Il Patto come orizzonte di crescita sostenibile e il contributo delle imprese
- 20 Dicembre 2021

Il Patto come orizzonte di crescita sostenibile e il contributo delle imprese

Scritto da Pietro Ferrari

7 minuti di lettura

Pietro Ferrari, autore di questo articolo, è il Presidente di Confindustria Emilia-Romagna.


In una fase storica complessa come quella attuale gli industriali dell’Emilia-Romagna hanno condiviso il richiamo al forte senso di responsabilità e di coesione lanciato dalla Regione Emilia-Romagna alla base del Patto per il Lavoro e per il Clima.

La sottoscrizione di questa intesa è il segno della rinnovata volontà collettiva dell’Emilia-Romagna, delle sue Istituzioni e delle sue componenti economiche e sociali, di puntare con decisione allo sviluppo sostenibile del territorio, con strategie e scelte innovative e risorse adeguate. Si tratta di un riferimento strategico comune, un richiamo alla fiducia, una conferma della rilevanza della coesione sociale e dei valori fondanti della nostra comunità regionale. Per questo abbiamo partecipato attivamente e con convinzione alla costruzione di questo Patto, che propone nuove visioni e traguardi ambiziosi che l’Emilia-Romagna non può mancare se intende continuare ad essere una delle aree europee trainanti. Una regione come la nostra, che ha performance migliori del resto del Paese, ha un onere doppio: contribuire con un ruolo di traino allo sviluppo nazionale e allo stesso tempo accelerare ulteriormente per non perdere terreno rispetto alle regioni europee più competitive con le quali ci confrontiamo tutti i giorni sui mercati.

Abbiamo contribuito al Patto forti del percorso di analisi e prospettiva strategica compiuto con lo studio Traiettoria 2030, promosso insieme a tutte le Associazioni Industriali dell’Emilia-Romagna, Ance Emilia-Romagna e Confindustria Ceramica. L’analisi, realizzata con la consulenza scientifica di Prometeia, ha favorito una riflessione sulle prospettive di sviluppo sostenibile della nostra regione, volta ad individuare le priorità di intervento e avanzare proposte per la definizione delle politiche regionali all’orizzonte 2030. Tutto ciò sulla base di dati oggettivi e del confronto con le migliori regioni nazionali ed europee, temi concreti e una traiettoria a lungo raggio.

Le imprese rappresentano il fattore imprescindibile dello sviluppo dell’economia e della società regionale, ma il perimetro all’interno del quale si è sviluppata la nostra analisi non si è limitato alla legittima rappresentanza di proposte e tematiche specifiche. Abbiamo infatti affrontato l’ambito più vasto delle interrelazioni tra economia e società nell’ottica della responsabilità sociale dell’impresa e nella consapevolezza delle profonde correlazioni positive che connettono la crescita economica e lo sviluppo sociale. In quest’ottica abbiamo lanciato una serie di proposte di policy per la ripartenza e lo sviluppo della regione connesse al progetto Traiettoria 2030, che abbiamo poi riprogettato in ragione della crisi sanitaria ed economica conseguente al Covid-19.

La situazione economica sembra in ripresa. Recentemente sono state riviste al rialzo le stime di crescita del PIL per l’Emilia-Romagna nel 2021, che dovrebbe raggiungere il +6,5% rispetto all’anno passato. Solo tre mesi prima la stima di aumento era del 6,0%, a dimostrazione della forte accelerazione impressa all’attività economica dalle imprese nella seconda parte del 2021. La crescita della regione si conferma più sostenuta rispetto all’incremento nazionale e leggermente più elevata di quella delle altre regioni italiane. Ciò a riprova della capacità competitiva delle nostre aziende, risultato di un sistema di imprese e filiere che continua ad investire e innovare.

Investimenti ed export sono i principali artefici della forte crescita dell’Emilia-Romagna, che in questi ambiti si conferma competitiva anche rispetto alle regioni europee di riferimento. Nel 2020 oltre l’87% delle aziende emiliano-romagnole ha realizzato investimenti, come si rileva dalla nostra indagine annuale sugli investimenti delle imprese industriali, che conferma una forte attitudine al cambiamento del sistema industriale della regione. Le imprese hanno investito il 6,6% del proprio fatturato, in particolare con interventi di natura organizzativa e gestionale come ICT, formazione, ricerca e sviluppo. Rispetto a dieci anni fa è triplicata la percentuale di aziende che ha investito in sviluppo sostenibile: nel 2010 era il 20%, nel 2020 il 58% delle imprese ha realizzato investimenti di sostenibilità ambientale e sociale. Le previsioni per il 2021 sono all’insegna di una moderata cautela. Le imprese che prevedono di effettuare investimenti sono oltre l’87%, in linea con la chiusura del 2020: le strategie di crescita vedono una prevalenza di investimenti in formazione, ricerca e sviluppo e tutela ambientale e una conferma degli investimenti in ICT, linee di produzione e per lo sviluppo sui mercati esteri.

A crescere nel 2021 sarà tutta l’economia, spinta prima di tutto dalla fortissima ripresa dell’industria manifatturiera e delle costruzioni. Questa accelerazione, se supportata dalla realizzazione degli investimenti pubblici previsti e necessari e da una vera e incisiva spinta riformista, rappresenta un’occasione unica e irripetibile per il nostro Paese.

Abbiamo però di fronte molte incertezze che potrebbero far perdere slancio alla ripresa in atto: in primis l’evoluzione e il contenimento della pandemia, il costo dell’energia, la carenza e il costo di materie prime e semilavorati, la difficoltà delle imprese a reperire personale con le adeguate competenze.

Dobbiamo guardare al futuro consapevoli dei nostri punti di forza ma senza distogliere l’attenzione da alcuni fattori che presentano criticità rilevanti. Gli imprenditori sono convinti, e lo hanno ribadito lungo tutto il percorso di costruzione del Patto, che in questo contesto difficile sia fondamentale favorire il potenziale di crescita del nostro Paese, lavorando e investendo nel medio e lungo termine in quelle aree strategiche in grado non solo di riaccendere il motore della crescita, ma anche costruire uno sviluppo duraturo. Abbiamo una disponibilità di risorse mai registrata prima grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e ai Fondi strutturali: occorre investire in modo intelligente le risorse che, mai come oggi, i vari livelli di governo avranno a disposizione.

Le proposte di policy che abbiamo avanzato alla Regione intendono offrire un contributo fattivo ai numerosi provvedimenti che deriveranno dal Patto. Alcuni interventi da noi proposti sono di effetto immediato, quindi da attuare subito, altri invece sono di carattere strutturale e si inseriscono in una visione di medio-lungo periodo.

Innanzitutto, bisogna agire attuando una vera e propria azione di semplificazione amministrativa per agevolare l’attività delle imprese, rilanciare tutto il potenziale di crescita dell’economia, liberando le energie positive del territorio. Serve una regolamentazione in grado di ridurre la variabilità e l’incertezza nell’applicazione della legislazione nazionale e comunitaria: definire tempi certi e omogenei per il completamento degli iter autorizzativi, ricorrere a valutazioni preliminari di impatto, semplificando e dematerializzando il dialogo tra imprese e pubblica amministrazione.

L’innovazione è un fortissimo driver di sviluppo. Nel 2021 l’Emilia-Romagna è stata l’unica nel Paese a collocarsi nel gruppo delle regioni europee definite strong innovator nell’European Innovation Scoreboard, grazie in particolare agli indicatori relativi alle piccole e medie imprese. La ripresa delle attività produttive è l’occasione per accelerare il processo di trasformazione digitale del Paese e dei territori. La Regione deve rafforzare l’ecosistema della ricerca e dell’innovazione attraverso una programmazione regionale di medio-lungo termine, chiara e complementare con il livello nazionale ed europeo. Occorre sviluppare e razionalizzare la Rete alta tecnologia attraverso la specializzazione e la semplificazione dell’offerta di attività e servizi all’innovazione, favorendo partnership pubblico-private, e promuovere nuovi modelli di business che incentivino processi di aggregazione e fusione tra imprese, favorendo la crescita dimensionale.

Il tema della sostenibilità rappresenta il perno su cui si fonda il Patto e attorno al quale si stanno sviluppando le attività regionali e nazionali. Bisogna trasformare una visione ideale di sostenibilità in un modello di sviluppo economico in grado di creare benessere e lavoro, che concili stile di vita dei cittadini ed economia sostenibile orientata all’innovazione e all’internazionalizzazione. È importante favorire filiere green incentivando interventi di riqualificazione di processi e prodotti in ottica di sostenibilità e con un approccio sinergico pubblico-privato, privilegiando meccanismi di premialità e favorendo aggregazioni e collaborazioni fra imprese su progetti di innovazione e transizione verso l’economia circolare.

Un altro tema fondamentale è la transizione energetica, un cambiamento che parte da obiettivi fissati a livello internazionale ed europeo. La sfida è cambiare radicalmente il rapporto tra l’attività dell’uomo e le risorse del pianeta in un contesto molto complesso in cui coniugare differenti sensibilità ma soprattutto diversi stadi di sviluppo economico e sociale. La ricaduta della transizione verso un’economia ad impatto zero sarà enorme anche per aree come l’Emilia-Romagna che dell’Europa è una delle grandi regioni manifatturiere. Il punto cruciale per l’Europa, l’Italia e per il nostro territorio è capire come la visione correttamente ambiziosa di lungo periodo saprà liberarsi dalla demagogia e diventare strategia, azione e investimenti pubblici e privati in grado di accompagnare un processo di transizione senza generare strappi e fratture nel sistema economico e nella società. Dobbiamo, come Paese e come Regione, accompagnare le aziende verso nuovi modelli di produzione a ridotte emissioni climalteranti, in particolare CO₂, con uso di energie rinnovabili e quindi con impatti ambientali sostenibili. Come Piccola Industria di Confindustria Emilia-Romagna abbiamo promosso il progetto sperimentale DECARB, che accompagna alcune PMI a comprendere i propri impatti in termini di emissioni di gas a effetto serra e ad elaborare strategie per diminuirle. La collaborazione tra le aziende è indispensabile per diffondere la cultura green, sempre più apprezzata da consumatori e partner commerciali, e progettare nuovi investimenti. In questa direzione occorrono risorse per sostenere gli investimenti privati e un quadro regolatorio adeguato a garantirne la realizzabilità in tempi ragionevoli e certi.

Elemento centrale per la transizione energetica, ma anche digitale e tecnologica, è il capitale umano. L’accelerazione del cambiamento tecnologico evidenzia la centralità delle competenze scientifico-tecnologiche, la cui incidenza sul totale dei laureati in Emilia-Romagna (21%) è inferiore alla Lombardia (26%) e nettamente al di sotto della Germania (36%). Per il rilancio della nostra economia dobbiamo superare il mismatch tra l’attuale offerta formativa e la domanda delle imprese, alla ricerca di nuovi equilibri tra competenze tecnologiche, umanistiche e soft skill. Per questo occorre promuovere modelli di collaborazione e co-progettazione dell’offerta formativa tra Istituzioni, enti di formazione e imprese, per affrontare la sfida demografica e il mismatch di competenze. Bisogna favorire lo sviluppo di competenze aziendali tecniche e gestionali, in particolare in digitalizzazione, sostenibilità e internazionalizzazione, attraverso il supporto alla definizione di percorsi formativi per figure manageriali specialistiche e intermedie. È indispensabile anche rafforzare la formazione tecnico-scientifica terziaria attraverso la promozione dei percorsi e dei laureati in materie scientifiche STEM e dei diplomati ITS.

Il Patto pone giustamente l’accento sulla situazione demografica. Negli ultimi anni il trend di invecchiamento della popolazione regionale ha subito una accelerazione, con una drastica riduzione del peso dei giovani: quelli tra i 20 e i 34 anni sono solo il 15% della popolazione totale. Questo andamento, comune a molte regioni italiane, contrasta con i benchmark europei. Anche il saldo migratorio estero di giovani istruiti è negativo e nel Paese continuano a coesistere territori caratterizzati da elevata disoccupazione, specie giovanile, e aree in cui la carenza di personale si fa ogni giorno più rilevante. La demografia è un fattore a cui prestare molta attenzione, in quanto il potenziale di crescita di una regione si misura anche in base al capitale umano su cui essa può contare. Nel lungo periodo proprio la qualità e quantità di capitale umano può fare la differenza in termini di crescita del mercato del lavoro, della produttività e della domanda di un’economia. L’invecchiamento demografico va contrastato sia in termini di politiche di welfare – come i sostegni alle famiglie – sia sul fronte dell’attrattività giovanile. In quest’ultimo ambito occorre intervenire per aumentare e migliorare l’offerta regionale di talenti, fornire opportunità di re-training delle persone, valorizzare le competenze dei lavoratori più anziani, favorendone il trasferimento ai giovani.

Per raggiungere tutti gli obiettivi indicati dal Patto è importante far evolvere la capacità di collaborazione tra imprese, Istituzioni e sindacato che da sempre contraddistingue la nostra terra e che è all’origine di questa intesa. È necessario superare le contrapposizioni ideologiche o le strumentalizzazioni politiche e fare un salto di qualità nella condivisione di strategie e politiche per lavorare con pragmatismo e urgenza alle cose da fare. Dobbiamo essere all’altezza di una grande sfida: offrire risposte concrete ed efficaci alle esigenze dell’Emilia-Romagna e costruire un futuro prospero e sostenibile per le prossime generazioni.

Scritto da
Pietro Ferrari

Presidente di Confindustria Emilia-Romagna, membro del Consiglio Generale di Confindustria e Presidente di Ing. Ferrari S.p.A. In precedenza, è stato inoltre Presidente di Confindustria Modena e Presidente di BPER Banca S.p.A. È laureato in Ingegneria civile edile all’Università di Bologna.

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