Le Province e il Patto per il Lavoro e per il Clima. La forza dei territori per contribuire allo sviluppo
- 20 Dicembre 2021

Le Province e il Patto per il Lavoro e per il Clima. La forza dei territori per contribuire allo sviluppo

Scritto da Michele De Pascale

6 minuti di lettura

Michele De Pascale, autore di questo articolo, è il Presidente di UPI – Unione delle Province d’Italia, Sindaco di Ravenna e Presidente della Provincia di Ravenna.     


Una crescita sostenibile, paritaria, inclusiva. È questo l’obiettivo cui il Paese deve tendere per costruire un progetto nazionale organico che davvero ci permetta di uscire dalla crisi economica e sociale, avendo compiuto passi in avanti verso l’affermazione di una nuova visione di sviluppo. Non a caso, il partire dall’emergenza per costruire una Italia nuova è uno dei tratti fondanti del Patto per il Lavoro e per il Clima della Regione Emilia-Romagna, che l’UPI – Unione delle Province d’Italia ha sottoscritto con entusiasmo, insieme a tutte le istituzioni e ai rappresentanti della società civile e delle forze economiche e sociali.

Non uno strumento qualsiasi, ma un Patto: una presa d’atto che chiede dunque condivisione, impegno e disponibilità. In un tempo di emergenza in cui le istituzioni hanno dovuto fare squadra per affrontare, insieme, la drammatica crisi pandemica sanitaria, sociale ed economica del Covid-19, la Regione Emilia-Romagna ha scelto di seguire un percorso di ricostruzione che è prima di tutto cambiamento.

A partire dai sottoscrittori: con ben 55 firmatari, dai comuni alle province, dalle organizzazioni sindacali alle imprese, dal mondo della cooperazione all’industria, artigianato e commercio, dalle scuole alle università, dalle associazioni ambientaliste al terzo settore e volontariato, dal mondo delle professioni fino alle camere di commercio e alle banche. Un Patto, dunque, che tiene insieme davvero tutti i soggetti che possono, con le loro scelte, indirizzare lo sviluppo verso nuove strade, per costruire una stagione di rilancio e sviluppo che siano fondati sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Lo straordinario slancio innovativo del Patto per il Lavoro e per il Clima è evidente dagli obiettivi strategici che chi lo ha sottoscritto si impegna a raggiungere e che muovono da chiare priorità: la promozione della conoscenza e dei saperi, la realizzazione della transizione ecologica, il rispetto dei diritti e dei doveri, la promozione del lavoro, sostenendo le imprese e promuovendo opportunità. Per raggiungere questi obiettivi si pone quattro processi trasversali: trasformazione digitale; patto per la semplificazione; promozione della legalità; partecipazione. Perché, ed è questo il motivo che ha spinto UPI a sottoscrivere questo impegno, è piena la consapevolezza che per costruire davvero l’Italia che vogliamo, serve l’impegno comune di tutti, ognuno secondo le proprie responsabilità e competenze.

Abbiamo il compito, anzi, il dovere, di innovare le azioni sociali, ambientali ed economiche per rispondere contemporaneamente alle fragilità emergenti e alle responsabilità rispetto all’ambiente. Dobbiamo cominciare a misurare l’impatto delle nostre decisioni, politiche, imprenditoriali, personali, in termini di ecologia integrale intesa come crescita di un territorio dal punto di vista socio-ambientale; occorre l’impegno comune nel costruire risposte locali attraverso il contributo non solo di una parte ma di tutti i potenziali attori dell’economia, della società civile, della formazione, dei cittadini, del pubblico. Dobbiamo operare affinché gli operatori del tessuto economico e produttivo abbiano tutte le opportunità di scegliere la strada della sostenibilità, del diritto alla parità e all’uguaglianza, senza che questo sia un ostacolo alla produttività, ma anzi, rappresenti proprio una nuova occasione di accrescere la loro competitività nei mercati globali.

Abbiamo una sfida straordinaria da affrontare e vincere: quella di realizzare un vero e proprio disegno complessivo di crescita e consolidamento del tessuto economico e sociale su pochi essenziali obiettivi, in grado di assicurare a tutti i territori, a tutte le comunità, a tutte le cittadine e cittadini, di partecipare alla ripresa e coglierne i frutti per consolidarsi. La ripresa del Paese, d’altronde, discende da uno sviluppo equilibrato generalizzato, che ha proprio bisogno di un Patto da cui avviarsi, perché non c’è politica e non c’è strategia di crescita, se non c’è unità di intenti tra Regione, Province, Comuni e forze economiche e sociali, che devono sentirsi coinvolti: a partire dalla definizione dell’indirizzo generale. Questa è la chiave innovativa che guida il Patto per il Lavoro e per il Clima dell’Emilia-Romagna: non una formalità ma un vero e proprio impegno in cui tutte le rappresentanze economiche, sociali e associative, i Comuni capoluogo e le Province dell’Emilia-Romagna sono protagonisti.

Le Province, poi, hanno in questa sfida una doppia responsabilità: quella di rappresentare i propri territori e di sostenere e assistere tutte le comunità, anche dei centri più piccoli e periferici, per la loro funzione di “Casa dei Comuni”. Le Province, infatti, negli ultimi anni hanno subito un forte processo di trasformazione istituzionale, a partire dal loro ruolo di enti amministrati dai Sindaci e dai consiglieri dei Comuni del territorio. È una prospettiva nuova su cui tutte le Province italiane stanno spendendo risorse e impegno, assumendo un compito, necessario, di enti al servizio dei Comuni, in grado di mettere a disposizione capacità e conoscenze, per diventare dei veri e propri centri di competenza sui territori, capaci di promuovere la digitalizzazione, progettare e realizzare le opere pubbliche sia di livello locale che nazionale, di promuovere investimenti e di contribuire a produrre sviluppo sostenibile.

Non a caso, sono proprio i settori che a quanto pare sono fondamentali per la qualità della vita che hanno bisogno di un presidio istituzionale a livello provinciale: lo sviluppo economico, la pianificazione territoriale e strategica, la tutela ambientale alla digitalizzazione. Variabili dirimenti per l’economia dei territori, che necessitano di un ente locale forte, stabile, con un ruolo chiaro, che rappresenti le istituzioni a questo stesso livello. Perché le Province, poiché sono le Case dei Comuni, sono le istituzioni in cui i Sindaci insieme, in maniera collaborativa, definiscono lo sviluppo delle comunità amministrate, senza condizionamenti. Dunque, garantire stabilità alle Province significa garantire ai Comuni, ai più piccoli come ai grandi, una Casa autorevole in grado di assistere, valorizzare e sostenere lo sviluppo economico e sociale di tutti i cittadini del territorio.

In Emilia-Romagna, grazie alla forte legame che tiene insieme tutto il quadro istituzionale, questo disegno sta assumendo contorni sempre più marcati e reali, e trova nel Patto per il Lavoro e per il Clima un banco di prova straordinariamente innovativo. Non c’è dubbio che questo strumento sia da considerarsi a tutti gli effetti tra le iniziative più significative messe in campo per accompagnare e sostenere l’attuazione del Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza in Emilia-Romagna. Un progetto nel quale Regioni, Province e Comuni sono gli attori principali, chiamati a realizzare una “nuova politica territoriale”.

Le priorità su cui si muove, gli assi che lo compongono, hanno obiettivi strutturali di lunga durata e avranno effetti immediati per risolvere una delle questioni centrali che riguardano l’intero Paese: l’urgenza di realizzare indirizzi e investimenti in grado di portare alla riduzione della frattura tra città e campagna e tra centro e periferia, a chiudere i divari territoriali che sono tra le cause della fragilità sociale ed economica di alcuni territori italiani, e che discendono anche dall’abbandono delle politiche unitarie di sviluppo economico. È questa strada interrotta che il Patto per il Lavoro e per il Clima della Regione Emilia-Romagna intende ricostruire, per assicurare alle azioni locali un respiro davvero inclusivo e promuovere una ripresa dello sviluppo che sia equa, che garantisca la coesione sociale e territoriale e che punti ad uno sviluppo duraturo e sostenibile.

Le Province, d’altronde, già da anni si misurano sulle capacità di creare nuovi modelli di crescita: è del 2013 l’iniziativa “Il benessere equo e sostenibile delle Province”, un progetto in rete sviluppato grazie alla stretta collaborazione tra il Coordinamento degli uffici di statistica delle Provincie italiane e l’ISTAT, con lo scopo di creare un Sistema informativo statistico per la misurazione del benessere equo e sostenibile, a supporto della programmazione strategica e operativa degli Enti di area vasta. Ad oggi, il progetto coinvolge 32 uffici di statistica di Province e Città metropolitane, che, attraverso l’elaborazione di un insieme organico di indicatori, produce ogni anno un rapporto di analisi sulle ricadute delle scelte politiche e programmatiche degli enti aderenti sulla vita dei cittadini, delle comunità, dei territori, dei sistemi economici e sociali. Grazie a questi studi, gli enti che hanno aderito al progetto hanno strumenti concreti per stabilire verso quali strade indirizzare la propria azione amministrativa, perché produca effetti positivi.

È chiaro però che questo nuovo slancio deve essere accompagnato da una serie di riforme per migliorare la funzionalità stessa della Pubblica Amministrazione, anche seguendo l’esempio dell’Emilia-Romagna, che ha già avviato da tempo questo percorso virtuoso. Occorre consolidare le istituzioni, perché siano al massimo dell’efficienza possibile per dare un contributo di qualità al percorso di sviluppo. Si tratta di costruire una cornice normativa certa e duratura che riordini e semplifichi il sistema di governo locale, per rendere più funzionali Province, Città metropolitane e Comuni e consentire loro di contribuire alla ripresa nelle condizioni di efficienza e di adeguatezza che merita l’Italia. Se è vero, come ci ricorda sempre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che è dovere delle istituzioni garantire a tutti i cittadini pari diritti e dignità, sia che vivano nelle grandi aree urbane che nella “sconfinata” provincia italiana e nelle aree interne, allora è il momento di fare un passo in avanti e di rendere veloce anche l’Italia delle Province. Seguendo l’esempio della Regione Emilia-Romagna, come Presidente di UPI auspico che in tutto il Paese si realizzi questa sinergia, che trova concreta attuazione nel Patto per il Lavoro e per il Clima, per ripristinare l’equilibrio territoriale tra aree fortemente urbanizzate e aree interne, consolidando il rapporto tra tutte le istituzioni e le forze economiche e sociali.

Se crediamo davvero in una nuova possibilità di crescita, allora dobbiamo garantire a tutta l’Italia di poter correre alla stessa velocità, per far sì che lo sviluppo sia duraturo ed equo. Il Patto per il Lavoro e per il Clima della Regione Emilia-Romagna è un modello straordinario su cui poggiare le basi di questo progetto ambizioso. Ma l’ambizione in politica, se è ambizione di giustizia ed equità sociale, è una potente spinta per affermare i principi della democrazia e della parità dei diritti. L’auspicio è che sia replicato e diffuso in tutto il Paese.

Scritto da
Michele De Pascale

Presidente di UPI – Unione delle Province d’Italia, Sindaco di Ravenna e Presidente della Provincia di Ravenna.

Pandora Rivista esiste grazie a te. Sostienila

Se pensi che questo e altri articoli di Pandora Rivista affrontino argomenti interessanti e propongano approfondimenti di qualità, forse potresti pensare di sostenere il nostro progetto, che esiste grazie ai suoi lettori e ai giovani redattori che lo animano. Il modo più semplice è abbonarsi alla rivista cartacea e ai contenuti online Pandora+, ma puoi anche fare una donazione a supporto del progetto. Grazie!

Abbonati ora

Seguici