Scritto da Pietro Gatta
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Strada intrapresa, a quanto pare, dalla SPD in Germania in vista delle elezioni politiche previste per settembre di quest’anno e dal governo di Antònio Costa in Portogallo ([6]). Martin Schulz vuole smontare il più grande totem della sinistra tedesca: l’Agenda 2010. Il candidato della SPD vuole rivedere l’ambizioso pacchetto di riforme del lavoro e della protezione sociale voluta da Gerhard Schroeder che dodici anni fa costò alla SPD lo zoccolo duro del suo elettorato – e al cancelliere socialdemocratico la rielezione – ma che diede all’economia e al mercato del lavoro tedeschi una spinta gigantesca. È il segnale più evidente che il candidato socialdemocratico vuole spostare il suo partito a sinistra.
Anzitutto, Schulz vuole allungare di nuovo i tempi dell’assegno di disoccupazione, che Schroeder aveva accorciato per incoraggiare un impegno più attivo nella ricerca di un nuovo impiego – e perché garantiva anche un risparmio sulla spesa pubblica.
Altro tema caldo è il precariato. Il candidato dei socialdemocratici vuole rendere più stringenti le regole per il ricorso ai contratti a tempo, ad esempio reintroducendo il regime della causalità quale imprescindibile presupposto per la stipulazione dei contratti destinati a concludersi in un breve termine. Nella proposta di Schulz anche l’idea di estendere la cogestione – dunque la presenza dei sindacati ai vertici delle aziende – alle imprese che sono in Germania ma sottostanno a regimi giuridici di altri paesi. E chi organizza le elezioni dei consigli di fabbrica dovrà essere più protetto dai licenziamenti. Progetto e propositi sicuramente da valutare nel futuro ma che hanno il pregio di lasciare intravedere la possibilità di politiche che non vadano necessariamente nell’unica direzione indicata fino ad oggi.
Appare sempre più impellente, e, i casi di Germania e Portogallo lo dimostrano ([7]), la necessità di tutelare il lavoro prima e oltre il contratto, quale fulcro attorno al quale gravita la stessa essenza di essere persona e cittadino, e non solo nel momento della qualità di contraente. Percorso che deve partire necessariamente dal tentativo di mettere in discussione – attraverso letture alternative del sistema – quella concatenazione (crisi economica-modifica in senso liberale degli apparati normativi-crisi sociale-rottura coesione sociale) che si adagia sulla visione della norma protettiva quale strumento per raggiungere la mera efficienza economica (non strutturale).
[1] M. Esposito, L. Gaeta, R. Santucci, A. Viscomi, A. Zoppoli, L. Zoppoli, Istituzioni di diritto del lavoro e sindacale, V. III, Giappichelli, Torino, 2015.
[2] M. Roccella, Manuale di diritto del lavoro, Giappichelli, Torino, 2015.
[3] Per i non addetti ai lavori, la nozione di giustificato motivo oggettivo è richiamata al cospetto del licenziamento per ragioni che attengono alla sfera dell’impresa (“inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa”).
[4] Corte di Cassazione, sezione Lavoro, 7 dicembre 2016 n. 25201.
[5] Corte di Cassazione, sezione Lavoro, 21 dicembre 2011, n.16144.
[6] Per ragioni di spazio dedicherò qualche cenno solo alle proposte della SPD.
[7] Sul versante opposto potrebbe citarsi l’esempio francese e la riforma del diritto del lavoro (Loi Travail) attuate lo scorso anno. Recenti sono le vicende sulla sorte del Parti Socialiste alle ultime elezioni in Francia.