“80. L’inizio della barbarie” di Paolo Morando

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Recensione a: Paolo Morando, 80. L’inizio della barbarie, Laterza, Roma-Bari 2016, 242 pp., 16 euro (scheda libro)


Approcciarsi ad un decennio problematico, complesso e multiforme come quello degli anni ’80 significa intraprendere una vera e propria impresa, di studio e di scrittura, sotto diversi punti di vista. Un dato da cui ogni analisi dovrebbe partire è certo: abbondano, riguardo questa decade, le fonti di natura non segnatamente storiografica: testimonianze di ordine sociologico, o semplicemente iconografiche, fotografiche, artistiche, musicali, cinematografiche; in breve, testimonianze ancora visibili e tangibili nell’immaginario culturale e artistico delle generazioni che in quegli anni crebbero. Latitano, altresì, le testimonianze storiografiche tout-court. Forse ancora troppo vicini per essere storia, senza alcun dubbio gli Ottanta risultano ancora troppo pesanti e influenti per un giudizio di valore che vada veramente oltre, superando la parziale linea di tendenza a politicizzare ogni analisi su quel complesso e tormentato periodo storico.1

Quanto sia difficile discutere e disaminare criticamente questa decade lo dimostra, con quell’icasticità che soltanto un’ottima spietata e triste ironia sa conferire ad un’analisi, un recente pezzo uscito il 22 gennaio 2016 su Il Foglio. La penna è quella di Andrea Ballarini. Titolo: “Gli anni ’80“. Sottotitolo: “Dopo vent’anni dalla sua fine ogni epoca è pronta per essere rivalutata. Un’occasione da non perdere per smerciare luoghi comuni d’annata“. Una sorta di florilegio di citazioni assolutamente stereotipate sul decennio che ha segnato in maniera incontrovertibile il tempo che definiamo post-postmoderno; per intenderci, gli anni che viviamo. Si passa dall’utilizzo di giunture tipiche e ormai usurate quali “Milano da bere“, a luoghi comuni sulla politica “All’epoca i socialisti rubavano l’impossibile…” sino a nozioni di ordine precipuamente economiche, su sfondo a tratti amaramente sociologico: “Paragonare gli milionari stipendi di allora, percepiti da deficienti che non hanno mai fatto altro che scaldare la scrivania in megamultinazionali, agli stage oltraggiosi che quelle stesse multinazionali propongono oggi a plurilaureati bravissimi“. Con poche battute, l’autore individua il clima che si crea attorno ad una discussione salottiera sugli anni ’80. Per invertire la rotta, nell’analisi e nel senso comune, per allontanarsi dalla faciloneria e dal pressapochismo del dibattito su questo controverso e al contempo necessario decennio pare sia necessaria un’impresa.

Ed ha compiuto proprio un’impresa – della cui riuscita ragioneremo in seguito – il giornalista trentino Paolo Morando offrendo al lettore una disamina articolata, puntuale in ogni suo aspetto e mai banale nella sua recente pubblicazione: ’80. L’inizio della barbarie (Laterza, gennaio 2016). Addentrandosi in questo mondo al contempo lontano e così prepotentemente vicino, il giornalista trentino traccia una sinottica geografia del decennio preso in analisi, non intrappolando il suo studio in sterili parcellizzazioni o compartimenti stagni. Proprio questo, infatti, pare essere ad una prima lettura uno dei punti di maggiore forza del volume: l’autore, e con questi il suo saggio, rende palese ed esplicita una vera e propria necessità per chi si vuole approcciare a livello storiografico a questo decennio: non trascurare nulla. Così come è necessario l’approfondimento storico, inteso nei suoi molteplici e diversi sensi (dalla storia dell’economia, quanto mai cruciale per questi anni, ad un’analisi più puntuale e cronachistica delle vicende politiche, financo giudiziarie), è altrettanto ineludibile indossare le lenti di una critica più sociologica e interessata ai fenomeni della cultura “di massa”, ai meccanismi della comunicazione pubblica, della pubblicità e dei, se ci è consentito il termine, mass media. Proprio a partire da queste due premesse Morando sembra dare inizio al suo trattato: l’impossibilità di eludere il taglio sociologico nell’analizzare questi anni; la consapevolezza di ritrovare, sviscerando in ogni manifestazione questo periodo storico, in nuce, molto di quello che siamo diventati a partire proprio da quella decade.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: ’80. L’inizio della barbarie

Pagina 2: Gli anni ’80, un mondo al contempo lontano e così prepotentemente vicino

Pagina 3: Gli anni ’80 e le forme della politica


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Studente di lettere classiche e allievo del Collegio Superiore dell'Università di Bologna. Al di fuori degli studi classici, si occupa di rapporti tra intellettuali e potere, della narrativa di Pier Vittorio Tondelli e delle forme poetiche del XX secolo.

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