Torino e Milano: modi diversi di ri-fare città?

Milano

Nel corso degli ultimi decenni le città sono diventate il cuore pulsante di strutture sempre più complesse che agiscono su scale diverse (dal locale al globale) e lungo le quali corrono flussi di ogni genere (capitali, informazioni, persone ecc…) generando così una letterale «esplosione degli spazi», come amava ripetere Henri Lefebvre. La città diventa insomma un termine dalla semantica sempre più imprecisa e sfuggente, la sua stessa forma si rende necessariamente provvisoria e soggetta a costanti trasformazioni. Non è dunque un caso che oggi si assista all’emergere della cosiddetta città-infinita[1], ovvero, al passaggio dalla città ad un più indistinto territorio-urbano che è identificabile solo nei termini di mero processo di urbanizzazione: al posto della forma-città si instaura l’immagine-città, e di conseguenza al posto del problema dell’identità del luogo si afferma quello della sua narrazione. Senza poi dimenticare che tale spazialità dai contorni così sfumati e porosi viene ad essere popolata da nuove soggettività: i cittadini diventano abitanti, cioè individualità nomadi non più legate ad un unico territorio ma caratterizzate da una diversa concezione della proprietà rispetto ai propri luoghi di vita, fenomeno questo alquanto interessante se considerato contemporaneamente al rinascere delle comunità (fisiche o virtuali) e alla costante ridefinizione delle territorialità per mano dei flussi (anche qui virtuali o materiali). Infatti, nel divenire-mondo della città, ci si interroga molto su come sia possibile una sua gestione, organizzazione e rigenerazione, cioè su quali strategie mettere in atto ad esempio per convertire vecchi spazi e creare nuovi luoghi dove possano nascere e sperimentarsi differenti forme di vita e modi di abitare. Di seguito verranno così presentate due modalità di ri-fare città che, al di là delle apparenze, possono rappresentare maniere complementari di agire sul e nell’urbano: da un lato vi è Torino che punta ad una riqualificazione degli spazi a partire da interventi di micro-medio calibro, largamente co-progettati e co-realizzati insieme agli abitanti, dall’altro Milano dove, parallelamente ad una sperimentazione di embrionali processi di co-progettazione all’interno di specifici settori delle politiche sociali, si punta molto sui grandi progetti coinvolgendo alcuni tra i più importanti studi di architettura a livello nazionale.

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Classe 1992, laureato in filosofia contemporanea presso l'Università di Bologna, mi occupo di trasformazioni dei sistemi di welfare con particolare interesse per il Terzo Settore e il welfare di comunità. Presso la stessa università sono tutor del corso di alta formazione in Welfare Community Manager e collaboro con il Centro Servizi del Volontariato di Modena.

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