Uno sguardo internazionale: il sistema museale britannico e i musei italiani

musei

In questi ultimi mesi si è parlato molto delle riforme che il Ministro Franceschini ha apportato al sistema dei beni culturali, ma troppo spesso le disamine generali tralasciano gli aspetti specifici delle questioni.

Quello che vorremmo qui discutere è un possibile modello di ispirazione per il nuovo sistema museale dei 20 Musei Autonomi, ossia quello britannico. In questa sede non pretendiamo di elencare tutte le analogie e le differenze tra i due, ma piuttosto descriveremo, una volta per tutte nel concreto, l’organizzazione dei musei nel Regno Unito, sia da un punto di vista concettuale sia più tecnico, così da cogliere alcune relazioni con il nuovo sistema museale italiano.

I ‘Ministeri della Cultura’ e le Home Nations

Delle tre grandi tipologie di musei britannici (nazionali, privati e Non-National — una sorta di musei civici britannici), prenderemo in considerazione i cosiddetti musei nazionali. Questi ultimi infatti permettono, più degli altri, una comparazione con i musei nazionali italiani soprattutto a motivo della loro stereotipata struttura interna. Diversamente i musei privati e Non-National divergono molto tra di loro, a seconda delle disposizioni private o del territorio locale che li gestiscono.

La struttura organizzativa dei musei nazionali britannici nelle diverse Home Nations (Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord) appare in linea generale la medesima, seppur ogni Museo Nazionale venga disciplinato dal ‘Ministero della Cultura’ della propria Home Nation. Usiamo l’espressione fra apici dal momento che non tutte le Home Nations hanno un vero e proprio Ministero della Cultura. Come infatti è ben noto, il Galles, la Scozia e l’Irlanda del Nord godono dello stato di devolved government: ossia hanno la capacità di gestirsi autonomamente in alcune materie, nonostante siano sempre vincolate alla giurisdizione centrale di Westminster che può addirittura abrogare o modificare la stessa formazione dei parlamenti o assemblee sub-nazionali (ossia la Northern Ireland Assembly, lo Scottish Parlament e la National Assembly for Wales). In tal senso la gestione museale rientra nelle competenze che le quattro Home Nations possono amministrare autonomamente attraverso i rispettivi dipartimenti per le politiche culturali[1].

Come dicevamo poco sopra, nelle quattro Home Nations l’organizzazione dei musei nazionali è pressoché identica perché i ‘Ministeri della Cultura’ hanno definito in modo analogo la struttura interna (o meglio l’organigramma) dei musei nazionali. Tuttavia, il potere ‘ministeriale’ sui musei nazionali non si limita alla definizione dell’organigramma, ma riguarda anche il finanziamento e il controllo. Essi infatti definiscono il budget finanziario annuale e verificano che la gestione interna sia conforme alle norme di legge.

Una volta disciplinati questi tre aspetti da parte dei ‘ministeri’, i musei nazionali hanno una totale libertà nella gestione delle proprie attività interne. Per esempio, hanno pieni poteri nel progettare le esposizioni museali, nello stabilire quali oggetti concedere o prendere in prestito, nel definire gli orari di apertura o quali progetti attrattivi avviare (e.g. laboratori per bambini, attività multimediali). Soprattutto hanno piena competenza nel gestire il personale da assumere. Come infatti vedremo meglio in seguito, una grande differenza tra il sistema museale britanno e quello italiano è la modalità di assunzione del personale.

Continua a leggere – Pagina seguente


Indice dell’articolo

Pagina corrente: I ‘Ministeri della Cultura’ e le Home Nations

Pagina 2: L’amministrazione dei musei e il Board of Trustees

Pagina 3: Un breve confronto con il sistema museale italiano


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora per i numeri 4,5 e 6? Tutte le informazioni qui

Laureato in Filologia Classica nel 2014 e Archeologia nel 2015 presso l’Università di Bologna, è dottorando presso l’IMT di Lucca in Gestione e Analisi dei Beni Culturali. Oltre a pubblicazioni scientifiche e alla partecipazione in conferenze internazionali, ha lavorato alla pubblicazione di schede di catalogo per mostre museali e ha collaborato con il British Museum di Londra nel Dipartimento di Disegni e Stampe.

Comments are closed.