“Danni collaterali. Diseguaglianze sociali nell’età globale” di Zygmunt Bauman

Bauman

Recensione a: Zygmunt Bauman, Danni collaterali. Diseguaglianze sociali nell’età globale, Laterza, Roma-Bari 2011, pp. 216, 16 euro (scheda libro).


Nel 2011 viene pubblicato per la prima volta il libro dell’ormai celebre sociologo polacco Zygmunt Bauman intitolato Danni collaterali. Diseguaglianze sociali nell’età globale. Quest’opera raccoglie e rielabora alcune lezioni accademiche ed articoli nei quali l’autore presta particolare attenzione a due fenomeni che scopre farsi sempre più ampi ed essere tra loro interconnessi: la diseguaglianza sociale ed i danni collaterali.

Il fulcro dell’opera è proprio il concetto di danno collaterale, che viene analizzato nell’introduzione e fa da chiave di lettura agli undici capitoli che seguono. Il danno (o perdita) collaterale è un’espressione che nasce in ambito militare ed indica le “conseguenze indesiderate delle operazioni belliche”, considerate erroneamente da alcuni come non previste. In questo modo di pensare si mostra una “disparità già in atto”, considerando irrilevante quello che viene subito da alcune persone. Bauman applica il concetto di “danni collaterali” agli effetti deleteri del capitalismo che si abbattono sui poveri “per sempre segnati dal duplice marchio dell’irrilevanza e dell’indegnità”. Risultare o meno vittima di qualche catastrofe, umana o naturale è strettamente legato alla disuguaglianza sociale, allo stesso modo in cui i poli opposti delle calamite “tendono a gravitare l’uno verso l’altro”.

L’opera si colloca perfettamente all’interno del filone degli studi dedicato da Bauman alla modernità. Il contesto in cui ci troviamo ed al quale dobbiamo pensare quando leggiamo queste pagine è quello della postmodernità come società liquida[1]. Per Bauman la società contemporanea è divenuta tanto frenetica, schiava del consumo e vittima dell’industria della paura da aver perso ogni punto fisso. L’unica soluzione che sembra possibile è l’apparire, apparire per sentirsi parte di qualcosa spinti dal consumismo non come desiderio di possesso ma come utilizzo temporaneo, “fare shopping diventa quindi una sorta di atto morale” (p. 84).

La lettura di Bauman si muove dall’analisi dell’agorà e del mercato, alla caduta del comunismo, passando per una discussione della privacy e chiudendo con una riflessione sul ruolo della sociologia al giorno d’oggi. Il compito di ricomporre questi ed altri temi attorno all’unione della disuguaglianza sociale in continuo aumento con la sofferenza umana, che viene etichettata come danno collaterale, è lasciato al lettore.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Dall’agorà al mercato

Pagina 2: L’insicurezza nell’era della modernità liquida

Pagina 3: Potere globale e politica locale


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Nato nel 1994 a Manerbio (BS). Diplomato al Liceo classico Arnaldo di Brescia. Studia filosofia presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza”. Si interessa di filosofia teoretica e politica occupandosi in special modo del pensiero di Walter Benjamin.

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