“Filosofia della religione” di Giacomo Maria Arrigo
- 13 Aprile 2026

“Filosofia della religione” di Giacomo Maria Arrigo

Recensione a: Giacomo Maria Arrigo, Filosofia della religione, Corriere della Sera, Milano 2026, pp. 156, 6,99 euro (scheda libro)

Scritto da Giulio Pennacchioni

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Filosofia della religione di Giacomo Maria Arrigo – assegnista di ricerca presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e Research Fellow della Scuola Internazionale Superiore per la Ricerca Interdisciplinare (SISRI) – rappresenta un utile strumento per affrontare un tema che sta tornando al centro del dibattito pubblico. Il volume, numero 17 della collana del Corriere della Sera “Lezioni di Filosofia”, dedicato al pensiero religioso, ha quindi diverse ragioni d’interesse.

La prima consiste nel fatto che il libro offre una restituzione dei principali autori e delle idee attorno alla religione sviluppatesi nel corso dei secoli, adottando un approccio storiografico che contribuisce a fare chiarezza su chi e che cosa abbia costituito, e continui a costituire, la filosofia della religione. La seconda ragione è che questo libro ha il merito di provare a riportare al centro dell’attenzione un caposaldo del pensiero filosofico che, soprattutto in Europa e in Nord America, si è progressivamente allontanato tanto dalle accademie quanto dalla società: la religione. Emblematico, a questo proposito, è il dato richiamato da Arrigo, tratto da un report del Pew Research Center pubblicato nel giugno 2025, secondo cui circa il 75% della popolazione mondiale si dichiara religiosa; tra questi, la quota maggiore – circa il 30-31% (2,3-2,4 miliardi di persone) – appartiene alla fede cristiana, confessione che affonda le proprie radici nella geografia europea. Un ulteriore merito del volume è, dunque, quello di sollecitare il lettore a interrogarsi sulle ragioni di tale dato e, forse, sui possibili benefici e sulle responsabilità che una rinascita della filosofia della religione potrebbe comportare.

Obiettivo di questa recensione è quello di tentare di ripercorrere le tre sezioni principali del libro, restituendone i contenuti essenziali e offrendo così al lettore una presentazione valida dell’ultimo scritto di Arrigo.

La prima sezione, Che cosa parliamo quando parliamo di filosofia della religione, ha una funzione chiarificatrice e si propone di definire gli ambiti più importanti della disciplina. Arrigo inizia dalla storia dello stesso termine “filosofia della religione”, ricordando come esso compaia per la prima volta solo nella prefazione dell’opera The True Intellectual System of the Universe (1678) di Ralph Cudworth, pur facendo riferimento a un ambito di riflessione già presente fin dai presocratici. L’autore sottolinea così l’inevitabilità e l’inequivocabilità della permanenza del fenomeno religioso come dimensione costitutiva dell’esperienza umana. In seguito, viene chiarito il significato del termine “religione”, distinto da concetti affini come “superstizione”, attraverso un’analisi delle diverse accezioni che esso ha assunto nella storia del pensiero. Un ulteriore nodo affrontato è quello della trascendenza, elemento contiguo alla religione ma altamente problematico: una dimensione al tempo stesso nascosta e imprescindibile, la cui rimozione, in un’ottica religiosa, rischierebbe di privare il mondo di senso. Attraverso autori come Étienne Gilson, Rudolf Otto, Meister Eckhart, Ādi Śaṅkara e Ludwig Wittgenstein, Arrigo esplora la complessità di questo tema, per poi concludere la sezione distinguendo la filosofia della religione da discipline affini, quali la filosofia teologica e la filosofia religiosa.

La seconda sezione, La filosofia della religione e la sua storia, la più ampia, è dedicata allo sviluppo storico della disciplina. Pur riconoscendo che la filosofia della religione, in senso proprio, nasce in epoca moderna, Arrigo mostra come molti dei suoi temi siano già presenti in riflessioni precedenti. Il percorso prende avvio dal mondo classico, in particolare dal pensiero greco e dal cristianesimo, passando attraverso i presocratici (in particolare Anassimandro, Parmenide, Eraclito, Senofane) fino ad arrivare a Platone e Aristotele, i primi a svincolare il discorso sul divino dal mito. Seguono Agostino, con la sua concezione del cristianesimo come unica vera religione, e poi autori medievali come Boezio, Anselmo d’Aosta, Abelardo, Bonaventura da Bagnoregio, Duns Scoto e Guglielmo di Ockham, fino a giungere a Tommaso D’Aquino, con cui la filosofia acquisisce una relativa autonomia metodologica pur restando subordinata alla teologia.

Il secondo paragrafo, L’epoca moderna e la questione della diversità religiosa, individua nella modernità il vero contesto di nascita della disciplina, collegandola a tre eventi fondamentali: la caduta di Costantinopoli (1453), la scoperta dell’America (1492) e la Riforma protestante (1517). A questi si aggiungono eventi come la Guerra dei Trent’anni e la Pace di Westfalia, che influenzano profondamente la riflessione filosofica sulla religione. In questo contesto emergono nuove questioni: l’influenza del profeta Muhammad, il ruolo della Provvidenza, il pensiero di Cusano e degli umanisti rinascimentali come Pico della Mirandola e Marsilio Ficino, nonché l’impatto delle scoperte geografiche, evidenti ad esempio in Utopia di Thomas More. Arrigo analizza poi il tema della religione naturale nella prima modernità (Herbert, Locke, il deismo di Toland, Collins e Tindal) fino ad arrivare alle riflessioni di Hume e Rousseau.

Segue la parte dedicata a Spinoza e Kant, considerati i fondatori della filosofia della religione, con riferimento al Tractatus theologico-politicus (1670) e a La religione entro i limiti della sola ragione (1793). Del primo Arrigo sottolinea il tentativo teorico di storicizzare il fenomeno religioso, riducendo il cristianesimo al suo nucleo morale di giustizia e carità; del secondo, la distinzione tra le religioni del culto e la religione morale, in cui la figura di Gesù diventa esemplificazione della legge morale. La sezione prosegue con l’analisi del pensiero post Spinoza e Kant nelle figure di: Schleiermacher, che interpreta la religione come intuizione e sentimento; Hegel e la divisione tra destra e sinistra hegeliana; Kierkegaard, in rottura con il razionalismo; fino alla crisi ottocentesca della religione con Feuerbach, Marx, Comte, Nietzsche e Freud, con cui si chiude questa seconda parte del libro.

Nell’ultima sezione, La filosofia della religione oggi, l’autore muove dalla classica distinzione tra la tradizione continentale e quella analitica. La prima, radicata in Francia, Germania e Italia, privilegia l’analisi storico-filosofica, l’ermeneutica e la fenomenologia, con una marcata sensibilità per la dimensione morale. La seconda, sviluppatasi nel mondo anglofono sulla scorta di Frege, Wittgenstein e del Circolo di Vienna, si focalizza invece sul rigore linguistico, sulla logica formale e sulla teoria della conoscenza.

Per quanto concerne il versante continentale sulla filosofia della religione, sorto tra Otto e Novecento, Arrigo analizza figure chiave come James, Durkheim e Weber. Particolare rilievo è dato all’approccio fenomenologico che da Husserl e Otto si estende a Eliade, van der Leeuw, Ries e Schaeffler, fino a giungere alle riflessioni di Henry, Marion, Lévinas, Scheler e Guardini. Il denominatore comune di questa rassegna risiede nell’indagine sulla reale affidabilità dell’esperienza religiosa.

In quest’analisi della riflessione contemporanea sulla religione, l’autore presenta anche il recente dibattito sulla “Età assiale”, concetto introdotto da Karl Jaspers nel 1949 e ripreso più recentemente da Hans Joas e Jürgen Habermas. Secondo questo approccio il periodo dall’800 al 200 a.C. ha visto l’ascesa di figure come Confucio, Buddha, i profeti d’Israele e i filosofi greci, segnando il momento in cui l’essere umano iniziò a porre “domande radicali” sulla propria esistenza, distaccando la religione dal mito. Merito di Arrigo è mostrare la natura profondamente non eurocentrica di questo processo. Sul tema della diversità spirituale tra le fedi, in Filosofia della religione viene approfondito il pensiero di René Guénon, affiancandolo a quello di Raimon Panikkar e Simone Weil. In contrasto con il nichilismo dilagante e la frammentazione confessionale, vengono poi analizzate le posizioni di Martin Heidegger, del suo allievo Bernhard Welte, e di pensatori come Martin Buber, Paul Ricoeur, Max Horkheimer e Hartmut Rosa. Un approccio più marcatamente pratico è invece quello offerto da Hans Küng.

L’indagine di Arrigo si sposta poi sul fronte della filosofia analitica, strettamente connessa alla teologia filosofica. In questo ambito vengono passati in rassegna i contributi del Circolo di Vienna (in particolare Rudolf Carnap e Alfred Jules Ayer), le riflessioni di Ludwig Wittgenstein e la celebre “parabola del giardiniere invisibile” di John Wisdom. Il dibattito prosegue poi con il confronto tra Antony Flew e Alvin Plantinga, per poi approdare al tomismo analitico di G.E.M. Anscombe, Peter Geach, John Haldane ed Eleonore Stump, oltre alle tesi di Richard Swinburne. Infine, guardando al panorama italiano, l’autore approfondisce al lettore il pensiero di Andrea Aguti, con il suo richiamo alle prospettive di Robert M. Adams e Philip L. Quinn.

In ultimo, il volume si conclude con una serie di spunti di riflessione proposti in forma di interrogativi, volti a indagare il senso ultimo della religione e della filosofia della religione nella contemporaneità.

È evidente che lo spazio di una recensione non possa restituire appieno la profondità di Filosofia della religione in cui Giacomo Maria Arrigo – insieme ai curatori Corrado Del Bò, Simone Pollo e Paola Rumore – invita il lettore a immergersi. Tuttavia, la sola volontà di riproporre una riflessione filosofica sulla religione in un’epoca che tende a marginalizzare questo campo è, di per sé, un motivo validissimo per approfondire questo libro, che dà lustro alla collana del Corriere della Sera. Indubbiamente, si tratta di un’opera propedeutica, ma comunque rigorosa, capace di introdurre con chiarezza correnti di pensiero complesse. In un’epoca in cui la religione sta tornando a determinare pesantemente le dinamiche geopolitiche globali, questo libro appare quindi necessario. Lo vediamo nell’influenza del cristianesimo in figure come Peter Thiel o Donald Trump, ma anche nel ruolo del nazionalismo indù (Hindutva) in India, che sta ridefinendo l’identità di una nazione, o nel legame tra il Patriarcato di Mosca e il Cremlino nel conflitto ucraino. La minaccia dell’ISIS in Africa – con la sua espansione nel Sahel, in Mozambico e nella Repubblica Democratica del Congo – e le tensioni in Medio Oriente dimostrano che il fattore religioso è oggi una “tecnologia politica” cruciale.

In un’ottica puramente critica, si potrebbe osservare che a tratti il volume è ancora troppo eurocentrico (ma d’altronde la storia della filosofia della religione ha qui la sue radici) e una sezione dedicata alle altre grandi fedi mondiali avrebbe certamente arricchito ulteriormente il volume; tuttavia, i limiti dello spazio editoriale giustificano ampiamente tale scelta, che non intacca il valore teorico di un lavoro di cui si raccomanda caldamente la lettura.

Scritto da
Giulio Pennacchioni

Dottorando in Filosofia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Si è laureato a Bologna in Scienze filosofiche e ha svolto un periodo di ricerca all’estero presso l’Université Paris-Nanterre. Si occupa di filosofia francese contemporanea, in special modo del lavoro di Merleau-Ponty, di teoria critica ed ecologia politica, quest’ultima trattata soprattutto dal punto di vista del pensiero morale.

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