“Lobby d’Italia” di Andrea Pritoni

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Recensione a: Andrea Pritoni, Lobby d’Italia. Il sistema degli interessi tra Prima e Seconda Repubblica, Carocci, Roma 2018, pp. 144, 16 euro (scheda libro).


Le lobby e i lobbisti sono tipicamente sia l’obiettivo verso cui rivolgere invettive generalizzate sui “grandi mali del Paese” sia, soprattutto in ambito politico, i soggetti da additare come principali ostacoli al cambiamento. L’esistenza di gruppi che si fanno esplicitamente portatori di un interesse particolare, non ascrivibile retoricamente ad una qualche forma di “interesse collettivo”, scatena nell’osservatore (cittadino comune, rappresentante delle istituzioni, giornalista) una naturale tendenza a prenderne le distanze, quasi la sua esistenza fosse un “male necessario” da accettare a denti stretti.

Non è questo il contesto per imbastire una poco originale quanto non richiesta difesa d’ufficio della categoria né un’analisi sulla professionalità o meno dimostrata da coloro che si fregiano del titolo di “lobbista” (o ne subiscono in qualche modo l’attribuzione). Nello spazio di una rivista come Pandora, che ha l’obiettivo ambizioso di indagare i grandi fenomeni politico-sociali del nostro tempo, è molto più utile lasciare da parte la polemica quotidiana e le banalizzazioni spicciole. Dichiarazioni sull’importanza di porre un argine all’influenza eccessiva dei “lobbisti” sono d’altronde all’ordine del giorno e non hanno in alcun modo colore politico: ne abbiamo avuto dimostrazione di recente, quando le prese di distanza espresse in questi primi mesi di governo da vari esponenti del Movimento Cinque Stelle e della Lega hanno fatto il paio con le durissime dichiarazioni del Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. Ad irritare l’esponente di Forza Italia “un lobbying aggressivo e martellante, senza precedenti” in occasione della discussione parlamentare per la riforma del diritto d’autore in Rete, osteggiata dai cosiddetti “colossi del web” con l’appoggio di Movimento Cinque Stelle e Lega. Segno, dunque, che a scagliarsi contro lo strapotere dei gruppi di pressione in determinate situazioni non sono solo i partiti dichiaratamente anti-establishment.

Un’opposizione bipartisan, più o meno rumorosa, dovrebbe spingerci ad abbandonare il punto di vista della cronaca per adottare quello dell’analisi. È quello che fa, in un volume pubblicato recentemente da Carocci, il ricercatore dell’Istituto di Scienze Umane e Sociali della Scuola Normale Superiore Andrea Pritoni. Il libro, dal titolo “Lobby d’Italia”, ha l’obiettivo di inquadrare, da un punto di vista strettamente politologico, come è evoluto il sistema degli interessi dalla Prima alla Seconda Repubblica. L’attenzione degli studiosi sembra infatti catturata irresistibilmente, ammette l’autore, dall’indagine dei partiti politici e delle dinamiche elettorali, trascurando quasi completamente una ricognizione sistematica e periodica dei portatori di interesse che operano nel contesto italiano.

Gli assunti da cui parte Pritoni sono soprattutto accademici e mirano a “colmare un vuoto” che non si osserva in altri contesti nazionali e a livello internazionale. Un gap forse dovuto alle naturali differenziazioni della disciplina, ma che per un osservatore esterno può apparire come il frutto di una sorta di “negazione collettiva”. Se di lobby bisogna parlare, lo si può fare in negativo e deprecandone l’esistenza. Un approccio che, oltre a costituire un limite per chi di mestiere racconta e analizza la realtà (non solo in ambito accademico), rischia di contribuire al consolidarsi di un’immagine distorta delle dinamiche decisionali del nostro Paese.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Il sistema degli interessi italiano

Pagina 2: Le lobby dalla Prima alla Seconda Repubblica

Pagina 3: Il dibattito sulle lobby tra accademici e professionisti


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Lavora a Roma come consulente Comunicazione Strategica e Public Affairs in Comin & Partners. Ha studiato Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Bologna e all’Accademia Diplomatica di Vienna. Appassionato di politica e cultura tedesca e austriaca.

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