Lo spazio oggi. “La crisi della ragione cartografica” di F. Farinelli
- 11 Aprile 2017

Lo spazio oggi. “La crisi della ragione cartografica” di F. Farinelli

Scritto da Paolo Missiroli

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Spazio e globalizzazione

In effetti, tutto questo ha molto a che vedere con il concetto di biopolitica per come lo espone Foucault. La politica all’altezza della modernità è una politica che si esercita su una popolazione e su di un territorio. Farinelli aggiunge: non vi è governo del territorio, quindi non vi è Stato, là dove questo territorio non sia stato cartografato. Non solo; lo Stato ha anche ragionato su questo governo sempre ponendo il territorio all’interno di una mappa, volendo far sì che potesse essere cartografato. Gli acquitrini non sono stati eliminati, nel corso della modernità, solo perché erano dannosi per la salute delle popolazioni. Essi sono stati distrutti anche perché, nella loro difficoltà a venire mappati, erano “naturalmente sediziosi.

Noi possiamo governare solo ciò che si dà al nostro sguardo ed al nostro pensiero.  Ogni governo avviene sempre attraverso una stilizzazione del reale nella mappa, insieme di segni che riducono la complessità del mondo ad uno schema che rende possibile lo Stato, la Colonia, il viaggio per raggiungerla. Si capisce così perché non si può più dire che la mappa è il “prodotto” del capitale. È il contrario: il capitale è il prodotto della mappa. La lunga storia del capitalismo è potuta cominciare perché i mercanti hanno potuto attraversare mari ed espropriare terreni che erano già stati cartografati.

Cosa accade nel Novecento, che trasforma questa prospettiva? Secondo Farinelli, viene meno l’idea di mappa a partire proprio dal divenire mappa dell’intero mondo. A questo punto, anche grazie alle foto dallo spazio, la Terra diviene Globo e Rete. In questi due elementi, il tempo e lo spazio vengono meno nella loro consistenza ed i punti, che prima erano distribuiti nettamente sulla mappa, entrano in una relazione multipla tra di loro ed irriducibile alla geometria classica.  Questo sviluppo è sia il risultato che la condizione da un lato del progresso tecnico che ha ridotto le distanze temporali e spaziali, oltre che dello sguardo che si posa per la prima volta su un globo.

spazio

Immagine della “Biglia Blu”, ripresa dallo spazio dalla navicella Apollo 17 nel 1972. (NASA/JPL)

È questo passaggio che dobbiamo, secondo Farinelli, intendere come passaggio dalla modernità alla post-modernità. La post-modernità emerge qui come approfondimento di tendenze della modernità: la Rete nasce nel momento in cui il mondo intero diventa Carta. Non c’è più modernità quando la ragione cartografica entra in crisi. Questo non solo perché (ed è il mondo in cui viviamo oggi) questo nuovo tipo di spazio mette in crisi lo Stato (che, come visto in precedenza, si fondava sulla mappatura del mondo) ma anche perché il meccanismo stesso della rappresentanza politica si fonda sulla cartografia, come mostra Farinelli nell’ultima parte del testo. Sieyès pensa la rappresentanza, nella Rivoluzione del 1789, nella “indistinta equivalenza che hanno i punti geometrici che si trovano sullo stesso piano”. La Tavola, la Mappa, dice Farinelli, è al fondo di ogni rappresentanza politica.

Da questo punto di vista Farinelli spiega la crisi della rappresentanza odierna. Essa è dunque crisi dello Stato, da un lato, ma anche crisi del meccanismo stesso della rappresentanza. Come si rappresenta qualcosa che è del tutto uscito da una mappabilità qualsivoglia, che sta nell’indeterminato, che è moltitudine (senza dare a tale concetto, ora, il senso positivo che altri gli danno)? In questo senso possiamo leggere anche la crisi dei partiti odierna, che è dunque sicuramente una crisi culturale ed epocale, come ci ricorda Farinelli, prima che politica. Il punto è che i partiti non rappresentano più classi perché il concetto stesso di classe ricade in uno schema di tracciabilità che oggi, sostiene il geografo, è del tutto passato. La globalizzazione emerge così, per Farinelli, come termine della modernità.


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Scritto da
Paolo Missiroli

Nato a Faenza (RA) nel 1992, diplomato al liceo Classico Torricelli di Faenza, dottorando alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Si è laureato a Bologna in Scienze Filosofiche. Si occupa di filosofia francese contemporanea, in special modo del lavoro di Michel Foucault, teoria critica ed ecologia politica, nei suoi rapporti con la soggettività e la biopolitica da un punto di vista storico e filosofico.

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