“La città dei ricchi e la città dei poveri” di Bernardo Secchi
- 23 Maggio 2017

“La città dei ricchi e la città dei poveri” di Bernardo Secchi

Scritto da Andrea Baldazzini

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Conclusioni

Arrivati a questo punto, la domanda che bisogna allora porsi è: come si dà forma ad una configurazione isotropica della spazialità urbana? La risposta dell’autore è chiara: inglobando nel progetto le categorie di porosità (termine con il quale immagina uno spazio fluido, disponibile a «pratiche non codificate», e che riprende dalla lettura di Bloch e Benjamin.), di connettività, permeabilità e accessibilità[7]. Ciò comporta infatti un notevole passaggio: «Noi urbanisti pensiamo sempre ai condotti principali, dotati di rubinetti di entrata e di uscita (caselli autostradali, stazioni ferroviarie), ora ci dobbiamo interessare ai capillari, definire e organizzare le reti delle reti»[8]. «È necessario che si torni a ragionare sul collettivo, […] se si vorrà uscire dalla crisi economica e dalla recessione bisognerà sviluppare la domanda del plus grand nombre, non affidarsi a domande espresse da nicchie sociali e tecnologiche»[9]. Ecco che l’etica diviene così una bussola che orienta la progettualità urbanistica e le sue implicazioni politiche, una bussola con la quale cercare nuove rotte ed evitare la deriva riduzionista che esalta la funzionalità ponendola a metro universale di ogni spazialità collettiva. Per concludere, ma restando il più possibile vicini allo spirito di quest’opera e del suo autore, parole molto belle sono state scritte da Tiziana Villani la quale mette in risalto l’aspetto più importante di qualunque spazialità, ovvero quello qualitativo, riguardante il modo in cui esse vengono vissute e riprodotte: «Gli spazi costituiscono scritture, sono il derma costruito dalle esistenze. Definire lo spazio come derma significa riprendere l’espressione di superficie che qualifica gli spazi. Il derma del corpo e il derma dell’ambiente sono coestensivi e creano un’intensa rete di rimandi. La felicità del corpo si alimenta della potenza dell’ambiente cui appartiene. Il nostro tempo è dominato da scritture segreganti e imperative, che si affannano a prescrivere comportamenti, perimetrare territori, privatizzare ogni sorta di risorsa. È un derma deturpato quello del nostro ecosistema e come la pelle del corpo si lacera, s’infetta, e scrive i segni di questa grammatica violenta. La felicità è la posta in gioco»[10].


[1] Bernardo Secchi, La città del ventesimo secolo, Laterza, Roma-Bari, 2005.

[2] https://ilmanifesto.it/abitare-la-porosita/

[3]  Bernardo Secchi, La città dei ricchi e la città dei poveri, Laterza, Roma-Bari, 2017, p. 30.

[4] Aldo Bonomi e Alberto Abruzzese, La città infinita, Bruno Mondadori, Milano, 2004, p. 13.

[5] Bernardo Secchi, La città dei ricchi e la città dei poveri, Laterza, Roma-Bari, 2017, p. 21.

[6] http://www.vg-hortus.it/index.php?option=com_content&view=article&id=567:isotropia-porositrbana-e-scenari-per-il-futuro-della-metropoli-parigina&catid=11&Itemid=13

[7] http://www.vg-hortus.it/index.php?option=com_content&view=article&id=567:isotropia-porositrbana-e-scenari-per-il-futuro-della-metropoli-parigina&catid=11&Itemid=13

[8] Bernardo Secchi, La città del ventesimo secolo, Laterza, Roma-Bari, 2005.

[9] Bernardo Secchi, La città dei ricchi e la città dei poveri, Laterza, Roma-Bari, 2017, p. 78.

[10] Tiziana Villani, Ecologia politica, ManifestoLibri, Roma, 2013 p. 143.


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Scritto da
Andrea Baldazzini

Classe 1992, laureato in filosofia contemporanea presso l'Università di Bologna, mi occupo di trasformazioni dei sistemi di welfare con particolare interesse per il Terzo Settore e il welfare di comunità. Presso la stessa università sono tutor del corso di alta formazione in Welfare Community Manager e collaboro con il Centro Servizi del Volontariato di Modena.

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