Torino e Milano: modi diversi di ri-fare città?
- 16 Giugno 2017

Torino e Milano: modi diversi di ri-fare città?

Scritto da Andrea Baldazzini

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Milano

La situazione a Milano appare invece più complessa: da una parte il Comune ha compreso l’importanza di sperimentare nuove forme di partecipazione e progettualità che sappiano includere ed attivare la cittadinanza. Un esempio recente è dato dal questionario online[5] attraverso il quale Milano intende raccogliere informazioni per la realizzazione del prossimo Piano di Governo del Territorio. Il documento che verrà prodotto tenendo conto dei dati raccolti servirà per definire il quadro generale della futura programmazione urbanistica, e intende articolarsi lungo cinque linee guida: «attrattività e inclusione della città, rigenerazione urbana e recupero degli edifici, resilienza e adattamento ai cambiamenti, qualità degli spazi e dei servizi per rilanciare le periferie, semplificazione e partecipazione dei cittadini al governo della città. L’obiettivo dell’iniziativa, spiega l’assessore alla Partecipazione Lorenzo Lipparini, è anche quello di “rendere comprensibili a tutti i veri obiettivi di questo documento”»[6]. Lo stesso Renato Galliano, direttore Economia Urbana e Lavoro, afferma che tra i pilastri dell’attuale amministrazione vi è certamente il tema della condivisione, intesa come coinvolgimento dei cittadini nel processo di innovazione urbana attraverso, ad esempio, la creazione di coworking pubblici e della prima piattaforma di crowdfunding civico.

Dall’altra parte è però interessante osservare come l’amministrazione intenda rilanciare percorsi di riqualificazione urbana anche mediante la proposta di “grandi opere”, e qui il caso più interessante è quello relativo alla conversione dei sette scali ferroviari di proprietà di Ferrovie Italiane e con la quale il Comune è in trattativa ormai da molti anni[7]. Nonostante non esista ancora un accordo definitivo, di recente sono stati presentati cinque progetti di riqualificazione, ad opera di altrettanti studi di architettura, che dovranno tracciare alcune linee guida relative sia ai nuovi modi di abitare la città che all’aspetto, in termini estetici e funzionali, della Milano di domani. Vale dunque la pena osservare ciascuna proposta più nel dettaglio:

  • Un fiume verde per Milano: realizzato dal team guidato da Stefano Boeri, l’idea è di intervenire sui sette scali ferroviari dismessi creando un unico grande sistema di parchi, frutteti, boschi e giardini collegati da una nuova linea metropolitana, dando così vita a veri e propri percorsi-verdi lungo i quali si vorrebbero poi costruire residenze e spazi di studio o laboratori per i giovani, nonché le sedi per servizi culturali e di assistenza alla cittadinanza.
  • La città delle connessioni. Memoria e futuro: realizzato da Mad Architects, intende trasformare radicalmente la mobilità puntando su piste ciclabili, percorsi pedonali, aree a traffico limitato fino a nuove reti di trasporto infrastrutturale a lunga percorrenza che vorrebbero stimolare anche investimenti nel settore dei trasporti pubblici. L’intento è di far sì che una mobilità facilitata diventi non solo medium per una diversa relazionalità tra gli stessi cittadini, ma anche tra persone e luoghi e tra persone ed eventi, il tutto all’interno di un quadro simbolico che vuole lanciare un ponte tra la Milano di ieri, di oggi e di domani.
  • Miracoli a Milano: realizzato da Miralles Tagliabue (EMBT), vuole mettere al centro del progetto l’elemento dell’acqua, pensato come mezzo di connessione che certamente si lega alla storia della città (basti pensare ai Navigli) ma diviene anche simbolo dal forte portato etico, a partire dal quale può iniziare un ripensamento più generale del rapporto uomo-territorio, questione questa di grande rilevanza per qualunque scenario futuro del Paese.
  • Sette bellissimi Broli, sette luoghi ospitali per la nuova città: realizzato dallo studio Cino Zucchi Architetti, qui l’elemento “green” trova una sua personale declinazione per ognuno dei sette scali da riqualificare. «Il termine “brolo” indica un prato alberato e “broletto” era in origine il prato del primo Palazzo Comunale. Nella cerchia dei nuovi Broli, quindi, ci sono nuovi servizi e nuovi spazi aperti di grande qualità ambientale, spazi verdi e percorsi che innervano il territorio agricolo ancora esistente. Lo scalo Farini diventa un grande parco con passerelle pedonali che scavalcano la ferrovia, Porta Romana un vasto prato in pendenza aperto verso la Fondazione Prada e una piazza-mercato tra la stazione ferroviaria e il capolinea dei bus, Lambrate una grande mezzaluna verde»[8].
  • Infine il progetto di Mecanoo pensa agli scali come a degli hub multifunzionali, cioè a degli snodi per molteplici forme di mobilità (dai treni alla bicicletta) a partire dai quali realizzare percorsi che siano anche servizi e non solo infrastrutture tecniche, ma trovino nel trasporto un punto di raccolta per progettualità che riguardano anche altri bisogni della persona oltre a quello dello spostamento, bisogni che possono essere di socialità, di divertimento, di conoscenza della propria città, di educazione ecc…. Gli spazi dunque vengono a definirsi a partire dalle potenzialità progettuali che possono “incubare” e generare.

Da questa brevissima presentazione, emergono con estrema chiarezza almeno due modalità distinte   messe in campo dalle rispettive città nell’affrontare la difficile sfida della rigenerazione urbana, la quale non è altro che uno dei modi oggi più interessanti di fare-città, cioè di pensare il proprio ambiente di vita alla luce di quelli che saranno i bisogni e le risorse del domani. Sicuramente vi è un certo grado di utopia in entrambi gli approcci, ma proprio questa forma di pretesa che emerge nei confronti dei propri cittadini e nei confronti delle forze istituzionali nel guidare, sostenere e facilitare progetti così complessi, rappresenta un aspetto altamente positivo e da incentivare, poiché dimostra la volontà di non arrendersi alle innumerevoli difficoltà che nascono ogni giorno e segnala il desiderio di immaginare, di sperimentare, di migliorare quella grande Babilonia che sembra essere la città di oggi. La stessa attenzione data al tema del “green” per quanto riguarda Milano, e quella data alla partecipazione e all’attivazione dei cittadini a Torino, costituisce un importante segnale relativamente all’intento politico di costruire una città che nel futuro sia capace di coniugare la funzionalità e la produttività con un’alta qualità della vita (sia negli aspetti materiali che in quelli relazionali ed emozionali). Inoltre, Milano e Torino propongono strategie che potrebbero (e forse dovrebbero) venire pensate come complementari l’una all’altra, sono dunque differenti ma non escludenti, anzi, il connubio comunità attiva – progettualità estese (che, come visto, non significano solo grandi grattacieli) diviene un interessantissimo modello sul quale riflettere, utile per l’intero territorio nazionale poiché capace di sfruttare e valorizzare le risorse già presenti nei diversi luoghi (mantenendo le specificità locali, produttive e culturali), ma allo stesso tempo porta avanti un serio impegno per la costruzione di una territorialità più estesa, dotata di uno sguardo che scavalca i propri confini nazionali e che pensa l’Europa come la naturale prosecuzione della territorialità già oggi patria di innumerevoli «città invisibili», ovvero, di città per tutti.


[1] Aldo Bonomi e Alberto Abruzzese

[2] http://www.comune.torino.it/regolamenti/375/375.htm

[3] http://www.comune.torino.it/benicomuni/co-city/index.shtml

[4] http://www.comune.torino.it/benicomuni/co-city/index.shtml

[5] http://serviziocustomer.comune.milan.it/index.php/822244/lang-it

[6] http://milan.repubblica.it/cronaca/2017/03/27/news

[7] http://www.ilpost.it/2017/04/09/scali-ferroviari-milan/

[8] http://milan.repubblica.it/cronaca/2017/03/27/news


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Scritto da
Andrea Baldazzini

Ricercatore Senior presso AICCON, centro di ricerca dell’Università di Bologna dedicato alla promozione della cultura della cooperazione e del non profit, dove si occupa di imprenditoria sociale, innovazione e trasformazioni dei sistemi di welfare territoriale. Svolge inoltre attività di formazione e consulenza per organizzazioni di terzo settore e pubbliche amministrazioni. Per «Pandora Rivista» è membro della Redazione.

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