“La fine del dibattito pubblico” di Mark Thompson
- 12 Giugno 2017

“La fine del dibattito pubblico” di Mark Thompson

Scritto da Roberto Bertoni

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Una cattiva comunicazione danneggia la democrazia

Il dito dell’autore viene puntato sistematicamente, fin dal sottotitolo, contro la retorica. Ora, che un eccesso di retorica possa rivelarsi, e si stia rivelando, dannoso è fuor di dubbio. Fatto sta che il vero problema, a livello politico ma anche giornalistico e di comunicazione in generale, non è tanto la retorica quanto la demagogia. E se questa retorica violenta, esasperata ed esasperante sta trovando un terreno tanto fertile è perché le ideologie del Novecento hanno esaurito la propria spinta propulsiva e non sono state sostituite da ideologie nuove e all’altezza del dibattito pubblico del nostro secolo, fino a convincersi, almeno nelle sterili discussioni di casa nostra, che possano esistere partiti o coalizioni post-ideologiche.

Considerando che ideologia viene dal greco e che vuol dire, letteralmente, “discorso su una visione”, è chiaro che la confusione nella quale siamo immersi sia dovuta proprio all’assenza di una visione non solo da parte degli attori politici ma anche di quel vasto mondo che racconta le loro azioni quotidiane senza essere in grado di interpretarle alla luce di un disegno più ampio della mera descrizione di avvenimenti che sono sotto gli occhi di tutti e di retroscena che, a lungo andare, assumono contorni quasi morbosi.

Basti pensare ad un argomento concreto che è stato al centro del nostro dibattito pubblico per mesi: i vaccini. C’è una frase di Trump, posta all’inizio del capitolo 9 (intitolato, non a caso, Gettare nel camino) che vale più di mille analisi sul personaggio: “Ho una mia teoria, ed è una teoria a cui alcuni credono, e riguarda le vaccinazioni. Intendo dire che non abbiamo mai avuto una cosa del genere. Ormai è un’epidemia. Si è diffusa parecchio negli ultimi dieci anni… negli ultimi due anni. E sapete, quando portate un piccino che pesa cinque chili dal dottore e gli iniettano tanti, tanti vaccini contemporaneamente… Io sono a favore delle vaccinazioni, ma credo che, quando metti tutti quei vaccini insieme, due mesi dopo il bambino è molto diverso e sono successe tante cose diverse, sul serio… e conosco dei casi”. Era il 2012 e nessuno, all’epoca, credeva che un personaggio del genere potesse diventare presidente degli Stati Uniti.

Cos’è questo se non un classico esempio di ignoranza mista a sproloquio? Ovviamente Trump non sa nulla di vaccini però ne parla, i media rilanciano ciò che ha scritto magari sui social network ed ecco che qualunque sua affermazione, vista l’importanza del soggetto in questione, entra a far parte dell’immaginario collettivo.

Come sopravvivere, dunque, ad una liquidità che sta rendendo la nostra società sempre più fragile, fino ad indurla a chiudersi in se stessa? Come restituire alla lingua della democrazia, e anche a quella della politica, una sua dignità e una prospettiva meno amara? Una via possibile, che può essere suggerita dalla lettura di questo libro, è quella della ricostruzione di un sistema ideologico degno di questo nome, che restituisca un minimo di solidità all’assetto sociale e un minimo di umanità ai nostri rapporti personali. Bisognerebbe inoltre coltivare una sorta di etica del linguaggio che miri a responsabilizzare tutti ma, in particolare, chi ricopre un ruolo pubblico che lo rende, di fatto, una guida e un punto di riferimento per gli altri.


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Scritto da
Roberto Bertoni

Classe 1990, di Roma. Giornalista free lance, scrittore e poeta, collabora da anni con diverse testate, cartacee e on-line, ed è autore di saggi, racconti, romanzi, raccolte di poesie nonché di quattro libri-intervista.

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