Approccio One Health e salute trasversale: tra PNRR e sviluppo sostenibile
- 21 Aprile 2022

Approccio One Health e salute trasversale: tra PNRR e sviluppo sostenibile

Scritto da Giacomo Maino

9 minuti di lettura

La salute – in particolare l’approccio One Health, che sostiene l’interdipendenza tra esseri umani e pianeta – può diventare una chiave di lettura per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Obiettivo di questo contributo è evidenziare il ruolo della salute e di One Health nel PNRR. In questo senso diventa particolarmente interessante il confronto con l’Agenda 2030, che fa emergere corrispondenze ma anche disallineamenti e possibili spunti di integrazione.

One Health

Figura a cura dell’autore.

L’implementazione delle misure di Ripresa europee[1], in capo al livello nazionale, è avvenuta in Italia attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, articolato in sei Missioni a loro volta suddivise in Componenti. La Missione 6 è dedicata interamente alla salute, che però è un elemento trasversale al PNRR e un vero e proprio obiettivo sussidiario delle Missioni 2 (Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica), 4 (Educazione e Ricerca) e 5 (Inclusione e Coesione).

L’approccio One Health, che ha guadagnato slancio internazionale dopo essere stato adottato nel 2008 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come uno standard per l’elaborazione di politiche[2], ritorna anche nel PNRR. Ma se da un lato il Piano prende atto delle connessioni in essere tra la salute umana, animale e ambientale, dall’altro One Health compare nel PNRR in modo quasi velato: gli sforzi per una programmazione integrata sono limitati sia in senso finanziario sia in termini di spazio nel testo e, nonostante l’aspetto trasversale della salute già sottolineato in precedenza, i rimandi cross-settoriali sono lasciati al lettore e in diverse occasioni risultano chiari solo a fronte di un confronto con un documento-cornice come, appunto, l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

All’interno della Missione 6 del PNRR, la salute viene riconosciuta come un elemento trasversale che abbraccia le dimensioni ambientale, climatica e sociale. Le Componenti della Missione si concentrano sulle disparità territoriali, sui servizi di prossimità e sulla ricerca in campo sanitario mentre è assente un riferimento sistematico all’approccio One Health[3] anche se il Governo ne ha recepito gli spunti mettendo in programma – entro metà 2022 – la presentazione di un disegno di legge per una prevenzione integrata che tenga insieme le sfere sanitaria, ambientale e climatica[4]. È importante ribadire, però, che il PNRR non si concentra sulla creazione di un impianto integrato per la prevenzione dei rischi e il rafforzamento delle capacità di monitoraggio degli interventi avviati[5]: si osserva la mancanza sia di una bozza di schema di azione, sia di un programma chiaro da cui misurare il raggiungimento di questo obiettivo.

Il preambolo dell’Agenda 2030 pone l’accento sulla dimensione trasversale della salute: anche in assenza di un riferimento esplicito a One Health, la salute umana viene infatti sistematicamente connessa ad un ambiente sano e sicuro e alla salute animale[6]. Fra i 17 Obiettivi (Sustainable Development Goals, o SDGs) in cui è articolata l’Agenda 2030, si registra nel Goal 3 (Salute e Benessere) una convergenza tra PNRR e Agenda 2030 per quanto riguarda la ricerca, mentre nel target 9.1 (SDG 9, Imprese, Innovazione, Infrastrutture) e nel target 11.b (SDG 11, Città Sostenibili) l’Agenda tratta i servizi di prossimità e le disparità territoriali. Il Goal 3, tuttavia sottolinea – seppur indirettamente – l’importanza di un sistema di prevenzione integrato, se si considera il combinato disposto del target 3.d che mira a rafforzare la capacità di gestione per le emergenze sanitarie e il target 3.9, che connette queste ultime ai rischi ambientali.

Il concetto di One Health emerge chiaramente nella Missione 2 del PNRR: il legame tra le azioni sull’ambiente e la tutela della salute e del benessere umani si traduce in investimenti per un’agricoltura sostenibile (M2C1), per la lotta all’inquinamento e per la mitigazione dei conseguenti rischi per la salute (M2C2 e M2C3). Ma ad avere un ruolo centrale è la Componente 4, Tutela del Territorio e della Risorsa Idrica: qui l’approccio One Health si affaccia – in forma embrionale – nei riferimenti alla limitazione dei rischi idrogeologici, alla salvaguardia del verde e della biodiversità, all’eliminazione dell’inquinamento del territorio, e alla disponibilità di risorse idriche, tutti aspetti che vengono definiti «fondamentali per assicurare la salute dei cittadini»[7].

In conclusione, nel contesto della tutela del territorio e del verde, è importante sottolineare che anche nella Missione 1 si fa riferimento al legame tra salute e ambiente riguardo i servizi ecosistemici[8] per le città (Investimento 2.3 M1C3). Ancora una volta non si tratta di un rimando esplicito, ma dal Piano si coglie l’importanza dei servizi ecosistemici che collegano l’ambiente (il capitale naturale) alla salute. Questo concetto è stato ampiamente trattato nella letteratura sul tema: emblematico il caso delle aree boschive a monte della città di New York che contribuiscono alla qualità delle acque – e quindi alla buona salute – della metropoli americana[9].

Al contrario, le interconnessioni tra ambiente e salute sono chiaramente visibili all’interno di Agenda 2030, in linea con l’approccio One Health: il Goal 3 rappresenta un passaggio obbligato, spicca soprattutto il target 3.d che si concentra su riduzione e gestione, a livello sia nazionale sia globale, dei rischi legati alla salute. Il testo del target sembra cogliere lo spirito dello slogan «One Planet, One Health» ed evidenziare l’importanza di un monitoraggio di stampo olistico e integrato, assente nel Piano.

Il legame tra ambiente e salute è al centro di diversi Goal: 6 (Acqua Pulita e Servizi Igienico-Sanitari)[10], 12 (Consumo e Produzione Responsabili), 13 (Lotta al Cambiamento Climatico), 14 (Vita sott’Acqua) e 15 (Vita sulla Terra). Spiccano poi i richiami fatti in alcuni target, come il target 1.5 (SDG 1, Lotta alla Povertà) che sottolinea l’impatto dell’ambiente (eventi climatici estremi e catastrofi naturali) sulla sicurezza alimentare e sulla salute.

Dai target del Goal 11 (Città Sostenibili) emerge il ruolo delle città nel benessere umano: dai servizi di base accessibili a tutti (11.1) alla sicurezza stradale (11.5) e al verde urbano (11.7), che ha forti ricadute in termini di riduzione dell’inquinamento e per quanto riguarda la salute psicologica dei cittadini[11].

Anche la Missione 4 del PNRR può essere letta da una prospettiva One Health: “Educazione e Ricerca” sono necessarie per intervenire in modo efficace, sia nel campo della salute umana e animale, sia per quanto riguarda la salvaguardia dell’ambiente (green literacy). L’educazione, di per sé, ha un forte impatto sulle differenze nella salute: gli individui con un livello di formazione più alto tendono a vivere una vita più in salute e più lunga[12]. In questo senso gli investimenti mirati al “potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione” (M4C1) diventano indirettamente investimenti sulla salute.

La ricerca scientifica influenza la dimensione della salute umana e animale, così come della “salute” dell’ambiente: il PNNR investe nella ricerca su queste tre aree (M4C2.1) recependo gli spunti di Horizon EU, un altro programma europeo a sua volta finanziato nell’ambito della Ripresa. Horizon EU è caratterizzato da frequenti rimandi al programma europeo per la salute EU4Health[13] e all’approccio One Health, ribadendo con le sue missioni[14] l’importanza trasversale della salute[15].

Se il PNRR recepisce solo in modo indiretto la natura integrata comune a salute e sviluppo sostenibile, nell’Agenda 2030 i rimandi cross-settoriali non mancano. Oltre al già citato target 3.d, il target 3.b tratta la ricerca per la produzione di vaccini, un tema che racconta della connessione tra salute del pianeta, salute umana e ricerca scientifica: in effetti il coronavirus è un caso di zoonosi, cioè una malattia trasmessa dagli animali agli uomini che hanno invaso il loro ecosistema[16].

Nel Goal 4 (Istruzione di Qualità) spicca il target 4.7, per “garantire a tutti le conoscenze e le competenze per uno sviluppo sostenibile” e – in ultima analisi – tutelare la salute dell’ambiente, degli animali e degli esseri umani. Altri target rilevanti da cui traspare la connessione tra salute e ricerca scientifica sono il 6.a (SDG 6, Acqua Pulita e Servizi Igienico-Sanitari) e il 9.5 (SDG 9, Imprese, Innovazione, Infrastrutture), quest’ultimo soprattutto in considerazione dell’impatto che nuove tecnologie possono avere nella riduzione delle morti sul lavoro e sull’inquinamento.

La ricerca è centrale anche nel target 12.4 (SDG 12 Consumo e Produzione Responsabili), che sottolinea l’importanza di una gestione dei rifiuti che minimizzi “il loro impatto negativo sulla salute umana e sull’ambiente”[17]. Nel target 14.a (SDG 14, Vita sott’Acqua) l’impatto delle “scienze marine” sulla salute emerge nel rimando alle linee guida della Commissione Oceanografica Intergovernativa sul Trasferimento di Tecnologia Marina[18].

Anche la Missione 5 “Inclusione e Coesione” è connessa alla salute, e di nuovo il PNRR non fa esplicitamente riferimento all’approccio One Health, ma di fatto ne condivide l’impostazione fortemente cross-settoriale. Il Piano, infatti, accoglie la prospettiva secondo cui l’influenza che l’ambiente ha sulla salute deve essere studiata includendo anche i fattori sociodemografici[19] e punta al rafforzamento dei servizi sociali per le persone non-autosufficienti (M5C1). La Missione 5 prevede poi interventi sistemici di rigenerazione urbana (M5C2) per aumentare la qualità della vita nelle città[20] e uno spazio dedicato alle cosiddette Aree Interne (M5C3), caratterizzate dalla distanza dai poli sanitari, sociali e scolastici. La connessione con la salute è duplice: ritorna – seppur in punta di piedi – il rapporto delle aree verdi (anche di zone rurali) con i grandi centri urbani che può tradursi in servizi ecosistemici[21], contemporaneamente riemerge con forza la necessità di servizi sanitari di prossimità. Considerato che ad un basso livello autodichiarato di accesso alle cure spesso segue l’ospedalizzazione per malattie croniche[22], la Missione 5 si pone in modo parallelo – e quasi propedeutico – alla Missione 6 dedicata alla Salute. È bene infine segnalare che nel PNRR l’immigrazione (che troverebbe la sua collocazione naturale in questa Missione) finisce per essere il proverbiale convitato di pietra, dato che nel Piano mancano investimenti per l’inclusione e la tutela della salute dei migranti.

Per quanto riguarda la Missione 5, l’Agenda 2030 offre diversi spunti interessanti, a partire dal target 3.8, per garantire dei servizi realmente accessibili a tutti. Altri target vanno in questa direzione: il 9.1 (SDG 9, Imprese, Innovazione, Infrastrutture), che ribadisce l’importanza dello sviluppo infrastrutturale per il benessere delle persone, nel Goal 11 diversi target si pongono a cavallo tra salute e coesione, dai rimandi all’importanza della tutela della biodiversità (target 11.4), a quelli sull’importanza del collegamento con realtà periurbane e rurali (11.a) o su una gestione integrata dei rischi sugli insediamenti umani (11.b). Infine, è importante notare che il target 10.4 (SDG 10, Ridurre le Diseguaglianze) supporta le politiche di inclusione sociale e il target 10.7 – non recepito dal PNRR – per una migrazione più sicura e sostenibile anche da un punto di vista sanitario.

In sintesi, il tema della salute è strutturale nell’impostazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dell’Agenda 2030, due documenti cardine per la programmazione delle politiche locali, nazionali e globali dei prossimi anni. In entrambi i documenti gli impegni connessi alla salute sono affrontati in linea con l’approccio One Health: ma se nel PNRR i rimandi alla cross-settorialità sono sfumati, negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile essi vengono significativamente sottolineati anche in assenza di riferimenti espliciti a One Health.

L’Agenda 2030 rappresenta quindi uno strumento per individuare e analizzare la cross-settorialità della salute: mettere a confronto PNRR e gli SDGs conferma, nei casi di convergenza tra i due documenti, la crescente consapevolezza di una “salute trasversale” e mette in risalto, in quegli ambiti dove si ravvisa un disallineamento tra PNRR e Sviluppo Sostenibile, l’urgenza di investire sul primo affinché l’approccio One Health trovi maggiore visibilità e attuazione.


[1] A titolo di esempio, la salute trova spazio nel Dispositivo di Ripresa e Resilienza e nel fondo ReactEU, che costituiscono più del 95% delle risorse stanziate, ma torna anche in altri programmi come HorizonEU per quanto riguarda la ricerca.

[2] WHO – World Health Organization, One Health, 21 settembre 2017.

[3] Luigi Di Marco, PNRR e sviluppo sostenibile, Pandora Rivista, Numero 2/2021 – Next Generation EU. Leggere il PNRR.

[4] Consiglio Dei Ministri Della Repubblica Italiana, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, 2021, p. 224.

[5] ASviS, Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza #NextGenerationItalia e lo sviluppo sostenibile, 2021

[6] UN General Assembly,  Resolution A/RES/70/1, Transforming our world: the 2030 Agenda for Sustainable Development, 21 ottobre 2015, p. 5.

[7] Consiglio Dei Ministri Della Repubblica Italiana, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, 2021, p. 145.

[8] La trasformazione di esternalità positive naturali e involontarie in servizi volontari (servizi ecosistemici), definizione fornita nella Strategia Nazionale per le Aree Interne, 2014, p. 44.

[9] Albert F. Appleton, How New York City Used an Ecosystem Services Strategy Carried out Through an Urban-Rural Partnership to Preserve the Pristine Quality of Its Drinking Water and Save Billions of Dollars and What Lessons It Teaches about Using Ecosystem Services, novembre 2002.

[10] Il legame tra acqua e salute è un elemento tanto significativo quanto ricorrente: per ulteriori informazioni in questo senso si rimanda alla sezione “sicurezza e qualità delle acque” del sito dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

[11] V. Silli, V. Bellucci, P. Bianco, Gli alberi e il miglioramento della qualità della vita nelle città, ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, 2016.

[12] Jay Bhattacharya, Timothy Hyde e Peter Tu, Health Economics, Palgrave Macmillan, Londra 2014, pp. 73-74.

[13] Si veda, a riguardo, il Regolamento UE 2021/522.

[14] Le missioni di Horizon EU sono: Cancro; Adattamento al cambiamento climatico; Salute di oceani, mari, acque costiere e interne; Città climaticamente neutrali e intelligenti; Cibo e terreni in salute.

[15] European Union, Regulation 2021/764 establishing the Specific Programme implementing Horizon Europe – the Framework Programme for Research and Innovation, and repealing, Decision 2013/743/EU, 2021.

[16] David Quammen, Spillover. L’evoluzione delle pandemie, Adelphi, Milano, 2013, p.14.

[17] UN General Assembly, Resolution A/RES/70/1, Transforming our world: the 2030 Agenda for Sustainable Development, 25 settembre 2015.

[18] UNESCO – Intergovernmental Oceanographic Commission, Global Ocean Science Report 2020, p. 224. Dal Global Ocean Science Report 2020: “Gli uomini influenzano la salute dell’oceano tanto quanto l’oceano influenza la salute e il benessere umani, sia in termini di rischi (per esempio l’inquinamento e i danni causati dai mari) sia per quanto riguarda le possibilità (per esempio nuovi farmaci e proteine scoperte in mare)” [Traduzione dall’inglese a cura dell’autore].

[19] ASviS, Ecosistema benessere. One Health: verso una nuova visione interconnessa di salute, intervento al Festival dello Sviluppo Sostenibile, 5 ottobre 2020.

[20] Un’azione che si concretizza nei Piani Urbani Integrati, che affrontano temi che spaziano dal recupero degli edifici, alla creazione di aree verdi o al collegamento con zone rurali e periurbane).

[21] In linea con l’Investimento 2.3 M1C3 menzionato sopra e sempre tenendo conto che a portare benefici non è solo il verde urbano, ma che le zone rurali possono essere elemento chiave per i servizi ecosistemici.

[22] A. B. Bindman, K. Grumbach, D. Osmond, M. Komaromy, K. Vranizan, N. Lurie, J. Billings e A. Stewart, Preventable hospitalizations and access to health care, JAMA, luglio 1995, p. 305-311.

Scritto da
Giacomo Maino

Laureato triennale in “Comparative European and International Legal Studies” all’Università di Trento, con una tesi sul legame trivalente tra Enti Locali, PNRR e Agenda 2030. In magistrale studia “Health, Economics and Management” nel corso di laurea Eu-HEM, tenuto congiuntamente dalle Università di Bologna, Innsbruck, Oslo e Rotterdam.

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