ricavi aumentano del 25,6%. È invece superiore rispetto al dato complessivo quello della componente conto terzi (+ 21,6%), che beneficia particolarmente del clima di ripresa.

A livello semestrale, la spesa per investimenti ha ritrovato il segno positivo con un incremento tendenziale pari a + 45,5%. A livello di macro-settori, è evidente il contributo del manifatturiero, con un + 128,2% che sopravanza nettamente la flessione del 2020 (- 64,0%). La dinamica positiva riguarda anche le costruzioni (+ 53,8%, con l’edilizia che raggiunge + 80,2%), e i servizi (+ 27,9%, nel caso di trasporto e magazzinaggio + 105,8%).

Gli incrementi tendenziali delle spese per retribuzioni e consumi nel primo semestre 2021 ammontano rispettivamente a + 25,4% e + 9,2%. Le spese per retribuzioni recuperano pienamente la flessione del primo semestre 2020 (- 25,2%), con un incremento maggiore nelle costruzioni (+ 36,9%), seguite dai servizi (+ 26,7%) e dal manifatturiero (+ 17,3%). Anche le spese per consumi riflettono il dinamismo del settore delle costruzioni, con un incremento tendenziale superiore alla media complessiva e pari a + 17,3%.

Tutte le province dell’Emilia-Romagna condividono l’incremento tendenziale dei ricavi totali nel primo semestre 2021 registrando valori molto positivi: Rimini + 29,4%, Piacenza + 29,0%, Forlì-Cesena + 23,2%, Ferrara + 22,7%, Reggio Emilia + 20,9%, Bologna + 18,0%, Modena + 17,8%, Ravenna + 16,6% e Parma + 15,4%.

Scritto da
Dario Costantini

Presidente nazionale di CNA. In precedenza è stato Presidente di CNA Emilia-Romagna e CNA Piacenza. È inoltre Componente del Consiglio di amministrazione della Camera di Commercio di Piacenza e di Unipol Banca Bologna.

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