Note su “Ripensare il capitalismo” di M. Mazzucato e M. Jacobs

Capitalismo

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Superdirigenti e privatizzazioni: il neoliberismo delle corporation

Il neoliberismo, e i precetti che ne ispirano l’azione politica, avrebbe generato esiti opposti rispetto a quelli auspicati. Colin Crouch sostiene che da privatizzazioni ed esternalizzazioni sarebbe nata una «crescita dell’oligopolio e della concorrenza ristretta, un aumento del coinvolgimento economico dello Stato in alcune delle sue forme meno auspicabili e un concomitante interventismo politico delle imprese». Crouch definisce come «neoliberismo delle corporation» quella economia in cui i settori chiave sono dominati da una quantità ristretta di grandi aziende che possiedono, in virtù delle loro dimensioni e dell’importanza dei settori in cui operano, un peso politico incompatibile con i presupposti della teoria neoclassica. Crouch porta l’esempio del Regno Unito, in cui l’esternalizzazione dei servizi pubblici è ormai controllata da tre aziende, che se dovessero uscire dal mercato potrebbero generare conseguenze molto gravi per tutto il sistema. Il punto principale dell’autore è che queste aziende hanno saputo espandere le proprie attività[10] non perché «il loro core business non è un campo di attività specifico, ma la conoscenza dei metodi per vincere gli appalti: come partecipare alla gare e come sviluppare contatti con funzionari e politici», elemento che è decisamente in contraddizione con il pensiero neoliberista con cui di solito viene motivata la necessità di esternalizzare i servizi pubblici. Ma ciò che può sembrare più paradossale è che lo Stato, secondo Crouch, non si sarebbe “liberato” del proprio ruolo: veicolando gli investimenti pubblici tramite il settore privato avrebbe costretto i governi ad offrire «indennità agli investitori privati in caso di fallimento. Insomma, lo Stato non ha usato il mercato in uno dei suoi significati più elementari». Lo Stato non si sarebbe quindi sgravato del rischio, semplicemente lo gestirebbe con strumenti diversi.

All’interno di questo sistema, dove certe imprese si trovano rivestite di un ruolo politico, va anche preso in considerazione il costante aumento della disuguaglianza, soprattutto all’interno delle aziende. Il tema è stato trattato ampiamente da autori come Piketty e Atkinson, ma in questo libro è Joseph Stiglitz a occuparsene. L’autore presenta una critica alla cosiddetta trickle down economics, l’idea per cui elargendo risorse ai più ricchi si produrrebbe un effetto “a cascata” poiché permetterebbe agli imprenditori di produrre più posti di lavoro, cosa che eventualmente produrrebbe benefici per tutta la società. Tuttavia, i dati mostrano che i redditi sono aumentati perché sono aumentate le ore di lavoro e, come già affermato in precedenza, i salari reali hanno smesso di crescere di pari passo con la produttività. Ciò che ha maggiormente contribuito all’aumento della disuguaglianza è stato l’aumento innegabile delle rendite, che non sono direttamente connesse alla produzione di beni e servizi. Allo stesso tempo, sono aumentati i salari dei dirigenti delle aziende. Il problema principale, secondo Stiglitz, va rintracciato nei sistemi di pagamento basati sulle stock option. Questi metodi non permettono di riconoscere i reali meriti dei manager: «se la Federal Reserve abbassa i tassi d’interesse, e questo fa salire le quotazioni azionarie, gli amministratori delegati non dovrebbero ricevere nessuna gratifica; se i prezzi del petrolio scendono, e di conseguenza aumentano i profitti delle compagnie aeree e il valore delle loro azioni, gli amministratori delegati delle compagnie aeree non dovrebbero ricevere nessuna gratifica».

Al riguardo Stiglitz propone quattro soluzioni per ridurre la disuguaglianza: rivedere i criteri di compensazione dei dirigenti, garantire parità di accesso all’istruzione e tassazione equa e completa sui redditi da capitale. Unitamente a ciò conclude anche che sia necessario «ridefinire il concetto di performance economica», guardando non solo a come sta andando l’economia in media, ma a come sta andando per il cittadino medio.

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In questa recensione non sono stati presentati i capitoli relativi ai cambiamenti ambientali, non perché ritenuti poco interessanti ma perché è si è scelto di approfondire i concetti di altri capitoli.

[1] Per un approfondimento sulla serie TV è possibile consultare la recensione pubblicata su Pandora.

[2] Il video dello scambio fra i due può essere consultato su Youtube al seguente link https://www.youtube.com/watch?v=WJaW32ZTyKE&t=18s

[3] L’International Labour Organization (ILO) stima che in 36 economie sviluppate la produttività sia cresciuta il triplo rispetto ai salari reali.

[4] Assumendo nuovi lavoratori si creerebbe un sovraffollamento che diminuirebbe la produttività dei lavoratori, che si “intralcerebbero” a vicenda.

[5] Cosa succederebbe se, ad esempio, un imprenditore investisse su impianti più grandi per evitare il sovraffollamento dei dipendenti e usasse i profitti in più per monitorare o incentivare i lavoratori al fine di mantenere invariato il livello di produttività?

[6] Lo stesso trend può essere rinvenuto anche per il Regno Unito e molti altri paesi dell’Eurozona.

[7] Questo aumento sarebbe tuttavia legato agli «stimoli temporanei introdotti dal governo americano dopo il crac finanziario».

[8] Qualora l’argomento destasse ulteriore interesse è possibile consultare la recensione al volume Lo Stato innovatore, in cui vengono riportati i meriti dello Stato nell’aver finanziato moltissime delle tecnologie abilitanti di prodotti come l’Iphone.

[9] Un’azienda che investe su diversi progetti fallimentari non va vista come un’impresa scarsamente efficiente, poiché molti fallimenti possono voler dire che tale azienda sta cercando di pensare in maniera innovativa, poiché sarà sufficiente un solo progetto di successo, talmente radicale da essere in grado di generare profitti a sufficienza per coprire e superare i costi dei progetti falliti.

[10] Aziende come la G4S e la Serco hanno iniziato come appaltatori per progetti nel campo della difesa e della sicurezza ma adesso si occupano anche di scuole e servizi di assistenza.


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Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna con una tesi su "Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania". Attualmente è dottorando in Sociologia e Ricerca Sociale presso la stessa università. Ha frequentato un Master in Human Resources and Organization presso la Bologna Business School.

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