“Partecipazione, processi di Immaginazione Civica e sfera pubblica” di Roberta Paltrinieri e Giulia Allegrini
- 24 Gennaio 2021

“Partecipazione, processi di Immaginazione Civica e sfera pubblica” di Roberta Paltrinieri e Giulia Allegrini

Recensione a: Roberta Paltrinieri e Giulia Allegrini, Partecipazione, processi di Immaginazione Civica e sfera pubblica. I Laboratori di Quartiere e il Bilancio Partecipativo a Bologna, FrancoAngeli, Milano 2020, pp. 192, 25 euro (scheda libro)

Scritto da Giulia Ganugi

6 minuti di lettura

Questo contributo è tratto dal numero cartaceo 3/2020, dedicato al tema delle “Piattaforme”. Questo contenuto è liberamente accessibile, altri sono leggibili solo agli abbonati nella sezione Pandora+. Per ricevere il numero cartaceo è possibile abbonarsi a Pandora Rivista con la formula sostenitore che comprende tutte le uscite del 2020 e del 2021. L’indice del numero è consultabile a questa pagina.


Perché riflettere sulla partecipazione e sulla sfera pubblica proprio ora, ora che stiamo vivendo questo particolare momento storico, sociale e sanitario, che impone invece un ritiro nella sfera privata? Seppure a fasi alterne e con modalità diverse da una fase all’altra, sono nove mesi ormai che viene richiesto uno sforzo a tutta la popolazione italiana nell’evitare situazioni che potrebbero diffondere ancora di più il virus del Covid- 19. Questo significa aver interrotto molte delle attività, sociali, culturali e politiche, che siamo abituati a vivere nello spazio pubblico delle nostre città: piazze, strade e parchi. Potrebbe allora apparire insensato e, quasi, paradossale, proporre un libro che fa delle dinamiche della vita pubblica il nucleo fondante della sua riflessione. Non lo è affatto, invece: nel totale rispetto della tristezza, dell’angoscia e delle difficoltà che questa situazione porta con sé, il momento che stiamo vivendo rappresenta anche un’opportunità di riflessione, come succede per ogni evento che segna una sorta di demarcazione storica tra il prima e il dopo. Gli eventi che stravolgono la realtà sociale istituzionalizzata, infatti, portano a interrogarsi sul prima, ad analizzarne le criticità e le opportunità e sulla base di queste sviluppare una strategia per affrontare il futuro.

Il libro Partecipazione, processi di Immaginazione Civica e sfera pubblica offre, appunto, questa possibilità relativa, nello specifico, ai processi partecipativi negli spazi pubblici e al coinvolgimento dei cittadini nella progettazione della res publica. Il contesto territoriale di riferimento è la Città di Bologna, in quanto il libro nasce dalla partecipazione delle autrici – Roberta Paltrinieri e Giulia Allegrini – a percorsi di ricerca-azione partecipativa, promossi dalla pubblica amministrazione, con attività di osservazione, di formazione e accompagnamento metodologico ai processi di co-progettazione e di disseminazione scientifica dentro e fuori l’università. Tuttavia, il grande lavoro di contestualizzazione all’interno di un quadro concettuale di riferimento e lo sforzo di valutazione delle pratiche e degli strumenti utilizzati in questo caso specifico rendono il volume un’importante bussola da conservare preziosamente nel taschino di chiunque si occupi, accademicamente o territorialmente, di queste pratiche. In particolare, il libro offre: a) una ricca analisi della letteratura, presentata criticamente, sui concetti di partecipazione, co-progettazione, innovazione sociale e democrazia; b) una guida per pubbliche amministrazioni, che stiano sperimentando o vogliano, in futuro, sperimentare processi partecipativi e di coinvolgimento della cittadinanza nel decision-making; c) una raccolta pratica di strumenti e di metodologie da cui prendere ispirazione per sviluppare processi partecipativi, sia in formato digitale, nella sfera pubblica online, sia in formato territoriale, nella sfera pubblica tradizionale, quando sarà nuovamente possibile.

Il libro parte dall’assunto che le pratiche partecipative stanno mutando, esprimendo e dando voce a più ampi processi culturali e a un diverso modo di intendere il vivere sociale. Seppure sia un libro snello e agile, le sue pagine sono dense di significato, andando sempre a fare riferimento a un elemento costitutivo della nostra società: la democrazia. Nell’evolversi dei primi due capitoli, le autrici dedicano ampio spazio ad un’analisi attenta e approfondita, dei tanti temi che intersecano la partecipazione. Il terzo capitolo è, invece, interamente rivolto alla descrizione accurata dei Laboratori di Quartiere e del Bilancio Partecipativo della Città di Bologna. Il quarto capitolo, infine, riprende tutte le suggestioni lanciate nelle pagine precedenti per poi raccoglierle in ulteriori approfondimenti e lasciare il lettore con molti elementi su cui riflettere.

Scendendo nel dettaglio, il primo capitolo si apre con una lettura del concetto di rischio, così come elaborato da Ulrich Beck nel suo La società del rischio del 1986: i rischi diventano globali nel senso dell’intensità e del numero crescente di eventi contingenti che possono riguardare grandi masse di persone; siamo tutti genericamente coinvolti in questi pericoli più o meno percepiti, ma tutti e nessuno ne sono responsabili[1]. Questi fattori vanno, innanzitutto, a modificare la fiducia nella modernità, perché vengono messi in discussione gli schemi di sicurezza tradizionale[2]. In secondo luogo, in un processo sequenziale, muta anche il rapporto tra individuo e collettività, da un lato, e tra politico e non-politico, dall’altro. A seguito di questo processo, che le autrici elaborano dettagliatamente, viene sottolineata l’importanza assunta dalla sfera quotidiana come contesto dell’agire partecipativo. Questo porta con sé tutta una serie di altre dinamiche che il libro prosegue a identificare e spiegare: tra le altre, sicuramente, lo sviluppo della network society[3] e del networked individualism[4], che nonostante possano facilitare il processo di invidualizzazione, possono anche rappresentare una nuova piattaforma di partecipazione politica online e una nuova forma di civic engagement.

Nel capitolo viene, inoltre, fatta un’importante precisazione in merito al tipo di ‘attivismo’ che nuove forme di partecipazione stanno condensando: le azioni civiche collettive sono basate sul progetto, cioè l’ottenimento di una risposta a un bisogno specifico, e le loro pratiche partecipative sono più fluide, opache e meno pianificate rispetto ai vecchi modi di partecipazione. In più, queste azioni si svolgono tramite eventi civici ibridi, che si caratterizzano sia per la dimensione collettiva di togetherness sia per la spinta verso un cambiamento sociale. Il capitolo si chiude, infine, con la definizione di immaginazione, vista come un processo di attribuzione e di organizzazione di significati secondo scenari alternativi rispetto al piano della realtà referenziale immediata e rispetto ai significati che le sono associati secondo codici stabili e condivisi, e quindi da intendersi come fatto sociale collettivo. In un orizzonte collettivo[5], quindi, l’immaginazione diventa una possibilità di prefigurare nuovi modi di rappresentare il futuro, capacità questa che l’antropologo Arjun Appadurai definisce capacità di aspirare.

Già in questo primo capitolo, un lettore attento e conoscitore del tema trova i riferimenti ai processi di innovazione sociale, alle tendenze di contro-democrazia, alla democrazia sperimentale e ai processi di co-creazione e co-progettazione. Ma se anche il lettore non fosse esperto del tema, le autrici disegnano questi collegamenti subito dopo, nel corso del secondo capitolo, andando a tracciare lo sviluppo del rapporto tra istituzioni e cittadini, che viene analizzato in tre sottodimensioni: i processi di produzione di conoscenza, le forme di governance e la dimensione territoriale. In quest’ottica vengono presentati, anche, il principio di sussidiarietà e di amministrazione condivisa, il concetto di governance urbana collaborativa e quello di innovazione sociale urbana, secondo cui le città diventano il luogo appropriato per mettere in atto processi di trasformazione sociale orientati alla modificazione di idee e pratiche sociali alternative.

Il quadro delineato, che ovviamente per motivi di spazio non può essere riportato nella sua interezza, offre la base per addentrarsi nel capitolo più ‘operativo’, dedicato all’analisi dei Laboratori di Quartiere e del Bilancio Partecipativo della Città di Bologna. Paltrinieri e Allegrini hanno avuto un ruolo centrale nell’accompagnare metodologicamente il processo, collaborando sia al disegno sia alla sua organizzazione e facilitazione, e nel produrre, parallelamente, anche riflessione e apprendimento rispetto al processo promosso. Il terzo capitolo, dopo un breve inquadramento sulla natura dei Laboratori di Quartiere e del Bilancio Partecipativo, offre una disamina del processo partecipativo in tutti i suoi elementi e le sue fasi. Viene presentato il lavoro svolto dal Comune di Bologna nello strutturare le possibilità di partecipazione e nel mettere a sistema nuovi strumenti, uffici e figure che favoriscano e guidino la partecipazione stessa[6]. Per fornire ulteriori dati e informazioni che favoriscano la comprensione dell’esperienza partecipativa, il capitolo riporta, infine, i dati della partecipazione complessiva dei cittadini, i bisogni e le priorità emersi dal percorso e le dinamiche partecipative, che le autrici riconducono a tre ambiti di riflessione: il chi e il perché si partecipa, ovvero gli orizzonti di senso; i fattori e le condizioni che incidono sulla partecipazione, ovvero la dimensione del potere e delle capacità; le dinamiche collaborative che si innestano nella fiducia, nella reciprocità e nella generazione di capitale sociale.

L’ultimo capitolo, il quarto, ha l’obiettivo di chiarire ancora meglio il terreno di sperimentazione democratica su cui si è giocato il processo attivato a Bologna. Vuole, inoltre, tracciare una guida di alcune questioni più generali riguardanti il rapporto tra istituzioni e cittadini, al fine di fornire una sintesi che metta in evidenza le criticità e le opportunità che percorsi di questo tipo presentano per rendere la partecipazione sostanziale e non rituale o procedurale. Infine, il capitolo compie un’astrazione e una lettura di paradigmi, tematizzazioni, strumenti e approcci usati nel caso di Bologna, per tendere verso la realizzazione di una governance collaborativa e sperimentalista e delle pratiche di partecipazione che la accompagnano.  Siccome è opportuno e consigliato seguire il percorso delineato dalle autrici nell’approfondire le dinamiche relative ai processi partecipativi in ambito urbano, qui si fa solo un breve rimando a uno degli elementi contenuti nella parte finale del libro e ritenuti fondamentali per attuare la partecipazione e per dare ai cittadini l’effettiva capacità di immaginazione del futuro. Si tratta dell’uguale importanza che deve essere riconosciuta al ruolo dei cittadini, da un lato, e al ripensamento delle istituzioni dall’altro. Se i cittadini vanno messi nella condizione di agire autonomamente e contribuire al cambiamento sociale in un’ottica peer to peer, le istituzioni devono essere disponibili ad assumere a monte la riflessività propria di un approccio sperimentalista. Solo così può avvenire l’incontro di spinte istituzionali top-down e di partecipazione auto-organizzata bottom-up. Solo così, inoltre, può realizzarsi una prospettiva di cittadinanza che si basi sulla capacità di immaginare un futuro diverso e migliore: immaginazione che può, se coltivata e sviluppata, portare ad aspirare e ad andare oltre, verso quello che al momento è solo potenziale, ma che potrebbe in futuro essere realtà.


[1] U. Beck, Risikogesellschaft, Suhrkamp, Francoforte 1986; trad. it. La società del rischio, Carocci, Roma 2000.

[2] A. Giddens, The Consequences of Modernity, Polity Press, Cambridge 1990; trad. it. Le conseguenze della modernità, il Mulino, Bologna 1994.

[3] M. Castells, La nascita della società in rete, Università Bocconi Editore, Milano 2002.

[4] L. Rainie, B. Wellman, Networked. Il nuovo sistema operativo sociale, Guerini Scientifica, Milano 2012.

[5] R. Paltrinieri, Felicità responsabile. Il consumo oltre la società dei consumi, FrancoAngeli, Milano 2012.

[6] Nel quarto capitolo vengono, anche, ricostruite storicamente le fasi di sviluppo della partecipazione bolognese dal 2004 ad oggi.

Scritto da
Giulia Ganugi

Assegnista di ricerca al Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna. Precedentemente assegnista di ricerca al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna. Ha conseguito un doppio dottorato di ricerca, composto da un titolo in Sociologia e ricerca sociale all’Università di Bologna e da un titolo in Scienze: Geografia all’Università KU Leuven, in Belgio. Fa parte di un’associazione attiva nella divulgazione della scienza e si occupa di un progetto di divulgazione della sociologia al di fuori dell’università.

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