“Leadership” di Gianluca Giansante
- 01 Settembre 2026

“Leadership” di Gianluca Giansante

Recensione a: Gianluca Giansante, Leadership. Teorie, tecniche, buone pratiche e falsi miti, Carocci, Roma 2023, pp. 184, 15 euro (scheda libro)

Scritto da Martina Marradi

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L’opera di Gianluca Giansante, docente all’Università Luiss “Guido Carli” e socio dello studio di comunicazione e relazioni istituzional Comin & Partners, affronta il tema della leadership con un approccio originale che coniuga rigore scientifico e chiarezza divulgativa. Smontando stereotipi consolidati e offrendo strumenti concreti di analisi, l’autore si muove tra psicologia sociale, storia e comunicazione politica per mostrare come la leadership non sia una dote innata di pochi individui carismatici, ma un processo collettivo e relazionale che prende forma in contesti specifici.

Per indagare un campo così complesso, Giansante parte dal cosiddetto “paradosso della leadership”. Contrariamente all’idea comune, i leader di maggior successo non sono figure eccezionali e distanti dall’ordinarietà, bensì persone che incarnano i medesimi tratti del gruppo di cui fanno parte: «se il leader mostra caratteristiche diverse da quelle del gruppo, se mostra di non essere “uno di noi” ma invece “uno di loro”, ciò diminuisce la sua capacità di motivare e mobilitare le persone» (p. 30). In quest’ottica, anche il carisma che normalmente attribuiamo ai leader perde l’aura di dote magica e universale, poiché «il carisma è negli occhi di chi guarda, non esiste in assoluto ma solo in relazione a un certo gruppo sociale e in un certo tempo» (p. 31).

Su questa base, l’autore introduce un secondo elemento fondamentale: l’altruismo. Il leader credibile è colui che si mostra integro, coerente e capace di anteporre il bene collettivo al proprio tornaconto, deve «tenere fede alle promesse, non fare favoritismi, non approfittare della posizione di vantaggio» (p. 30). La credibilità di un leader, infatti, si misura anche nella coerenza tra le parole e i fatti, nella capacità di trasformare le promesse in impegni concreti. È in questa prospettiva che la solidarietà diventa un elemento imprescindibile: il leader non si limita a guidare dall’alto, ma si fa carico delle necessità del gruppo, promuove l’inclusione e garantisce che nessuno venga lasciato indietro. In tal modo, la leadership si fonda non solo sul consenso, ma su un patto di fiducia reciproca, in cui la lealtà del leader verso la comunità genera a sua volta la lealtà della comunità verso il leader.

Questa visione contribuisce a ribaltare il mito del leader solitario, sottolineando invece la dimensione etica e relazionale della guida. Giansante si interroga, allora, sulle radici biologiche di questo atteggiamento altruistico. Attraverso riferimenti alla neurobiologia, spiega come l’ossitocina giochi un ruolo fondamentale nell’empatia e nella cooperazione. In questo senso, la biologia fornisce una base concreta alla dimensione sociale della leadership, mostrando come i meccanismi di fiducia e solidarietà non siano solo frutto di costruzioni culturali, ma affondino nelle dinamiche più profonde dell’essere umano: «l’ossitocina però non ha il solo scopo di farci sentire felici. È anche vitale per il nostro istinto di sopravvivenza. Senza l’ossitocina non compieremmo atti di generosità. Senza l’ossitocina non ci sarebbe empatia» (p. 59). Il leader, dunque, non è solo un costrutto sociale, ma incarna dinamiche che affondano le loro radici nella natura umana.

Questa prospettiva biologica si lega a un aspetto sociale altrettanto cruciale: il rapporto con i sostenitori o seguaci, i follower. La leadership non è mai solitaria, ma dipende dal riconoscimento del gruppo. Centrale, in particolare, è la figura del primo follower: «essere il primo follower è una forma molto sottovalutata di leadership. È il primo follower che trasforma un matto solitario in un leader. Se il leader è la miccia, il primo follower è la scintilla che accende il fuoco» (p. 69).

Un aspetto di notevole rilevanza che emerge dall’opera è il ruolo della comunicazione nella costruzione del consenso, non intesa come mera trasmissione di messaggi, ma come capacità di generare emozioni positive e relazioni empatiche. Giansante sottolinea come il leader efficace sappia parlare al cuore delle persone, utilizzando un linguaggio che non solo informa ma coinvolge, rafforza il senso di appartenenza e stimola la fiducia. La leadership, infatti, non si fonda esclusivamente sulla razionalità degli argomenti, ma sulla possibilità di creare un legame emotivo che renda il gruppo partecipe di un progetto comune (pp. 85-91). L’empatia diventa, in questa prospettiva, uno strumento decisivo: permette al leader di percepire i bisogni, le paure e le aspirazioni dei propri follower e di trasformarli in un motore di cambiamento collettivo (pp. 98-102).

Alla comunicazione si affianca la motivazione, la spinta propulsiva di una buona leadership. Essa, infatti, non si ottiene con la sola autorità formale, bensì attraverso la capacità di suscitare fiducia, dare un senso al lavoro e rendere ogni individuo consapevole del proprio contributo. Senza questa forza motivazionale, la leadership rischia di ridursi a mera gestione, mentre quando è presente diventa una leva capace di generare impegno, resilienza e creatività (pp. 132-136).

Nella parte finale del libro, viene messo in luce il “paradosso del potere”. Numerosi studiosi si sono interessati all’analisi di cosa accade nella mente di chi riveste posizioni di comando per un periodo considerevolmente lungo. «Le persone con ruoli di potere reagiscono come se avessero riportato una lesione traumatica al cervello, diventano così più impulsive, meno consapevoli dei rischi e, soprattutto, meno capaci di vedere le cose dal punto di vista dell’altro. […] Le persone con ruoli di grande responsabilità mostrano un indebolimento del funzionamento dei neuroni specchio, quelli che generano l’empatia. […] Nelle persone con ruoli di potere questi neuroni si indeboliscono, viene meno la capacità di cogliere le emozioni degli altri e di reagire al loro stato d’animo» (p. 147).

L’eccesso di potere e il mantenimento dello stesso per un lungo periodo rischiano di corrodere, dunque, le stesse qualità che avevano consentito al leader di emergere, trasformandolo in un soggetto narcisista, impulsivo e distante dalla realtà. Per questo motivo, Giansante sottolinea la necessità per chi esercita il potere di aprirsi al confronto, circondandosi di consiglieri e collaboratori in grado di mettere in discussione le proprie certezze e riportarlo alla realtà dei fatti. Solo attraverso il dialogo con prospettive diverse il leader può mantenere intatte le sue capacità empatiche ed evitare le derive dell’autoreferenzialità.

L’opera si chiude con una serie di buone pratiche per esercitare una leadership efficace e duratura: tra queste, la coerenza tra parole e azioni, la capacità di valorizzare i follower, l’attenzione all’empatia e la necessità di un costante equilibrio tra fermezza e solidarietà.

Leadership. Teorie, tecniche, buone pratiche e falsi miti (Carocci Editore) di Gianluca Giansante è un libro capace di tenere insieme teoria e pratica, scienza e divulgazione. Lungi dal riproporre i soliti miti sulla figura del leader carismatico, l’autore restituisce un quadro articolato e realistico, in cui la leadership è un processo condiviso, radicato nella biologia, nella cultura e nella comunicazione. Un testo utile non solo per studiosi e studenti di Scienze politiche e comunicazione, ma anche per chi desidera sviluppare le proprie capacità di guida in contesti professionali, sociali, organizzativi e politici, imparando a coniugare efficacia e responsabilità. Un invito, in definitiva, a ripensare la leadership come responsabilità collettiva più che come privilegio individuale.

Scritto da
Martina Marradi

Laureata magistrale in Scienze politiche presso la Scuola “Cesare Alfieri” dell’Università degli Studi di Firenze, con una specializzazione in Strategie della comunicazione pubblica e politica. I suoi interessi spaziano dalla comunicazione politica e istituzionale alle dinamiche del potere. Durante il percorso universitario ha affiancato alla formazione accademica esperienze nella comunicazione, nel giornalismo e nell’organizzazione di progetti culturali. È interessata al rapporto tra politica, comunicazione, società e alle trasformazioni che attraversano le istituzioni e lo spazio pubblico contemporaneo.

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