Paradisi fiscali e paesi a “fiscalità privilegiata”

Paradisi fiscali e paesi a fiscalità privilegiata

I paradisi fiscali sono paesi nei quali si riscontra un regime di imposizione fiscale molto basso o assente, che rende conveniente stabilire in essi la sede di un’impresa. In alternativa o in aggiunta, questi Stati possono garantire regole particolarmente rigide sul segreto bancario, che consentono di compiere transazioni occulte. Solitamente inoltre le regole societarie consentono l’emissione di azioni al portatore, un insieme ridottissimo di formalità societarie e contabili e norme favorevoli per quanto riguarda i servizi finanziari.

Da un punto di vista strettamente formale lo spostamento di capitali verso queste destinazioni, di per sé, non implica un comportamento illegale: lo stesso trattato di Maastricht, entrato in vigore nel 1994, ha introdotto la libera circolazione dei capitali, così come l’art.63 TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea) vieta tutte le restrizioni ai movimenti di capitali e ai pagamenti tra Stati membri, nonché tra Stati membri e paesi terzi. Ma ciò che rende un’operazione – sia di natura finanziaria, sia societaria – fraudolenta è la rappresentazione di una situazione che non corrisponde alla realtà, come ad esempio l’attribuzione di redditi che risultino destinati ad una società e invece sono percepiti da una persona.  

In questo articolo si cerca di illustrare cosa siano i paesi definiti a fiscalità privilegiata, le fonti normative che disciplinano questo aspetto e come esso sia in realtà molto ramificato e diffuso, anche mediante lo spostamento fittizio delle residenze fiscali.

L’origine dei paradisi fiscali, così come oggi si intendono, può essere fatta risalire al primo ventennio del Novecento, quando alcuni paesi come Svizzera e Lussemburgo hanno cominciato a sviluppare una legislazione più favorevole ai fini delle imposte, ma è dopo la seconda guerra mondiale che il fenomeno dei paradisi fiscali diventa decisivo, quando alcuni paesi offrono ai possessori di capitali un posto sicuro in cui depositarli istituendo il segreto bancario e l’assenza di tasse.

Con il termine di “paradisi fiscali” si fa riferimento, dunque, a Stati o territori all’interno degli Stati stessi, in cui il prelievo fiscale, inteso come l’insieme di tasse, imposte e tributi, è ridotto o addirittura totalmente assente. Si pensi ai fondi cosiddetti “offshore”, ossia ospitati da quei paesi che accolgono banche, compagnie di assicurazione e gestori di fondi (in particolare hedge funds e fondi speculativi), senza imporre alcuna regolamentazione fiscale.

Questo tipo di trattamento è generalmente previsto per i soggetti che vi stabiliscono la residenza fiscale ma, spesso, viene anche riservato a soggetti che, pur non risedenti fiscalmente, apportano comunque capitali per investimenti.

Al fine di contrastare tale sistema elusivo, molti paesi hanno creato meccanismi di controllo conosciuti come CFC (Controlled Foreign Companies) che hanno lo scopo di individuare la localizzazione fittizia, in questi paesi, di redditi significativi in società partecipate estere e che non procedono alla sistematica distribuzione dei dividendi.

Continua a leggere – Pagina seguente


Indice dell’articolo

Pagina corrente: Paradisi fiscali e offshore

Pagina 2: Paesi a “fiscalità privilegiata”

Pagina 3: Il contrasto legislativo ai paradisi fiscali


Crediti immagine: da Milad Alizadeh [CC0 Creative Commons], attraverso unsplash.com


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui 

Laureato presso la S.U.N. di Napoli in Economia Aziendale nel 2006, ha conseguito l'attestato di tirocinio professionale triennale come Dottore Commercialista ed Esperto Contabile rilasciato dall' O.D.C.E.C. di Napoli nell'anno 2011. Durante il periodo di collaborazione/tirocinio su uno Studio in Provincia di Napoli, si è occupato di contabilità e fiscalità relative sia a persone fisiche che giuridiche. Lavora presso un'azienda operante nel settore metalmeccanico e dal 2011 collabora come affiliato al CAF DDL di Chieti. Dal 2016 collabora con la Rivista di Affari Europei -Europae.

Comments are closed.