Piattaforme digitali e lavoro. Intervista a Ivana Pais
- 14 Luglio 2025

Piattaforme digitali e lavoro. Intervista a Ivana Pais

Scritto da Lapo Albizi, Ludovico Carino, Marco Celeghin, Isabella Ciotti, Massimiliano Garavalli, Leonardo Gregori, Clara Latorraca, Eleonora Pocognoli, Miriana Serravalle

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Le piattaforme digitali hanno trasformato profondamente il mondo del lavoro, modificando i modelli economici e le dinamiche occupazionali. Ne abbiamo parlato con Ivana Pais, il cui lavoro si concentra sull’impatto delle piattaforme digitali e sulle conseguenze sociali ed economiche di queste innovazioni. Le sue ricerche esplorano come l’evoluzione tecnologica abbia influenzato settori diversi, dalle consegne a domicilio ai servizi di cura alla persona, delineando i rischi e le opportunità per lavoratori e consumatori.

Ivana Pais è Professoressa ordinaria di Sociologia economica presso la facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano. Tra le sue pubblicazioni recenti ricordiamo: Il welfare alla prova delle piattaforme. Lavoro e servizi di cura nella transizione digitale (Fondazione Giangiacomo Feltrinelli 2024 – scaricabile gratuitamente a questo link). 

L’intervista è stata realizzata da Lapo Albizi, Ludovico Carino, Marco Celeghin, Isabella Ciotti, Massimiliano Garavalli, Leonardo Gregori, Clara Latorraca, Eleonora Pocognoli e Miriana Serravalle, nell’ambito del corso 2024 della scuola di formazione “Traiettorie. Scuola di lettura del presente”.


Negli ultimi anni abbiamo assistito a importanti mutamenti nel mondo del lavoro, in particolare legati all’impatto delle piattaforme digitali. Come è emerso il ruolo delle piattaforme  e in quale contesto?

Ivana Pais: Quando si parla di piattaforme digitali si fa solitamente riferimento alle cosiddette infrastrutture digitali, che favoriscono l’incontro tra la domanda e l’offerta di servizi e che si sono diffuse a partire dalla fine del primo decennio di questo secolo. In questa prospettiva, uno scarto decisivo è stato costituito dalle innovazioni tecnologiche che hanno consentito la costruzione e lo sviluppo di dispositivi tecnici capaci di favorire l’incontro della domanda e dell’offerta tra privati. Un esempio tra tanti è rappresentato dall’invenzione della geolocalizzazione, prerequisito essenziale per la realizzazione delle piattaforme di ride sharing, introdotte intorno alla fine del primo decennio degli anni Duemila.

 

Proprio quel periodo, soprattutto in termini di economia e di mercato del lavoro, ha visto uno degli eventi più destabilizzanti degli ultimi decenni: la grande crisi finanziaria del 2007-2008 e il perdurare dei suoi effetti negli anni successivi.

Ivana Pais: Certamente non si tratta di una coincidenza: le piattaforme digitali hanno fatto il loro ingresso nel mercato all’indomani della crisi, proprio perché la disponibilità di capitale di rischio ha favorito lo sviluppo di nuove tecnologie. In un contesto di crisi è l’intero sistema economico a individuare, nella ricerca e nell’innovazione, delle risposte che possano consentire nuove modalità di scambio: a tal proposito, è in quegli anni che si sviluppa l’etichetta di sharing economy, utilizzata per realizzare scambi tra pari e per sviluppare economie collaborative. Il fenomeno della sharing economy e delle sue pratiche, tuttavia, ha rappresentato una preziosa ma breve esperienza che, nel giro di pochissimi anni, ha dato vita alla cosiddetta gig economy. I finanziatori hanno messo a disposizioni capitale paziente, per consentire alle piattaforme di raggiungere una posizione di monopolio. In tal modo, parte dei modelli economici sviluppati attraverso queste piattaforme sono stati abbandonati a favore di un’economia volta a recuperare il valore da restituire agli investitori e, di conseguenza, in pochi anni le logiche di economia della collaborazione e della condivisione sono state soppiantate da logiche estrattive.

 

L’odierno ruolo preponderante delle piattaforme digitali nell’economia si innesta quindi su questo cambio di paradigma?

Ivana Pais: Esatto, quello che è avvenuto è un passaggio da logiche di tipo collaborativo a logiche di mercato puro, talvolta, come accennavo, di tipo estrattivo: le persone svolgono attività frammentate, spesso prive di tutele e di protezione, ed è proprio a partire da questa nuova realtà che ha origine il dibattito sulle condizioni lavorative all’interno delle piattaforme. La difficoltà principale che questa tematica presenta deriva dall’impossibilità di definire, ancora oggi, un solo modello di lavoro all’interno delle piattaforme digitali. Seppur limitate, esistono infatti alcune eccezioni al modello estrattivo, esperienze nelle quali sono state sperimentate funzionalità di matching che consentono e prevedono delle tutele per i lavoratori che operano attraverso queste piattaforme. Certo, queste realtà sono ancora minoritarie, ma si iniziano a scorgere delle esperienze positive in materia di tutela dei lavoratori nelle piattaforme. Esiste inoltre qualche esperienza limitata di piattaforma cooperativa che, per definizione, è caratterizzata da una governance democratica. Sono solo alcuni esempi di diversificazione del modello di piattaforma, con lavoratori che hanno caratteristiche diverse e che operano nelle piattaforme anche in modi differenti.

 

Proprio in ragione di questa diversificazione, quali sono i principali player nel contesto italiano e qual è il loro potere di mercato?

Ivana Pais: Oggi le piattaforme operano in ogni settore e all’interno di qualsiasi contesto. Spesso si parla di piattaforma pensando esclusivamente alle consegne a domicilio. Rispetto a tale settore in Italia si ha un quadro analogo a quello di molti altri Paesi, con alcuni attori internazionali di grosso calibro che inizialmente hanno adottato un modello di marketplace estrattivo puro. Questo modello è stato però modificato dall’azione giudiziaria (da parte sia della Corte di Giustizia che dai tribunali locali) e normativa (attraverso regolamenti, contrattazione, leggi) che hanno regolato il modello introducendo maggiori tutele per i lavoratori. Questo però non è avvenuto in altri settori. Volendo tirare le somme, potremmo dire che l’Italia è oggi in linea con gli altri Paesi europei, ma si distingue per qualche sperimentazione in termini di relazioni industriali e di contrattazione aziendale, in particolare nell’ambito della consegna della spesa a domicilio.

 

Guardando al panorama europeo è possibile individuare delle caratteristiche peculiari del ruolo delle piattaforme all’interno del mercato italiano?

Ivana Pais: Negli ultimi anni mi sono dedicata allo studio settoriale dei servizi di cura alla persona attraverso piattaforme digitali, un ambito nel quale si può osservare una dinamica originale in Italia: la diffusione di un gran numero di piattaforme. A differenza degli altri Paesi dell’Unione Europea, le piattaforme dedicate ai servizi di pulizia domestica, baby-sitting, cura degli anziani e, più in generale, a tutti i servizi di cura alla persona, sono moltissime. Nel nostro Paese, infatti, non è presente un grande attore internazionale come Care.com che, per semplicità, potremmo definire l’Amazon o l’Airbnb della cura alla persona. Diversamente, sono nate tantissime piattaforme anche di tipo locale. Paradossalmente, le uniche analogie in materia sono state riscontrate con il Regno Unito che, al pari dell’Italia, è lo Stato con il maggior numero di piattaforme dedicate alla cura della persona. Per spiegare questa inaspettata analogia tra Regno Unito e Italia è necessario sottolineare che in nessuno dei due Stati è presente un sistema di supporto pubblico che si faccia carico di fornire l’assistenza familiare necessaria. Un esempio che va in direzione opposta è la Danimarca, un Paese in cui le piattaforme sono quasi completamente assenti poiché il bisogno dei cittadini è soddisfatto dal servizio pubblico, rendendo di fatto superflue le piattaforme, che al più assolvono compiti differenti, come ad esempio la digitalizzazione dei servizi pubblici per facilitare il matching. L’Italia e l’Inghilterra, sebbene con modelli molto diversi tra di loro e una forte diversificazione interna, sono i Paesi con il maggior numero di piattaforme e questo fenomeno è oggetto di studio da parte nostra al fine di determinarne le cause.

 

Come ha sottolineato in precedenza, uno dei temi più caldi quando si parla di piattaforme digitali nel settore dei servizi è la mancanza di forme adeguate di tutela dei lavoratori, sulle quali sono stati fatti degli importanti passi in avanti, ad esempio, nel caso dei servizi di delivery. Come è la situazione nell’ambito delle piattaforme relative alla cura della persona?

Ivana Pais: Paradossalmente, quello che emerge da anni di studio è che i sindacati spesso non sono a conoscenza dell’esistenza di queste piattaforme. È infatti capitato che, in sede di intervista, gli organi sindacali ignorassero la presenza di queste piattaforme destinate alla cura della persona mentre, al contrario, sono molto preparati su quelle di ride sharing o delivery. La scarsa conoscenza del settore e il poco interesse dei sindacati, dell’opinione pubblica e delle istituzioni si può spiegare attraverso l’invisibilità che caratterizza queste lavoratrici, prevalentemente donne straniere. Ciò dipende dal fatto che si tratta di lavori domestici che nessuno vede, a differenza dei rider. Con l’avvento delle piattaforme tutti noi vediamo i loro profili digitali, i loro volti; sappiamo tutto di loro ma, ciononostante, restano invisibili e non c’è ancora un’azione collettiva di tutela. Nel corso del mio lavoro ho intervistato una badante a cui ho chiesto se si fosse rivolta ad un sindacato e lei mi ha risposto di no, perché lei non è una rider. Esiste certamente, inoltre, una disparità di genere in questi due lavori: il rider spesso è uomo ed è visibile in strada; al contrario, le lavoratrici domestiche sono donne, straniere, che rimangono invisibili anche quando sono supportate da una piattaforma che, come detto, potenzialmente dovrebbe dare loro maggiore visibilità.

 

Rimanendo sul caso specifico, qual è, secondo lei, il motivo per cui molte lavoratrici scelgono di affidarsi a una piattaforma che non garantisce tutele, quando in realtà esistono degli strumenti di contrattualizzazione? E, ancora, si può dire che esista una relazione strutturale tra mancanza di intervento pubblico e sviluppo delle piattaforme?

Ivana Pais: Sicuramente la relazione esiste, questo è evidente. D’altra parte, è necessario osservare forti differenze tra le diverse attività: rispetto alle lavoratrici domestiche, le assistenti familiari si trovano in una situazione di mercato favorevole poiché l’offerta è nettamente più bassa della domanda e questo garantisce loro maggiori tutele. C’è bisogno di loro e quindi possono negoziare individualmente con il datore di lavoro piuttosto che collettivamente. All’interno del lavoro domestico, invece, le piattaforme svolgono un ruolo di intermediazione senza fornire alcuna protezione ai lavoratori e spesso le famiglie che si rivolgono a questo servizio non ne sono consapevoli. A tal riguardo, se le modalità tradizionali di matching permettono alle famiglie di compiere una scelta consapevole, qualunque essa sia, l’utilizzo delle piattaforme genera ambiguità, con il concreto risvolto, sperimentato più volte nel corso dei miei studi, che spesso vede le famiglie credere che tutti gli oneri fiscali, contributivi e assicurativi siano assolti dalla piattaforma. Si genera così un problema di percezione della piattaforma stessa che, solitamente, viene assimilata ad un sito di e-commerce comune in cui tutto è visibile, trasparente e chiaro: si tende a dare per acquisita la tutela del lavoratore o la sottoscrizione di un contratto, quando invece non è così. Nel corso delle varie interviste svolte sul tema si è potuto osservare che in molte famiglie non c’è consapevolezza che il lavoratore sia privo di contratto, di assicurazioni e di tutele, e che, in caso di infortunio, non sarebbe protetto. In questo senso, l’ambiguità del mezzo tende a rafforzare il lavoro nero: osservando la pubblicità della piattaforma si può notare che attraverso claim efficaci come “Ci pensiamo noi”, ci si muova su un terreno ambiguo in cui la famiglia viene indotta a ritenere che gli obblighi di legge siano assolti dalla piattaforma.

 

Esiste un esempio di buona pratica da parte delle piattaforme a questo proposito?

Ivana Pais: Un caso interessante è quello di WelfareX, una piattaforma digitale attiva nel settore della cura che aggrega diverse piattaforme territoriali, le quali però mantengono la loro specificità e, soprattutto, non si rivolgono al singolo lavoratore (in nero), ma a cooperative. In questo modo, il lavoratore è protetto dalla cooperativa che ne regolarizza la posizione e ne tutela gli interessi.

 

Guardando invece ai consumatori, ai quali queste piattaforme sono indirizzate, a suo avviso esiste una dialettica negativa tra utente finale e lavoratore in termini di interessi rappresentati?

Ivana Pais: Quello sui consumatori è un discorso ampio e molto interessante. Stiamo assistendo alla diffusione di forme di management algoritmico che, in parte, si sostituiscono al management tradizionale, oppure alla delega dei processi di controllo al consumatore, al cliente finale. In tale situazione, il cliente finale si comporta alla stregua del supervisore, svolgendo attività precedentemente interne alle aziende e realizzate dai quadri o manager intermedi. Anche in questo caso, si registra una certa opacità nel modo in cui le operazioni vengono condotte: il cliente molto spesso ignora che la valutazione che dà al lavoratore rischia di causargli diversi problemi tra cui, in extrema ratio, la perdita del lavoro. In generale, l’evoluzione e lo sviluppo delle piattaforme oggi dipendono dal rispetto delle regole e dalla loro trasparenza. Da questo punto di vista, la direttiva sulle piattaforme introdotta a livello europeo rappresenta un risultato importante, che potrebbe avere un impatto significativo anche nel nostro Paese.

Scritto da
Lapo Albizi

Studia all’Università degli Studi di Firenze. Svolge attività politica in un partito del campo progressista tra Rignano sull’Arno e Firenze e nel 2024 viene eletto segretario del Circolo del suo Comune, a soli 19 anni, divenendo il più giovane segretario sul territorio nazionale. È attivo nell’associazionismo e nel volontariato. Fa parte dell’ANPI e della Consulta giovani di Rignano sull’Arno. Ha partecipato al corso 2024 della scuola di formazione “Traiettorie. Scuola di lettura del presente”.

Scritto da
Ludovico Carino

Business Consultant per EY, supporta diversi clienti istituzionali e governativi nella progettazione e gestione dei finanziamenti comunitari. Precedentemente, ha lavorato su diversi progetti europei come consulente per il Formez PA. Laureato in Relazioni Internazionali a Bologna e con un Master di II livello in Lobbying e Public Affairs alla Luiss Business School, ha collaborato con testate giornalistiche e think tank scrivendo di politica, geopolitica e cultura. È Junior Fellow del Centro Studi Americani. Ha partecipato al corso 2024 della scuola di formazione “Traiettorie. Scuola di lettura del presente”.

Scritto da
Marco Celeghin

Laureato in Giurisprudenza all’Università di Bologna con una tesi sul segreto di Stato nell’ordinamento giuridico italiano, è stato altresì allievo del Collegio Superiore, l’istituzione di eccellenza dell’ateneo felsineo. È attualmente iscritto al corso di laurea triennale in Storia. Ha un particolare interesse per la storia italiana dell’età repubblicana, per la politica internazionale e per i paesi dell’area balcanica. Ha partecipato al corso 2024 della scuola di formazione “Traiettorie. Scuola di lettura del presente”.

Scritto da
Isabella Ciotti

Sindacalista, si è laureata in Giurisprudenza all’Università di Bologna. È interessata allo studio delle disuguaglianze, in particolare nel mondo del lavoro, e ha conseguito un Master in Gender Equality, Diversity & Inclusion, oltre a un Master di I e II livello presso la Scuola di Alta Formazione Antimafia. Sta completando la sua formazione nel Terzo settore con il proseguimento degli studi in management dell’economia sociale. È presidente dell’Associazione Mazziniana Italiana della città in cui vive, dove promuove eventi pubblici dedicati alla memoria democratica e all’Europa dei popoli. Ha partecipato al corso 2024 della scuola di formazione “Traiettorie. Scuola di lettura del presente”.

Scritto da
Massimiliano Garavalli

Associate Consultant per PwC, si occupa di gestione progetti e policy analysis su temi di mobilità sostenibile, energia e trasporti dell’Unione Europea. Ha fondato ed è attualmente Presidente di Sistema Critico, progetto culturale di divulgazione su temi di attualità nato a Pesaro. Laureato in Economia e Politica Economica a Bologna, si è specializzato sullo studio delle disuguaglianze, sul welfare e sulle politiche pubbliche. È socio editor per Orizzonti Politici, dove si occupa di politica statunitense ed economia, e ha collaborato con Il Caffè Geopolitico e IARI, dove ha scritto di geopolitica dell’America Latina.

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Leonardo Gregori

Laureato in Discipline dello spettacolo e della comunicazione e in Filosofia all’Università di Pisa, attualmente studente magistrale in Scienze filosofiche all’Università di Bologna. I suoi interessi spaziano dalla filosofia della mente alla psicologia cognitiva e alle teorie dell’intelligenza artificiale. Ha partecipato a progetti di ricerca interdisciplinari e convegni internazionali, tra cui il “XXV World Congress of Philosophy” nel 2024. Collabora come autore con la rivista «Palomar». Ha partecipato al corso 2024 di “Traiettorie. Scuola di lettura del presente”.

Scritto da
Clara Latorraca

Laureata in Informazione, culture e organizzazione dei media all’Università di Bologna, lavora come redattrice per «Quotidiano Nazionale» e «Luce!». Collabora con l’Asia Institute di Bologna nell’organizzazione di eventi legati alla cultura coreana. Si occupa di genere, femminismo, media digitali e korean studies. È co-fondatrice del collettivo comasco “FuoriFuoco”.

Scritto da
Eleonora Pocognoli

Laureata in Storia all’Università di Bologna con una specializzazione nell’ambito contemporaneo, è laureanda in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la sede di Forlì. È ambasciatrice della Fondazione Megalizzi e scrive per il giornale online «Giovani Reporter». È specializzata nello studio della prospettiva di genere, appassionata di politiche europee e molto interessata alla politica della migrazione internazionale. Ha partecipato al corso 2024 della scuola di formazione “Traiettorie. Scuola di lettura del presente”.

Scritto da
Miriana Serravalle

Dopo la laurea triennale in Filosofia con tesi su Mente e Coscienza prosegue il percorso magistrale laureandosi in Scienze filosofiche con tesi su Politica e democrazia in Hannah Arendt e Claude Lefort. Ha frequentato il master in editoria de “La scuola del libro” e lavora con diverse case editrici. Ha un forte interesse per il femminismo, gli studi di genere e le politiche di sviluppo territoriale nei Sud del mondo. Ha partecipato al corso 2024 della scuola di formazione “Traiettorie. Scuola di lettura del presente”.

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