Le “Buone Scuole”: vent’anni di riforme incomplete. Terza parte: verso la Buona Scuola

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Prima parte: Le “Buone Scuole”: vent’anni di riforme incomplete. Prima parte: la riforma Berlinguer

Seconda parte: Le “Buone Scuole”: vent’anni di riforme incomplete. Seconda parte: le riforme Moratti e Gelmini


Il sistema del reclutamento, rivisto dalla riforma Berlinguer, prevedeva il superamento di un concorso per poter accedere alla professione dell’insegnante. Oltre ai vincitori del concorso vi erano, come in tutti i concorsi, anche gli idonei: questi, avendo superato le prove, ottenevano il titolo abilitante (obbligatorio per poter poi avere il contratto a tempo indeterminato) e venivano inseriti in una graduatoria permanente. Queste graduatorie su base provinciale si riempivano sempre di più perché saturate anche dai cosiddetti “corsi speciali”, a cui accedevano insegnanti privi di abilitazione ma con più di 360 giorni di supplenza, e potevano accedere a questi corsi in seguito a decreti che venivano presentati a cadenza decennale. Grazie a questi corsi speciali e senza superare alcun concorso, tutti coloro che vi partecipavano ottenevano di diritto il titolo abilitante, entrando in quelle graduatorie permanenti sempre più gremite. Questo tassello del sistema scolastico, assolutamente fondamentale, subisce dal 2003 in poi numerose revisioni, tutte strutturali, che portano gli aspiranti docenti a dover essere pronti e aperti a continue novità, con cambiamenti delle regole in corso d’opera.

I primi spiragli, seppur timidi, di cambiamento in relazione al tema del reclutamento della classe docente si iniziano a ravvisare proprio con l’istituzione delle scuole di specializzazione all’insegnamento, meglio conosciute con l’acronimo SSIS1 (Scuola di Specializzazione all’insegnamento Secondario). Come possiamo evincere dall’acronimo, queste scuole, di durata biennale, erano finalizzate alla formazione degli insegnanti delle scuole secondarie di primo e secondo grado (per la scuola dell’infanzia e primaria erano state istituite lauree abilitanti a cui si accedeva per concorso). Per molti le SSIS hanno rappresentato il principale canale di abilitazione, consentendo agli specializzati l’iscrizione alle graduatorie provinciali permanenti. Con la legge 27 dicembre del 2006 n. 296 (legge finanziaria per l’anno 2007) le cosiddette graduatorie permanenti vennero trasformate in graduatorie ad esaurimento (più notoriamente conosciute con l’acronimo GAE) e quindi effettivamente chiuse a nuovi ingressi. Nell’anno accademico 2011-2012 è stato avviato il Tirocinio Formativo Attivo, meglio conosciuto con l’acronimo TFA2, ancora esistente e che di fatto ha sostituito le vecchie SSIS. Anche il TFA, come le SSIS, prevede un accesso a numero chiuso, ma tra le due scuole vi sono delle differenze strutturali. La prima e forse più importante differenza è rappresentata dal fatto che il titolo abilitante rilasciato dal TFA non dà la possibilità di accedere alle graduatorie ad esaurimento e quindi nega la possibilità ai nuovi docenti abilitati di essere destinatari di un contratto a tempo indeterminato, ma solo di contratti a tempo determinato e l’inserimento nelle graduatorie d’istituto di seconda fascia3. La nuova scuola di specializzazione non è più biennale ma annuale. Inoltre il Ministro Profumo, nel 2013, ha attivato i cosiddetti PAS (percorsi abilitanti speciali): percorsi di formazione anch’essi volti al conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento, rivolti ai docenti della scuola con contratti a tempo determinato che hanno prestato servizio per almeno tre anni nelle istituzioni scolastiche statali e/o paritarie.

Nonostante questi cambiamenti nel reclutamento, le graduatorie ad esaurimento contavano ancora una miriade di insegnanti che da anni hanno superato un concorso oppure hanno avuto la possibilità di esservi inseriti ma che ancora non avevano un contratto a tempo indeterminato. La recente riforma Renzi-Giannini, con la legge 107/2016, ha cercato di sbrogliare questa matassa intricata: vi erano infatti alcune classi di concorso in alcune province assolutamente esaurite oppure con pochi candidati da stabilizzare, e quindi per gli incarichi annuali bisognava ricorrere sistematicamente agli abilitati di seconda fascia delle graduatorie d’istituto e a quelli di terza fascia. È il caso paradossale dei docenti di italiano e di matematica della scuola secondaria di primo grado, degli insegnati di sostegno, di spagnolo, degli insegnanti della scuola primaria. Vi erano invece nelle graduatorie ad esaurimento classi di concorso con molti candidati che non trovavano nessuna cattedra disponibile e i più fortunati di questi erano depositari di incarichi annuali sul sostegno.

La riforma della scuola, legge 107/2015, ha cercato di mettere fine a questa situazione provvedendo ad istituire un piano di assunzioni finalizzato al totale esaurimento delle GAE. Si è messo fine al ricorso sistematico a docenti incaricati non stabilizzati. L’azione del Governo quindi ha previsto un piano di assunzioni da GAE di circa 100 mila docenti, che però non ha risposto alle reali esigenze del mondo della scuola proprio a causa della situazione prima descritta. Scendendo nel dettaglio, il piano di assunzioni prevede quattro fasi (fase 0, fase A, fase B e fase C), dalla fase 0 alla fase B si è cercato di occupare le cattedre vacanti (pensionamenti in gran parte). La fase C è stata la novità di questa riforma: in pratica si è istituito il cosiddetto organico di potenziamento (circa 8% in più di docenti) formato da insegnanti che non hanno la cattedra ma che lavorano nelle scuole a specifici progetti oppure per supplire colleghi momentaneamente assenti. Peccato però che le scuole non hanno ricevuto i docenti richiesti in base alle loro esigenze, visto che i destinatari delle proposte di stabilizzazione sono stati coloro che appartenevano alle GAE e quindi docenti già in esubero prima di essere assunti. Infatti, nonostante tutte queste assunzioni, le scuole si sono trovate a dover incaricare altri “supplenti” per poter colmare quelle cattedre rimaste ancora vacanti. Sempre la 107/2015 prevede un maxi concorso per colmare quei vuoti rivolto agli esclusi del piano di assunzioni, ovvero agli abilitati di seconda fascia delle graduatorie d’istituto.

La riforma della “buona scuola” di Renzi-Giannini è stata accolta con tante critiche anche perché si presenta appiattita sulle questioni relative all’organizzazione e all’amministrazione, dimenticando di affrontare i grandi temi che la società di oggi chiede. Ciò che gli addetti ai lavori si aspettavano era ad esempio sarebbe stata una profonda innovazione dei modelli didattici e dei programmi di studio, un grande vuoto che si avverte da ormai troppe riforme “burocratiche”. Questa legge elude il tema dell’innalzamento dell’obbligo scolastico fino al diciottesimo anno di età, tema su cui la maggior parte dei Paesi europei si stanno confrontando. È ovvio che più alti livelli d’istruzione equivalgono a più alti livelli d’inclusione nella società e nel mondo del lavoro. Garantire una preparazione in linea con i grandi cambiamenti della società contemporanea significa mettere lo studente che sarà l’uomo del domani, in condizione di comprendere i grandi cambiamenti che si producono nel campo dell’economia e della comunicazione. Inoltre manca una discussione serie e concreta sulla piaga dell’abbandono scolastico e quindi della dispersione. Questo fenomeno è il frutto della povertà in aumento, di una crisi non solo economica ma anche dei valori, di un pessimismo di fondo che vede allargarsi la forbice sociale. Da un Governo almeno sulla carta di sinistra ci si aspettava una valutazione più attinente, una riflessione più ideologica, uno slancio meno propagandistico e più risolutivo dei reali problemi che il mondo della scuola deve affrontare. Riformare non significa solo cambiare le regole lasciando le strutture imperniate su conservatorismi chiusi e assolutamente anacronistici. Riformare significa mettere l’istituzione di riferimento nelle condizioni di poter rispondere ai tempi, di essere all’altezza delle esigenze richieste, dei problemi da affrontare. Riformare significa dare uno slancio di cambiamento privo di interessi politici, di propagande elettorali, di costrutti ormai vecchi e consunti che ritornano nonostante le rivoluzioni lessicali. In definitiva, cambiano i nomi, cambia la struttura organizzativa e amministrativa, cambia il sistema, cambiano i diritti ma resta sempre la stessa istituzione che non propone alcun cambiamento rispetto ai grandi temi, alle nuove esigenze formative, alle nuove istanze che il tempo richiede.

La 107/2015 sceglie di riorganizzare i poteri dei dirigenti scolastici, ai quali vengono dati maggiori responsabilità e capacità di governance. Ma tutto ciò a quale prezzo? Questa novità quali conseguenze comporterà? I docenti saranno ancora liberi di esprimersi, di scegliere, di opporsi, saranno liberi di attuare strategie in seno alla loro esperienza benché queste non siano condivise dalla dirigenza?

Altro capitolo fondamentale riguarda il bonus ai docenti meritevoli. Non tutti potranno accedere a questo privilegio, solo una piccola percentuale tra coloro ai quali saranno dati dei compiti extra. Se in una scuola tutti i docenti si rendessero disponibili ad avviare percorsi extra-didattici, chi e su quale base sceglierà i docenti da premiare?

In Italia da molti anni ormai ogni nuovo governo propone la sua riforma della scuola. Se provassimo ad osservare da vicino le interconnessioni e i nessi dei diversi progetti colpirebbe il fatto che una certa continuità degli obiettivi formativi prevalga sulla discontinuità delle diverse ispirazioni politiche. Nell’attuale tempo di crisi, la tenuta delle istituzioni appare sempre meno salda ed il ripensamento delle regole comuni passa attraverso la scelta di ammodernare strumenti ed apparati o continuare a coltivare l’immobilismo che ci allontana dall’Europa. Si è scelto di restare ancorati all’evoluzione, di non rimanere indietro, di stare al passo con un mondo che cambia e di cui vogliamo far parte.

L’invito da rivolgere agli studenti, agli insegnanti, ai dirigenti scolastici, alle famiglie e alle forze sociali sarà quindi quello di non mancare all’appuntamento, per troppo tempo ritardato, con l’innovazione, lo studio e l’autoaggiornamento continuo per fare in modo che tutti possano cogliere il significato partecipativo della cittadinanza europea.


1# L’istituzione delle SSIS fu stabilita con la legge 19 novembre 1990, n. 341. Il decreto del MURST del 26 maggio 1998 ne stabilì i criteri generali. Era organizzata in modalità interateneo a livello regionale, con accesso a numero chiuso (stabilito annualmente dal Ministero dell’Università e della Ricerca).

2# Introdotto dal decreto del MIUR n. 249 del 10 settembre 2010, emanato ai sensi della legge n. 244 del 24 dicembre 2007, e modificato dal decreto del MIUR n. 81 del 25 marzo 2013.

3# Le cosiddette graduatorie d’istituto hanno sostituito le vecchie graduatorie provinciali. Queste nuove graduatorie sono divise in tre fasce: prima, seconda e terza. Nella prima fascia sono presenti coloro che rientrano anche nelle graduatorie ad esaurimento. Nella seconda fascia vi sono gli abilitati che non hanno avuto accesso alle graduatorie ad esaurimento e in terza fascia troviamo gli aspiranti docenti che hanno solo il titolo di accesso alla professione ma non hanno il titolo abilitante.


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Nato nel 1979 a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Da oltre dieci anni vive a Roma dove lavora nella scuola come insegnante di lettere. E’ attivo in numerosi progetti di integrazione e scolarizzazione di ragazzi stranieri nelle periferie romane.

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