“L’altra Terra. L’utopia di Marte dall’età vittoriana alla New Space Economy” di Daniele Porretta
- 09 Febbraio 2021

“L’altra Terra. L’utopia di Marte dall’età vittoriana alla New Space Economy” di Daniele Porretta

Recensione a: Daniele Porretta, L’altra Terra. L’utopia di Marte dall’età vittoriana alla New Space Economy, LUISS University Press, Roma 2020, pp. 136, 15 euro (scheda libro)

Scritto da Andrea Cantelmo

6 minuti di lettura

«L’interesse che si presta al pianeta Marte si può ritenere ancora in gran misura eredità della mitologia marziana, nata e sviluppatasi in epoca vittoriana. Il mito di Marte si sviluppò e mutò nel tempo adattandosi alla cultura occidentale e riflettendone i timori e le speranze. Il pianeta rosso ha anche presentato il luogo sognato mediante il quale illustrare teorie politiche e mostrare assetti sociali in pieno funzionamento che permettessero di criticare il presente».

È da questa riflessione che nasce il volume L’altra Terra. L’utopia di Marte dall’età vittoriana alla New Space Economy di Daniele Porretta, storico dell’architettura e dell’urbanistica e professore presso l’ELISAVA – Barcelona School of Design and Engineering, edito da Luiss University Press.

Di fronte alla nuova era spaziale che si sta aprendo – secondo l’autore – la storia di Marte rappresenta il capitale simbolico su cui si sta costruendo una parte importante del futuro dell’umanità. Marte come nuova frontiera, “l’altra Terra” grazie alla quale la specie umana si salverà dall’estinzione, luogo di nascita di una società alternativa, tabula rasa imprescindibile per la creazione di una futura utopia tecnologica.

Il volume si propone di analizzare in maniera critica la storia letteraria dei mondi “marziani”, raccontando come le sue città e i suoi abitanti immaginari rappresentino un punto di vista privilegiato per osservare la storia della nostra civiltà. Porretta non pretende di offrire una ricostruzione esaustiva della storia della letteratura marziana, né una nuova informazione scientifica sul pianeta. Cerca di guardare a Marte come topos di costruzione di società alternative, motivo creatore di immaginari popolari utopici e distopici. Le opere raccontate nel testo sono quelle che, secondo l’autore, sono le più significative tanto per le connessioni con determinate realtà storiche e sociali, quanto per la loro rilevanza dentro la tradizione della fantascienza. Dal punto di vista di Porretta, il bagaglio letterario associato al pianeta rosso rappresenta uno dei motori dell’attenzione che viene dedicata all’esplorazione spaziale e sarà determinante nelle prossime decadi quando, probabilmente, sarà realizzato il primo viaggio su Marte da parte di un equipaggio umano.

L’altra Terra sottolinea come l’immaginario popolare, fino al Diciannovesimo secolo, era proiettato verso la luna, luogo di numerose storie della letteratura fantascientifica. Ciò trae origine dal contesto di ottimismo che la rivoluzione industriale instillò nella società borghese attraverso la fede nel progresso tecnologico e in un futuro migliore. Si cominciava a guardare al cielo e alle stelle in modo del tutto diverso, arrivando anche a pensare alla possibilità di effettuare viaggi interplanetari e colonizzare altri mondi. Così – secondo l’autore – il sistema solare era diventato una sorta di nuova frontiera da conquistare.

L’immaginario fantascientifico ha avuto un grande successo nel periodo vittoriano, dove è stato utilizzato come specchio per rappresentare aneliti e timori della società, generando una narrativa popolare che riusciva a mantenere un diretto contatto con l’inconscio. Le principali paure dell’epoca erano legate all’immigrazione, alla perdita di potere degli imperi coloniali e all’ascesa di nuove potenze.

L’apparizione di Marte nella storia della fantascienza è abbastanza tarda e si fa risalire in genere alla pubblicazione di Across the Zodiac: The Story of a Wrecked Record di Percy Greg nel 1880. Ciononostante il pianeta rosso è sempre stato artefice di grandi sogni per l’umanità, come si evince dalle tracce che si trovano in numerose culture. Ma, con l’avanzare del progresso tecnologico l’autore riscontra numerosi timori riguardanti un possibile uso di tali scoperte contro l’umanità stessa. La scienza non sembra più avere quella carica di positività degli inizi della rivoluzione industriale. La paura di distruzioni future rifletteva, secondo Porretta, le ansie della società vittoriana che vedeva aumentare sempre di più le tensioni internazionali e la possibilità di vedersi trascinata, suo malgrado, in un conflitto. Inoltre, il Diciannovesimo secolo e la prima metà del Ventesimo sono stati caratterizzati da grandi migrazioni di massa in cui si sono incardinati gli stereotipi razziali e di conseguenza la paura verso lo straniero.

Il libro sottolinea come il 1877 sia stato l’anno della svolta nell’osservazione di Marte, poiché avviene la “grande opposizione”, ovvero il pianeta rosso e la Terra si trovano più vicini e allineati sullo stesso asse rispetto al Sole e Marte si presentava quindi nelle migliori condizioni per essere studiato. Sempre nel 1877, l’astronomo Asaph Hall scopre i due satelliti di Marte: Fobos e Deimos. Ma, la storia dell’osservazione del pianeta è legata indissolubilmente all’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli. L’altra Terra ripercorre ampiamente i suoi studi e come essi abbiano influenzato la comunità scientifica dell’epoca grazie all’alta reputazione conquistata nel tempo. I suoi studi gli permisero di disegnare varie mappe, ma la scoperta che ebbe più eco fu quella di una serie di linee sulla superficie del pianeta, diagonali che si intrecciavano e tessevano un reticolato sui “continenti marziani”, i famosi canali di Marte. Fu nell’ultimo decennio del Diciannovesimo secolo, con Percival Lowell e Camille Flammarion, che le “scoperte” e il mito di Marte arrivarono al grande pubblico. Lowell fu il primo ad avanzare l’ipotesi che Marte fosse abitato da una civiltà più avanzata di quella terrestre e i canali scoperti da Schiaparelli delle opere di ingegneria avanzata. Tali ipotesi avevano caricato di aspettative la popolazione mondiale che ormai vedeva gli astronomi come gli eroi del futuro e li accostava ad esploratori come Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci.

Il successo e la fama degli astronomi e dei racconti di fantascienza dimostra – secondo Porretta – non solo l’implicita speranza di riuscire a scoprire altre forme di vita intelligente, ma anche la ricerca di altri possibili modelli di organizzazione sociale. A tal proposito i presunti canali di Schiaparelli sono diventati dei simboli delle grandi conoscenze ingegneristiche dei marziani, ma anche di una società in grado di gestire delle strutture di tale portata nell’interesse generale, una forma politica aliena in grado di superare i rancori nazionalisti e i conflitti di classe.

A partire dal Diciannovesimo secolo il pianeta rosso è diventato il luogo in cui costruire una società immaginaria da contrapporre a quella umana. La letteratura utopica dell’epoca riflette nel suo complesso tutte le preoccupazioni e le grandi aspettative di progresso economico, tecnologico e sociale. Alcuni romanzi utopici furono – come ricorda l’autore – anche usati come mezzi di propaganda di alcune ideologie a dispetto di altre. Ad esempio, Stella Rossa di Aleksandr Bogdanov racconta di una società marziana che non aveva vissuto i periodi di guerra che invece avevano caratterizzato le popolazioni terrestri. Si era mantenuta pacifica e, dal punto di vista economico, la fase capitalista era finita con l’estinzione della borghesia e l’avvento del socialismo. La società che viene descritta in Stella Rossa è quella di un’utopia comunista industriale. La produzione è organizzata secondo criteri scientifici, controllata da un centro di statistica che garantisce l’equilibrio sia della forza lavoro che dei materiali impiegati evitando la sovrapproduzione. I lavoratori possono scegliere liberamente le proprie mansioni e, grazie all’efficienza della pianificazione, possono dedicare al lavoro solo poche ore al giorno. La distribuzione delle merci avviene senza l’uso del denaro, ciascuno dei cittadini prende solo ciò di cui ha bisogno. Attraverso utopie come questa viene costruita la fiducia nel progresso tecnologico e l’idea della sua ineluttabilità.

Secondo l’autore, la Guerra fredda è l’interruttore che fa mutare l’immaginario fantascientifico catalizzandolo sulla paura dell’attacco straniero e sulla paranoia che attori esterni possano incrinare gli equilibri raggiunti. In questo contesto ebbe inizio la Space Age, la sfida tra Usa e Urss per il predominio dello spazio. I primi successi si registrarono nel 1957 con il lancio dello Sputnik I nell’orbita terrestre seguito, nel 1961, dal volo di Yuri Gagarin che fu il primo uomo a raggiungere lo spazio. Gli Stati Uniti riuscirono nel 1965 ad inviare la sonda denominata Mariner 4 nelle vicinanze di Marte e a trasmettere 22 immagini del pianeta. Le fotografie rappresentarono la fine del mito marziano, poiché mostravano un paesaggio assolutamente privo di segnali di vita intelligente e da questo momento l’interesse per Marte scemò.

Negli ultimi anni il mito del pianeta rosso sta vivendo una nuova fase vitale. Molti scienziati noti, tra cui Stephen Hawking, hanno sostenuto che diventare una specie biplanetaria o multiplanetaria ridurrebbe enormemente le possibilità di estinzione della specie umana. Un aspetto che ha fatto tornare in auge l’idea di colonizzare Marte. Uno dei fautori principali di tale ipotesi è l’imprenditore multimiliardario Elon Musk che non ha mai nascosto il suo desiderio di realizzare un ecosistema in grado di sostenere la vita umana sul pianeta rosso per garantire un futuro alla specie. Infatti, nel libro scritto da Ashley Vance Elon Musk. Tesla, SpaceX e la sfida per un futuro fantastico ha affermato che trasformare gli umani in colonizzatori dello spazio è la missione dichiarata della sua vita. «Alla mia morte vorrei lasciare il mondo pensando che l’umanità abbia un futuro luminoso. Se riusciamo a risolvere il problema dell’energia sostenibile e a imboccare la strada giusta per diventare una specie multiplanetaria costruendo una civiltà autosufficiente su un altro pianeta – per essere in grado di reagire allo scenario peggiore, in cui la coscienza umana dovesse estinguersi – allora penso che sarebbe un’ottima notizia».

Il volume di Daniele Porretta insegna che la nascita di suggestioni collettive come la colonizzazione di Marte è dovuta alla naturale propensione umana all’espansione territoriale e al fascino esercitato dal sogno di costruire un “altrove”. Un sogno che nei prossimi anni potrebbe essere prossimo a divenire realtà, una previsione che porta l’autore a lanciare un monito nella conclusione del libro: la nuova Space Age non dovrà realizzarsi dando le spalle al futuro della Terra e i pionieri spaziali non dovranno rinunciare a contribuire a migliorare lo stato in cui versa la Terra.

Scritto da
Andrea Cantelmo

Nato a Lanciano (CH) nel 1993, ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Roma Tre. Lavora per un’agenzia di stampa ed è autore del libro “La politica estera di Tito dopo la rottura con l’URSS” pubblicato da Solfanelli Editore a luglio 2020.

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