Povertà e disuguaglianze allo specchio. Il rapporto Oxfam 2018
- 31 Gennaio 2018

Povertà e disuguaglianze allo specchio. Il rapporto Oxfam 2018

Scritto da Lorenzo Cattani

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Disuguaglianza di genere

Le donne sono indubbiamente uno dei gruppi più colpiti dalla disuguaglianza. Come afferma il rapporto «negli Stati Uniti le donne continuano a guadagnare soltanto il 79% di quanto guadagnano gli uomini e possiedono molto meno» e in molti paesi del mondo le dinamiche di potere in ambito famigliare e sociale limitano significativamente le donne nell’esercitare i propri diritti sui beni di loro proprietà.

La disuguaglianza di genere è fortemente influenzata da quella di reddito e molto probabilmente colmare il divario fra uomini e donne vorrebbe dire fare un importantissimo passo in avanti per ridurre la disuguaglianza, ma non solo. Il Fondo Monetario Internazionale nel 2015 ha pubblicato un paper i cui autori avevano studiato la disuguaglianza di genere in 140 paesi del mondo arrivando alla conclusione che la disuguaglianza di genere non solo sia legata alla disuguaglianza di reddito, ma che possa avere anche conseguenze macroeconomiche[3]. Ridurre la disuguaglianza di genere avrebbe effetti positivi sullo sviluppo e sulla crescita perché, in primo luogo, le donne sarebbero più propense ad investire quote importanti del proprio reddito nell’istruzione dei loro figli: una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro, unitamente a guadagni maggiori, avrebbero un effetto importantissimo per le generazioni future dal momento che potrebbero contribuire in maniera cruciale all’aumento della partecipazione scolastica dei bambini. Allo stesso tempo però, il miglioramento della condizione femminile si tradurrebbe anche in crescita economica, poiché aumenterebbe il numero di “talenti” rintracciabili sul mercato del lavoro, garantendo così una migliore allocazione delle risorse, che potrebbe portare ad un aumento della produttività totale e ad un aumento del PIL. Come terza motivazione, avere una forza lavoro con una crescente partecipazione femminile garantirebbe una maggiore stabilità macroeconomica per quei paesi che hanno problemi con una forza lavoro che è invece in diminuzione. Questa stabilità sarebbe molto importante per il sistema pensionistico.

Il problema è che, come rileva il rapporto Oxfam, attualmente le donne sono anche chiamate a svolgere un lavoro di cura che spesso non è nemmeno retribuito, elemento che in moltissimi paesi danneggia l’uguaglianza di opportunità e rende più difficile alle donne l’accesso a strutture educative e sanitarie e che tende a relegarle in settori del mercato caratterizzati da lavori precari, poco retribuiti e molto spesso dannosi per la salute. Per dare una dimensione più concreta del problema, e questo è un punto forte del rapporto Oxfam, vengono forniti i casi di donne vere che lavorano in paesi in cui Oxfam opera e che sono state intervistate riguardo le loro condizioni lavorative. Particolarmente emblematico è il caso di Florida, ragazza di 22 anni operatrice di macchine da cucire che lavora in Bangladesh, in una fabbrica che rifornisce marchi da abbigliamento come H&M. Ogni giorno le viene comunicato un obiettivo che è normalmente irraggiungibile nel normale orario di lavoro 8-17 e che quindi richiede di fare molte ore di straordinario: a quanto pare la giornata lavorativa tipica di Florida è di 12 ore e, come ha dichiarato lei stessa in un intervista eseguita da Oxfam[4]

L’anno scorso ho lavorato fino a mezzanotte per un mese. Dovevamo tenere il ritmo della produzione ed eravamo obbligate a lavorare […] quando poi tornavo a casa dal lavoro dovevo pulire, cucinare e poi tornare al lavoro la mattina seguente. Andavo a letto alle 2 e mi alzavo alle 5:30 tutti i giorni.

Tuttavia, non si deve pensare che queste condizioni lavorative siano tipiche dei paesi in via di sviluppo. Il rapporto Oxfam segnala anche il caso delle dipendenti degli allevamenti di pollame negli Stati Uniti che sono soggette a terribili condizioni lavorative. Il rapporto segnala le dichiarazioni di Dolores, un’ex lavoratrice del settore del pollame in Arkansas che fa capire molto bene come la disuguaglianza di genere sia un serio problema anche nei paesi sviluppati

Eravamo cose senza valore…arrivavamo alle 5 del mattino…fino alle 11 o alle 12 senza usare il bagno…mi vergognavo a dire che dovevo cambiarmi i Pampers

Il rapporto specifica anche che lavori come questo sono anche pericolosi, poiché le lesioni da sforzo ripetuto possono essere così gravi che dopo un solo anno di lavoro le lavoratrici non riescono nemmeno a stendere le dita o tenere in braccio i propri figli.

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Scritto da
Lorenzo Cattani

Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna con una tesi su “Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania”. Attualmente è dottorando in Sociologia e Ricerca Sociale presso la stessa università. Ha frequentato un Master in Human Resources and Organization presso la Bologna Business School.

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