Lavoro, competenze e nuove generazioni nel Patto per il Lavoro e per il Clima. Intervista a Andrea Orlando
- 20 Dicembre 2021

Lavoro, competenze e nuove generazioni nel Patto per il Lavoro e per il Clima. Intervista a Andrea Orlando

Scritto da Giacomo Bottos, Eleonora Desiata

4 minuti di lettura

L’obiettivo della creazione di lavoro buono e di qualità è uno dei punti focali del Patto per il Lavoro e per il Clima della Regione Emilia-Romagna e, da questo punto di vista, la scommessa è che il metodo adottato dal Patto possa far leva sullo sviluppo e la diffusione di competenze al fine di favorire l’incontro tra nuove opportunità occupazionali e capacità dei lavoratori. Questi orientamenti si intrecciano in maniera molto significativa con alcune delle linee del PNRR. Su questi temi, sul significato dell’esperienza del Patto e sulla questione del lavoro per le nuove generazioni abbiamo intervistato Andrea Orlando, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il Ministro Orlando, il 7 giugno 2021, ha firmato insieme al Presidente Bonaccini un Protocollo d’intesa sulle politiche attive del lavoro, con lo scopo di avviare sperimentazioni per la creazione di sistemi di conoscenza volti ad anticipare la domanda e la programmazione dell’offerta di competenze, soprattutto in relazione ai settori dei Big Data, del supercalcolo – High Performance Computing – e della transizione green.


Il Patto per il Lavoro e per il Clima della Regione Emilia-Romagna nasce come strategia per costruire, intorno a obiettivi di programmazione di medio periodo, un percorso di co-progettazione che coinvolgesse molteplici attori economici e sociali. Le chiederei innanzitutto un giudizio complessivo su questa esperienza e sul suo valore.

Andrea Orlando: Credo che Patto per il Lavoro e per il Clima della Regione Emilia-Romagna sia una modalità molto interessante di coinvolgimento della società e di governance dei processi di cambiamento, e ritengo che possa essere un importante riferimento anche quando si pensa all’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Reputo centrale lo sforzo di creare nuova occupazione di qualità e l’attenzione rivolta alle competenze e ai profili professionali necessari alla ricostruzione post pandemia e al rilancio del nostro Paese: lavoratori capaci di leggere il mondo di oggi e, affrontando le nuove sfide che abbiamo di fronte, provare ad immaginare quello di domani. Per avviare le transizioni ecologica e digitale e per gettare le fondamenta di un futuro diverso, che abbia alla base un nuovo paradigma economico e sociale, l’impegno sulla formazione è fondamentale. Un solido sistema di formazione che accompagni la transizione è necessario per creare lavoro buono. Investendo su questo tema potremo raggiungere risultati molto positivi, anche nella lotta alle disuguaglianze. Questo meccanismo può rappresentare un modello che potrebbe poi essere esteso anche al Paese nel suo complesso, prendendo esempio proprio dall’Emilia-Romagna, dove si è investito molto sulla Data Valley, sulla rete dei Tecnopoli e su un ecosistema della conoscenza e dell’innovazione fra i più importanti e strutturati dell’intera Unione Europea.

 

Il Patto per il Lavoro e per il Clima potrebbe essere dunque un modello anche per altri enti locali?

Andrea Orlando: Assolutamente sì. Quando sono stato in visita in Emilia-Romagna, ho incontrato i sottoscrittori del Patto per il Lavoro e per il Clima e trovo che rappresenti esattamente quell’idea di dialogo sociale allargato e di governance partecipata, che è necessaria per gestire progetti complessi come quelli di trasformazione e di transizione in corso. In generale, credo occorra aver ben presente l’ampiezza e l’articolazione di ciò che oggi deve rappresentare il dialogo sociale, sia in termini di coinvolgimento dei soggetti portatori di interesse sia in termini di rappresentanza generazionale e di genere. Credo quindi che ci sia l’esigenza di un “dialogo sociale 4.0”, strettamente legato alle finalità del Next Generation EU. Le Istituzioni da sole a volte non bastano; la consapevolezza dei processi in atto e il concorso del terzo settore, della cooperazione, dei corpi intermedi, delle organizzazioni di rappresentanza e dei cittadini su questo fronte può essere determinante. Sono assolutamente convinto che questa sia una delle chiavi con cui affrontare i grandi cambiamenti in atto, proprio per questo nella riforma degli ammortizzatori sociali inserita nel disegno di legge di bilancio in discussione in senato, ho previsto la possibilità, accedendo al programma GOL – Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori, di sottoscrivere patti territoriali fra autonomie locali, soggetti pubblici e privati, enti del terzo settore, associazioni sindacali, datoriali e dei lavoratori con lo scopo di realizzare progetti formativi e di inserimento lavorativo nei settori della transizione ecologica e digitale. L’obiettivo è qui duplice: 1) inserire e reinserire, con adeguata formazione, i lavoratori disoccupati, inoccupati e inattivi e 2) riqualificare i lavoratori già occupati e potenziare le loro conoscenze.

 

In relazione al Patto è stato siglato nel giugno 2021 un Protocollo d’Intesa tra Regione Emilia-Romagna e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Cosa prevede?

Andrea Orlando: Il Protocollo d’Intesa riguarda la questione delle politiche attive del lavoro legate in particolare alle potenzialità dell’ecosistema dell’innovazione dell’Emilia-Romagna e alla grande capacità di supercalcolo concentrata nel Tecnopolo di Bologna. Il Ministero – anche nel quadro dell’Agenda europea per le competenze – è particolarmente interessato a promuovere patti territoriali per il lavoro volti a governare la duplice transizione verde e digitale, favorendo l’emersione dei nuovi fabbisogni professionali richiesti, soprattutto nei settori e nelle filiere innovative e ad alta specializzazione. L’accordo coinvolge inoltre direttamente l’ANPAL, l’Agenzia Nazionale Politiche Attive per il Lavoro, oltre ai numerosi soggetti dell’ecosistema regionale dell’innovazione dell’Emilia-Romagna.

 

Dal Patto e dal Protocollo d’intesa emerge una particolare attenzione rivolta al contrasto del divario generazionale nel mondo del lavoro. Quali sono le condizioni dei giovani nel nostro Paese e che iniziative avete intrapreso in merito?

Andrea Orlando: Inclusione e coesione sociale sono tra gli assi portanti tanto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e quanto del Patto per il Lavoro e per il Clima della Regione Emilia-Romagna. In quest’ottica, quella dell’occupazione giovanile è una questione cruciale. I giovani infatti – insieme alle donne – rappresentano la fascia di popolazione attiva più vulnerabile all’impatto della crisi economica esplosa con la pandemia e inoltre soffrivano già per le disuguaglianze e le forti criticità strutturali del sistema Paese. La disoccupazione giovanile, già prima della crisi pandemica, si attestava ancora su livelli più alti rispetto a quelli pre-2008. Una situazione di scarring effect, in cui la crisi economica lascia una “cicatrice” sui giovani, che resterà con loro anche molto tempo dopo l’uscita dalla crisi. Una situazione che rappresenta un problema non solo per la qualità del mercato del lavoro ma anche per la demografia del Paese perché la mancata inclusione dei giovani nel mondo del lavoro – e ancora di più delle donne – impatta fortemente, posticipandola o persino negandola, sulla possibilità di avere figli. L’obiettivo deve essere quindi quello di fornire gli strumenti adeguati ai giovani – dalla formazione al welfare – e agli attori che interagiscono con loro. D’altronde è l’Unione Europea stessa che ci invita a farlo scegliendo di chiamare lo strumento di finanziamento della ripartenza Next Generation UE. Per farlo servono proposte concrete e immediatamente attuabili nel breve periodo e anche una visione di medio e lungo periodo che sappia progettare un futuro per le generazioni che ora stanno entrando nel mercato del lavoro. È dunque molto importante l’attenzione dedicata nel Patto alla creazione di opportunità di lavoro per i giovani, al potenziamento dei sistemi di formazione, alla semplificazione dei meccanismi di inserimento nel mercato del lavoro e al rafforzamento delle politiche attive.


Crediti foto: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

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Giacomo Bottos

Direttore di «Pandora Rivista». Ha studiato Filosofia presso l’Università degli Studi di Milano, l’Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha scritto su diverse riviste cartacee e online.

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Eleonora Desiata

Dottoranda in Scienza Politica e Sociologia alla Scuola Normale Superiore. Dopo la laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Università di Bologna con un periodo di studi a Sciences Po (Parigi) ha conseguito la laurea specialistica in Government all'Università Bocconi. Oggi si occupa principalmente di partecipazione politica, partiti e movimenti sociali.

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