Orientarsi nella continuità del tempo
- 12 Maggio 2020

Orientarsi nella continuità del tempo

Scritto da Matteo Panari

5 minuti di lettura

Il nostro tempo è «un progressivo cambiamento di stato»[1]. A causa dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ognuno di noi, costretto a vivere un presente sempre meno determinato, rivolge lo sguardo all’indietro, verso un tempo improvvisamente abbandonato, considerato sospeso, in pausa. Ognuno ha superato i giorni di dolore e frustrazione per le privazioni delle libertà e delle volontà e per le morti degli affetti sostenuto dalla speranza che i giorni si compissero velocemente in una rivoluzione intesa come «un ciclico ritorno delle cose al loro stato originale»[2]. È il desiderio di Ulisse: l’eroe per dieci anni tenacemente «sospirando il ritorno»[3] tende in mare la sua prua o, se in terra ferma, il suo sguardo in direzione della amata Itaca, patria e focolare della famiglia e degli affetti lasciati per andare a combattere una guerra non ricercata. Il suo viaggio è lungo nello spazio, indeterminato nella durata, colmo di ostacoli, contro cui l’eroe deve affinare la mente multiforme che lo guidi secondo pazienza, autocontrollo, ingegno, creatività, malizia, qualità che concordano con il – scrive Susanetti – «concomitante desiderio di riconquistare il profilo di una terra avita e la pace di un focolare domestico». Itaca, quindi, è il ritorno alla normalità, ai giorni in cui lo sforzo straordinario di virtù intellettuali e fisiche non è quotidianamente richiesto. E se lo sforzo straordinario del nostro sguardo oggi dovesse non alzarsi all’orizzonte, ma abbassarsi sul presente per coglierne «il mutamento repentino e radicale»[4], la seconda definizione di rivoluzione, «lo sconvolgimento della vita sociale e dei suoi ordinamenti»[5] dell’Itaca futura?

Al termine della cosiddetta Fase 1 dell’emergenza i più attenti commentatori così affrescano il nostro presente: l’equilibrio dell’Unione Europea (UE) è dovuto alla tensione tra il polo dei paesi nordici e il polo mediterraneo, i quali rappresentano le due diverse concezioni del principio solidaristico alla base della concordia tra gli stati membri[6]: l’una, la nordica, come l’eguaglianza tra i singoli; l’altra, la mediterranea, l’equità fra i singoli. Le Alpi sono andate a costituire, quindi, un confine tra due entità politiche comunitarie differenti e, manifestazione più chiara a causa degli ultimi mesi, tra due visioni alternative del compito dei servizi sociali e di un servizio sanitario nazionale. «Un progressivo cambiamento di stato» è la definizione con cui Alfonso Traina definisce alcuni particolari verbi latini, che indicano un divenire graduale. Tradizionale è, per cogliere la differenza che la puntualità della lingua pone, questa distinzione: essere rosso, diventare rosso, arrossire. Questa distinzione indica una lingua parossisticamente legata all’idea di tempo. Il nostro presente, il nostro oggi, può essere analizzato con una categoria propria di questa lingua che così si fa toccare dal tempo, conservata anche in quelle moderne, figlia della percezione del tempo nel mondo primitivo secondo cui «la determinazione del futuro sembra povera e vaga»[7] poiché «l’uomo primitivo sente il tempo come durata, cioè un flusso continuo in cui è immerso»[8], chiamata aspetto, cioè il processo verbale in rapporto alla durata. L’azione può essere durativa «l’azione vista nella sua durata indeterminata»[9], oppure momentanea «vista in un punto ben determinato»[10]. Ecco il perché ci è sembrato di aver vissuto in giorni sospesi, senza meta, che hanno provocato l’angoscia per l’oggi e il domani: perché il tempo del propagarsi del virus è stato il presente, secondo la categoria verbale dell’aspetto, del valore durativo che ha prevalso sul momentaneo.

Il cambiamento di stato inteso nel suo divenire, e non in un punto determinato, è una riflessione che Lucien Febvre sente di dover consegnare ai suoi studenti del Collège de France nel 1944-45 nel suo corso dedicato alla genesi dell’Europa: mette sull’attenti i suoi studenti, e i lettori delle generazioni successive, a non considerare un evento storico solo vincolato ad una singola data. Potremmo addirittura arrivare a dire che per Febvre l’evento storico non ha date di inizio o di fine, sicuramente un nome, un titolo convenzionali (es. “La caduta dell’Impero Romano d’Occidente), ma non una durata definita, o, per dirla con le parole dell’aspetto, non un valore momentaneo. Febvre vedeva tutti i rischi della frase “L’Impero Romano d’Occidente crolla nel 476”. Spiega: «è una vecchia abitudine che abbiamo acquisito, quella di un tempo semplice, di una vita semplice, di una morte semplice… Per conseguenza anche i grandi avvenimenti, questi insiemi prodigiosi di fatti, li facciamo nascere e morire a data fissa. E pretendiamo di datare sulla base di anni processi grandiosi che si estendono per decenni o per secoli…»[11]. La preoccupazione di Febvre è far comprendere che l’evento storico coincide con un tempo fluido, lento, ed è la somma di eventi in rapporto tra loro: precedentemente scrive «la genesi dell’Europa fu lunga, lenta, progressiva»[12]. Febvre pone l’attenzione sulla progressione degli eventi e sulla relazione tra loro, i quali, poi per esigenze manualistiche, devono essere classificati in un nome riconoscibile. Nulla è un evento improvviso e solitario, non esiste un colpo unico, un punto solo, ma più punti che partecipano insieme ad altri ad una linea in cui la netta divisione passato, presente e futuro rischia di limitare lo sguardo della ricerca. Le espressioni culturali ed artistiche sono momenti in cui alcuni, e non altri, elementi estetici sono prevalenti, più distinguibili, condivisi rispetto ad altri e tra di loro in relazione per analogia o per opposizione. Alcuni elementi prevalenti oggi erano presenti anche ieri, ma secondari, nascosti, meno frequentati e sviluppati o diversamente interpretati, ma presenti. Questo è il continuum storico. Scrive Guido Baldi «anche quando si assume un grande fatto politico o culturale, di oggettiva rilevanza, come discriminante tra due epoche, si compie ugualmente un’operazione convenzionale, o addirittura una forma di arbitrio: il processo storico è infatti un continuum che non conosce fratture nette, barriere confinarie rigide e precisamente individuabili; è un costante, graduale trasformarsi di infinite componenti. Elementi che si sviluppano nell’età successiva sono già presenti in quella precedente, mescolati con elementi ad essi contraddittori, e viceversa elementi di un’età precedente sopravvivono sempre in età successiva, fusi con quelli innovatori. Bisogna invece sempre sforzarsi di individuare quegli elementi di continuità e di distinzione, che nel fluire storico si presentano mescolati insieme, talora in modo difficilmente districabile»[13]. A quale sviluppo tende la linea di oggi?

La ricerca può avvenire secondo la distinzione tra essere rosso, diventare rosso, arrossire o secondo un continuum di elementi che ritornano. Alla lingua classica che della sopraddetta è considerata, apparentemente, sorella, il greco, molto spesso, del tempo piace fare a meno: non si cura della divisione netta tra passato, presente e futuro, della relazione tra questi ma si interroga sulla qualità dell’azione. Essa contempla nel suo articolato sistema verbale una azione avvenuta nel passato i cui effetti permangono nel presente, che graficamente può essere rappresentata come un cerchio. A cosa siamo dentro oggi? Davanti all’ennesimo fallimento delle istituzioni europee di garantire una cooperazione di equità tra i Paesi membri in un momento di crisi, è il Papa, nella benedizione Urbi et Orbi, a chiamare la cristianità, quale unico elemento identitario sovranazionale rimasto. ad avanzare e a rendersi responsabile della salvezza della solidarietà europea. Il no dell’asse nordico agli Eurobond, vale a dire la condivisione del rischio di default a seguito dell’emissione di obbligazioni di debito tra i paesi membri, è avvenuto durante la presenza di una delegazione sanitaria straniera sul suolo di uno Stato fondatore in suo soccorso. Solo una delle ingerenze, adesso dallo sguardo dolce e caritatevole, che l’oligarchia russa agisce sul suolo europeo. L’approvazione del Piano Sure, il primo importante provvedimento di natura sociale nella storia europea, avviene dopo che i suoi storici principali antagonisti, i britannici, hanno lasciato l’Unione. Il Recovery Found è una storpiatura lessicale di significante perché il polo nordico dell’Unione accetti il significato degli Eurobond. Quali sono i nostri elementi distintivi: quelli che lasciano, quelli che emergono?


[1] Alfonso Traina, Propedeutica al latino universitario, Patron, 1971.

[2] Ivano Dionigi in Centro Studi “La permanenza del Classico” (a cura di), Res novae, Bononia Press University, 2013.

[3] Davide Susanetti, Favole antiche: mito greco e tradizione letteraria europea, Carocci, 2005.

[4] Ivano Dionigi in Centro Studi “La permanenza del Classico” (a cura di), Res novae, Bononia Press University, 2013.

[5] Ibid.

[6] Il motto della EU è In varietate concordia – “Unità nella diversità”.

[7] Alfonso Traina, Propedeutica al latino universitario, Patron, 1971.

[8] Ibid.

[9] Ivano Dionigi, Luca Morisi, Elisabetta Riganti, Il latino, Editori Laterza, 2011.

[10] Ibid.

[11] Lucien Febvre, L’Europa. Storia di una civiltà, Feltrinelli, 2014.

[12] Ibid.

[13] Guido Baldi, Dal testo alla storia dalla storia al testo, Paravia, 2000.

Scritto da
Matteo Panari

Laureato in Filologia, Letteratura e Tradizione Classica all’Università di Bologna. Insegna discipline letterarie presso le scuole superiori di Reggio Emilia, è membro di una Giunta comunale con deleghe ai servizi educativi.

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