Le sfide dell’economia civile e del terzo settore
- 26 Ottobre 2021

Le sfide dell’economia civile e del terzo settore

Scritto da Silvio Minnetti

6 minuti di lettura

Riceviamo e pubblichiamo questo intervento come contributo al dibattito e alla riflessione.


Quale “senso” può avere l’economia del futuro? Dobbiamo occuparci solo di crescita, occupazione, produttività o anche di difesa dell’ambiente, della dignità del lavoro e promozione del senso del ben vivere?

Il Festival dell’economia civile di Firenze ha cercato di dare una risposta. Generatività e resilienza incidono molto su soddisfazione di vita e benessere equo e solidale. L’uomo, animale simbolico, è sempre più alla ricerca di senso. I morti per disperazione negli Stati Uniti, studiati dal Premio Nobel Angus Deaton, ci dicono che esiste una “trappola di senso del vivere” oltre quella della povertà, afferma Leonardo Becchetti. Occorre allora promuovere buone pratiche per ridurre il numero di giovani in Neet, aumentare la longevità attiva, la generatività al crescere dell’età come nel Terzo settore.

Dovremo pertanto studiare l’impatto dei fondi del PNRR sul sistema economico e sociale. Qui può inserirsi sempre più la finanza generativa con social e green bond. Oltre alla transizione ecologica è in atto quella del lavoro attraverso transizione digitale e demografica. Occorre investire ingenti risorse pubbliche e private sul lavoro per sentirsi utili e per il benessere personale. Importante è poi la formazione qualificata al lavoro rivedendo alternanza scuola-lavoro, apprendistato e istruzione tecnica superiore. Il PNRR prevede 1,5 miliardi per Istituti tecnici superiori.

Investimenti pubblici e privati devono modernizzare il lavoro nelle imprese e modificare stili di vita e consumo delle famiglie. In sintesi, cambia lo sguardo con l’economia civile: non solo produzione ma benessere condiviso e impatto misurabile sulle città. Esempi di imprese di economia civile sono sempre più numerosi in Italia: Aboca di Sansepolcro con sostenibilità dal seme al prodotto e successo nel mercato, Abantu nel bolognese con moda etica che combatte ogni spreco e include persone svantaggiate, Icop di costruttori del Friuli, società benefit leader nel mondo per fondazioni speciali e microtunnel.

Siamo ormai in una fase di seconda Ricostruzione della Repubblica e di costituente di un futuro sostenibile con un progetto storico di umanizzazione dell’economia, fondato sul Terzo Pilastro, la comunità. Siamo alla ricerca di senso in questo cambiamento d’epoca. Occorre allora una grande e generativa mobilitazione di associazioni e imprese per una nuova economia rimettendo al centro persona e ambiente. Possiamo conseguire un miglioramento dei livelli di benessere equo e solidale di tutti e di ciascuno. È possibile realizzare equità sociale, di genere e territoriale. Una proposta concreta è il budget di salute da estendere a tutte le categorie vulnerabili, per un welfare generativo e olistico. Si tratta di definire la quantità di risorse economiche, professionali e umane, pubbliche e private, attraverso un piano personalizzato capace di restituire centralità alla persona.

La rivoluzione verde e la transizione ecologica chiamano in causa il rispetto e la cura dell’ambiente. Un progetto concreto è la Strategia nazionale del verde urbano mirante alla creazione di foreste urbane e periurbane, insieme al pacchetto UE “Aria pulita” per ridurre gli impatti di inquinamento atmosferico entro il 2030. Molto importanti le comunità energetiche di prosumer mediante una completa tracciabilità della filiera dell’energia con installazione di capacità produttiva di diverse taglie e potenza per soddisfare il fabbisogno energetico di circa venti unità abitative.

In sintesi dobbiamo realizzare efficienza energetica, riqualificazione degli edifici, rigenerazione urbana e housing sociale. Centrale è un piano di interventi mirati per costruire un ecosistema educativo circolare di comunità. Ciò significa valorizzare il ruolo dei docenti, sviluppare una leadership diffusa, attivare i giovani con le loro vocazioni in armonia con i bisogni e le eccellenze del territorio.

L’assenza del Terzo settore a Cernobbio, ai primi di settembre, è incomprensibile, visto che esso è parte attiva nel PNRR con 235 miliardi totali da investire. Come trascurare un settore che ha quasi 50 miliardi di valore aggiunto, un milione e mezzo di addetti e circa 5,5 milioni di volontari? La pandemia ha dimostrato quanto sia fondamentale per alleviare il disagio sociale e strutturale nel sistema economico e finanziario. Le imprese sociali hanno un peso rilevante infatti anche per le grandi imprese quotate ai fini della responsabilità sociale. Ad esempio per il welfare aziendale. Non è una questione solo valoriale; rappresenta anche un valore economico-finanziario. In questo quadro si inserisce anche la Giornata europea delle Fondazioni filantropiche del 1° ottobre.

Possiamo parlare di una unione della filantropia con 140 comunità coinvolte in tutta Italia. Una testimonianza plurale e solidale di tante realtà che fanno rete attraverso ACRI con 86 Fondazioni di origine bancaria e Assifero con Fondazioni di impresa, di famiglia e di comunità. In tutta Europa sono oltre 10.000 e, insieme a Terzo settore e volontariato, concorrono ad innovare il welfare generativo e la cultura in tutto il continente. Beni sequestrati alla mafia e rigenerati, sostegno a disabili e fasce deboli, sport inclusivo. L’interesse generale non è solo in carico allo Stato ma è responsabilità di tutti e dei corpi intermedi, privato-sociale in particolare. Attivare le comunità significa attivare i territori, prendersi cura dei giovani e dei soggetti fragili.

Un’economia diversa esiste già e cresce dal basso. È una nuova via per rigenerare l’economia dopo il Covid-19, per renderla più giusta e solidale, per darle un’anima. La pandemia ha evidenziato le profonde disuguaglianze che infettano le nostre società, l’aumento di disoccupazione e povertà. Ora serve una grande iniezione di cooperazione umana e di solidarietà globale, di cura della relazione di reciprocità responsabile tra noi e la natura. In Italia si muove da anni un universo di mondi attraverso diversi appuntamenti: i Dialoghi di Pandora Rivista, il Festival dell’economia civile di Firenze, le Giornate di Bertinoro, il Festival della partecipazione, Green week con le Fabbriche della sostenibilità, il Festival dell’Economia di Trento per fare il punto sulla situazione italiana, il Festival di Campi Bisenzio e dell’ASviS in molte città italiane, Combinazioni festival tra Belluno e Treviso, il Premio Oxfam, il Festival delle città. Un mondo carsico per la trasformazione dal basso delle comunità locali e del Paese.

In questi giorni celebriamo la Giornata mondiale del risparmio. La propensione degli italiani a non sperperare non è utile solo per le famiglie. La ricchezza accumulata serve a generare benessere condiviso attraverso Cassa Depositi e Prestiti e Fondazioni di origine bancaria, nate dalla Legge Amato del 1990 e dedicate, come enti filantropici, al bene comune e allo sviluppo economico locale. Il risparmio è valore collettivo, linfa vitale per il Paese. Importante che il risparmio di milioni di cittadini si trasformi in investimenti e sostegno dei soggetti fragili.

Passaggio fondamentale poi in questa sfida epocale è ora trasformare il potenziale notevole dei giovani in volontariato. Emerso in pandemia deve diventare strutturale e permanente per un ricambio del grande “esercito del bene” di oltre 5 milioni di volontari italiani. Un ruolo particolare può essere svolto dall’ economia civile e dalla finanza etica e climatica in occasione di COP26 a Glasgow. Questo rappresenta dopo Parigi 2015 il primo test mondiale per accelerare l’azione sul cambiamento climatico. Si tratta di aiutare le prossime generazioni riducendo la traiettoria di aumento della temperatura media da 3 a 1,5 gradi. Vanno attuati i piani nazionali di riduzione delle emissioni di medio (2030) e lungo termine (2050). Occorre un impegno serio di Cina, India, Russia, Brasile, Messico, Australia e Arabia Saudita. I Paesi industrializzati devono aiutare con la finanza necessaria il processo di decarbonizzazione e resilienza di quelli in via di sviluppo. La sfida si chiama solidarietà globale e giustizia climatica. Deve terminare il supporto pubblico ai combustibili fossili per la transizione ecologica.

Il nostro Paese può trovare armonia tra territori, bellezza, bene comune e nuove norme a tutela del paesaggio. In questo quadro l’Italia “fa l’Italia” verso una economia civile se tutela i parchi. La legge 394 del 1991 sulle aree protette ha consentito di arrivare al 10 per cento di territorio tutelato. Parliamo del 50 per cento di specie vegetali in Europa e di 57.000 specie animali. Una grande biodiversità in uno Stato ricco di storia, economia e beni culturali, soprattutto in 2.571 borghi e comunità di aree interne. Sono ecosistemi con ben 733 prodotti tipici certificati. I parchi sono serviti poi a dare identità e forza a territori fragili. Con la pandemia è cresciuto il turismo nei parchi. Le presenze sono state 27 milioni nel 2020. È il momento di valorizzare le aree protette e di rafforzare lo sviluppo sostenibile. È la sfida dell’equilibrio tra sviluppo economico e conservazione delle specie. Ruolo importante è svolto dalla nuova agricoltura e dalle strutture ricettive del turismo con i giovani, in ben 700 zone salvaguardate in Italia tra riserve naturali, aree marine, parchi nazionali e regionali. Un grande patrimonio da salvaguardare e su cui investire migliorando la gestione con innovazioni in grado di rendere compatibile presenza umana e cura della biodiversità. Parliamo di 145 milioni di tonnellate di CO₂ equivalenti assorbite ogni anno, di 5,5 miliardi di euro di valore del turismo, di 230.000 aziende agricole.

Cerchiamo ora di chiarire il rapporto attuale tra Terzo settore, Economia civile e PNRR. Veniamo da anni di grandi conquiste normative con Codice del Terzo settore, sentenza della Corte Costituzionale n.131 del 2020, DM 72 del 2021. È responsabilità degli Enti occupare gli spazi ottenuti. Il PNRR va usato al meglio e vanno affrontati i grandi temi della povertà, delle disuguaglianze, dell’educazione e del digitale. Si tratta di trasferire a livello locale i temi e le risorse che il PNRR mette a disposizione a livello nazionale. Vanno utilizzati bene i luoghi di confronto con le istituzioni costituendo reti dentro le comunità locali. Così aumenta la forza contrattuale per il cambiamento sociale. Vanno fatte proposte concrete su occupazione, povertà, educazione, disuguaglianze, fragili, giovani, ambiente e cultura.

È il momento di costruire legami sociali con la partecipazione nella comunità. Di particolare interesse sono le proposte emerse in questi giorni per migliorare il Reddito di Cittadinanza. Per partire con il piede giusto è necessario accompagnare le domande. La persona va presa in carico da Servizi sociali, Centro per l’impego e rete degli Enti del Terzo Settore. Servono progetti utili alla comunità oltre che ai beneficiari. Il risultato è l’avvio di percorsi personalizzati capacitanti e resilienti. Il RdC deve intercettare anche le nuove povertà come quelle dei working poor.

In conclusione, il PNRR è un’opportunità unica di gettare le fondamenta per il futuro del nostro Paese. Per questo bisogna superare alcuni suoi limiti, arrivare ad una comunità solidale, riconoscere i diritti delle persone fragili, affermare i valori della Costituzione, superare le imperfezioni della Repubblica. In particolare esiste una governance sussidiaria assolutamente necessaria tra corpi intermedi e amministrazioni locali, regionali e centrali. Manca nel PNRR un disegno di fondo nell’accesso ai diritti sociali di base dei soggetti deboli: diritto allo studio, al lavoro, alla casa.

Scritto da
Silvio Minnetti

Coordinatore Assemblea libere forme associative e Collaboratore del Centro universitario per il Terzo settore ed economia civile di Macerata.

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